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Ex-consorzio un anno dopo: #cambiaosimo?

L’abbiamo già scritto in passato: quella dell’ex-consorzio è una vicenda complessa. Temi come urbanismo, sviluppo economico, partecipazione, archeologia, architettura e giustizia si sovrappongono, generando complessità e spesso confusione.

Se un anno fa la vicenda era già complessa di suo, oggi dopo il sequestro del cantiere, le accuse della magistratura, la sentenza del TAR e le istanze di dissequestro, la situazione non è certo migliorata. Oltretutto, recentemente si è tornati a parlare di ricorsi e possibili richieste di risarcimento del costruttore, temi strettamenti giuridici di cui abbiamo preferito non occuparci, tanto per mancanza di competenze nel tema, quanto per la scarsità di informazioni a disposizione. Ci siamo fatti una nostra opinione, basata però su indiscrezioni o informazioni parziali: scrivere un articolo a riguardo sarebbe poco serio oltre che estraneo allo stile con cui abbiamo deciso di gestire il nostro gruppo.

Ci troviamo di fronte ad una situazione terribilmente intricata a cui ammettiamo non sarà facile trovare una soluzione. È bene però ricordare che questo è dovuto ad un’autorizzazione a costruire ed ad un PRG che hanno permesso tutto ciò. Autorizzazioni e PRG che non piovono dal cielo ma che bensì sono figlie di politiche urbanistiche a nostro avviso sbagliate, in cui Partecipazione, Territorio e Comunità sono parole relegate ad un secondo piano; le stesse politiche, si noti bene, applicate spesso anche altrove, in provincia e regione, a livello nazionale ed internazionale.

Ex-consorzio un anno dopo: la situazione archeologica, vecchi dubbi senza risposta e nuove domande

Anche la situazione archeologica è figlia di anni di politiche urbanistiche sbagliate: PRG redatti senza tener conto del rischio archeologico del Territorio, autorizzazioni a costruire rilasciate senza adeguate garanzie archeologiche, hanno generato danni in tutto il territorio italiano. Ritrovarsi con una chiesa paleocristiana nel parcheggio di un centro commerciale sarebbe solo un esempio locale delle possibili conseguenze di tali politiche.

5 torri la scopertaA questo va aggiunta poi la peculiarità con cui l’intera vicenda è stata raccontata nei media dalla giunta comunale allora in carica. In primo luogo il tono da “scoperta”, come se l’intero progetto fosse stato originariamente concepito come uno scavo archeologico e non come un progetto edile autorizzato a muovere cospicue quantità di un terreno notoriamente a rischio archeologico. In secondo luogo, il “mecenatismo” attribuito al costruttore, che invece ha per legge l’onere di tutelare il bene sottoposto a vincolo archeologico. Tutto questo condito da dichiarazioni su sinergie pubblico-privato, a nostro avviso francamente fuori luogo.

Ad ogni modo, dal punto di vista archeologico la situazione è rimasta stabile dal sequestro ad oggi: i resti della chiesa paleocristiana rimangono sotto la tettoia costruita a protezione temporanea e il suo destino, così come quello dei reperti ritrovati durante lo scavo, è tanto incerto almeno quanto quello del cantiere.

vista dettaglio area variante 2 con piantaRimangono intatti e senza risposta i dubbi espressi mesi fa in un nostro articolo circa il progetto di valorizzazione dell’area archeologica. Dubbi a cui bisogna inoltre aggiungere la consapevolezza che se il progetto proseguisse così com’è, con le stesse caratteristiche e la stessa cubatura, i margini di miglioramento sarebbero ben ridotti.
Oltre alla chiesa paleocristiana, è bene ricordare anche i numerosi reperti ritrovati durante lo scavo archeologico: tali reperti attualmente si trovano presso un magazzino di proprietà del costruttore e, se nulla dovesse cambiare, il loro destino è quello di finire in un magazzino della Soprintendenza. Per questo ci domandiamo:

  • L’amministrazione comunale prevede di farsi carico dei reperti ritrovati durante lo scavo archeologico? Senz’altro potrebbe essere trovata una sede temporanea più consona dell’attuale.
  • Sarà possibile organizzare una mostra per esporre alla Cittadinanza quanto rinvenuto?
  • I reperti andranno ad impreziosire la sezione archeologica del Museo Civico della Città?

Oltretutto, vista la generale situazione di incertezza che avvolge l’intera vicenda, ci chiediamo:

  • per quanto tempo ancora la chiesa paleocristiana potrà essere adeguatamente protetta da una tettoia progettata per una situazione temporanea?
  • tra i reperti ritrovati durante lo scavo archeologico c’è anche un muro in opera quadrata (ovvero simile alle mura romane d’Osimo) smontato in attesa di essere rimontato nel centro commerciale. Che ne sarà di questo reperto se il cantiere non dovesse proseguire?

Ex-consorzio un anno dopo: #cambiaosimo?

Un anno fa parlavamo di un’amministrazione comunale sorda all’interesse della cittadinanza verso i ritrovamenti presso l’ex-consorzio. Un anno fa criticavamo un’amministrazione comunale che, anzichè rispondere alla domanda di partecipazione che veniva dalla comunità, preferiva decidere il futuro dell’area senza alcun coinvolgimento pubblico. Un anno fa l’amministrazione, anzichè presentare il progetto di tutela e valorizzazione dell’area in un incontro pubblico, decideva di ignorare l’evento e presentarsi direttamente ai media descrivendo il progetto come la migliore delle soluzioni possibili, nonchè l’unica.

Dopo una campagna elettorale vinta parlando di partecipazione e cambiamento, oggi Osimo ha un nuovo governo. Trarre conclusioni dopo poco più di 100 giorni di attività è ancora affrettato, dibattito ex consorziotuttavia a nostro avviso la vicenda ex-consorzio rappresenterà il banco di prova su cui si misurerà il cambiamento che questa nuova amministrazione vorrà portare.
La situazione è complessa? Ci sono decisioni difficili da prendere? Si inizi, perlomeno, rendendo la Cittadinanza partecipe spiegandole i dettagli. Presentarsi ancora una volta a decisioni già prese ed irrevocabili, perdipiù se davanti media e non di fronte alla cittadinanza, sarebbe solo la prova della continuità con l’amministrazione precendente.

“cambiamento” è una parola tanto ampia quanto, possibilmente, vuota: cambiare persone e parole d’ordine senza cambiare i meccanismi fondamentali con cui si gestiscono vicende complesse ed importanti come quella dell’ex-consorzio, significa cambiare ben poco.

Il PD e Pugnaloni un anno fa decidevano di “abbandonare” la vicenda evitando qualsiasi dichiarazione sul tema. Ora che il PD è maggioranza e Pugnaloni è Sindaco, il silenzio sulla vicenda inizia a farsi sempre più assordante: crediamo che continuare a far finta di nulla significherebbe seguire con la stessa politica della giunta precedente.

Al nuovo sindaco Pugnaloni ed al PD l’onere di dimostrare che #cambiaosimo sia qualcosa di più profondo di un hashtag, di una campagna comunicativa di successo e di una trovata per vincere le elezioni.

Dopo il sequestro, quale futuro per i reperti?

Come è ormai noto a tutti, il cantiere presso l’area dell’ex-consorzio, e con esso gli scavi archeologici, è stato sequestrato dai Carabinieri il 23 gennaio, su mandato della Procura di Ancona. E’ notizia di questi giorni la conferma del provvedimento da parte del Tribunale del riesame, che ha respinto la richiesta di dissequestro.
Subito dopo la sospensione dei lavori il costruttore ha fatto richiesta di poter riaprire il cantiere per mettere cantiere-fossa-chiesain sicurezza i resti archeologici, che si trovavano in una situazione di grave emergenza. Infatti, poco prima del sequestro era stata scavata un’ampia fossa proprio a ridosso delle rovine della chiesa, che in caso di pioggia avrebbe potuto pregiudicare la stabilità dell’intero sito [la foto al lato è stata scattata lo scorso 9 Febbraio].
Così, da lunedì 3 febbraio la Procura ha acconsentito a riaprire il cantiere e in questi giorni gli archeologi hanno sovrainteso i lavori di sistemazione.

Il nostro gruppo ha seguito le vicende di questi scavi fin da settembre, motivati dal desiderio di informare i cittadini di Osimo e dintorni sull’entità dei ritrovamenti archeologici. Pur se la questione attorno all’ex-consorzio ha fin dall’inizio scatenato polemiche a vari livelli (politico, commerciale, legale) gli articoli ed i report che abbiamo scritto si sono sempre concentrati esclusivamente sugli aspetti della tutela, e sulla responsabilità civile nei confronti del patrimonio culturale.
Per questo motivo, a differenza delle forze politiche di Osimo, desideriamo separare le questioni giudiziarie da quelle sullo stato del sito archeologico. Per lo stesso motivo abbiamo preferito aspettare che i facili entusiasmi si smorzassero prima di rendere pubblica la nostra posizione sulla situazione che si è venuta a creare dopo il sequestro.
Non commentiamo i motivi del sequestro: non siamo sufficientemente documentati al riguardo e la magistratura sta facendo il suo lavoro. Oltretutto, ricordiamo che ulteriori sviluppi legali sono previsti per il prossimo 20 di Marzo, giorno in cui è previsto il giudizio del TAR.

Prima considerazione: non c’è niente da festeggiare.

Il sequestro ha bloccato la costruzione del centro commerciale, ma purtroppo anche qualsiasi progetto di valorizzazione dell’area archeologica, introducendo molta incertezza circa il suo destino.
È quindi lecito chiedersi che fine farà la chiesa paleocristiana nel caso il cantiere dovesse essere fermato definitivamente.
La tettoia, che è recentemente stata approntata per proteggere i resti dalle intemperie, è solo una misura provvisoria e in assenza di adeguate opere di restauro e consolidamento, non basterà a salvaguardarne l’integrità a lungo termine.
Vogliamo esprimere qui la nostra estrema preoccupazione per il futuro del sito e chiediamo alle autorità competenti (Procura, Soprintendenza) di chiarire quali misure verranno prese nel caso di un prolungarsi, anche a tempo indeterminato, dei lavori.

Seconda considerazione: questa è un’occasione per ripensare alla valorizzazione del sito.

Nel casvista dettaglio area variante 2 con piantao il progetto di riqualificazione dell’area dovesse ripartire così com’è, il progetto di valorizzazione seguirà la famosa variante approvata lo scorso Ottobre. In un nostro articolo precedente abbiamo già descritto tale variante, tra l’altro documentando in dettaglio varie perplessità a cui è stato risposto con uno scarno comunicato di 45 parole.
Nel caso invece il progetto dovesse essere bloccato definitivamente dalla magistratura, ovviamente occorrerà trovare soluzioni alternative. Non c’è dubbio che anche in un simile scenario non faremo mancare il nostro contributo.

In ogni caso, qualunque sia il destino del cantiere, crediamo ci siano alcuni principi che un piano di valorizzazione del sito archeologico dovrebbe, seguire:

  • al sito dovrebbero essere garantite la massima visibilità e riconoscibilità, così come quanto più ampie possibili dovrebbero esserne l’accessibilità e la fruibilità.
  • il sito dovrebbe diventare un punto per lo sviluppo culturale dei cittadini e per la valorizzazione della città
  • dovrebbe essere redatto un apposito piano per la gestione e la manutenzione del sito
  • il sito dovrebbe essere svincolato da qualsiasi struttura commerciale ipoteticamente presente nell’area ex-consorzio, tanto nella gestione del bene che nella sua promozione

Lungi dal dettare “linee guida”, questi principi vogliono solo essere uno spunto per pensare a cosa significhi “valorizzazione” e quindi alimentare una discussione. Proprio l’incertezza sul futuro dell’area archeologica offre le condizioni ideali per un dibattito sul tema. Se il cantiere ripartirà, quanto discusso potrà evitare che le perplessità di oggi si trasformino nelle polemiche di domani. Se il cantiere non ripartirà, la discussione potrà essere la base di soluzioni alternative e condivise da tutta la cittadinanza.

Terza considerazione: non abbiamo fretta.

Riteniamo una buona notizia la decisione della procura di permettere la messa in sicurezza dei reperti: la loro tutela era senz’altro prioritaria.
Speriamo che la magistratura possa fare chiarezza in tempi ragionevoli. Nel frattempo, ci piacerebbe che il sequestro rappresentasse un’occasione per ripensare con più calma alla valorizzazione: per quanto ci riguarda, noi non abbiamo nessuna fretta di vedere i reperti in un parcheggio.

La chiesa nel parcheggio. La conferma dai documenti ufficiali

La nuova variante al progetto di centro commerciale nell’area dell’ex-consorzio, di cui in questo report rendiamo disponibile la documentazione, provvede alla tutela della basilica paleocristiana ma, come argomentiamo di seguito, a nostro avviso non offre adeguate garanzie in merito alla sua valorizzazione.

Distinguiamo anzitutto tra i due termini: la tutela include la protezione e la conservazione dei beni culturali, ossia la prevenzione, le attività di manutenzione e restauro del bene. Nel nostro caso, questa include gli scavi archeologici nell’area dell’ex-consorzio e tutte le azioni necessarie per garantire l’integrità della chiesa. La valorizzazione invece mira a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso (art. 3, 6, 29 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.L. 42/2004).

1. La necessita’ della variante

L’autorizzazione al progetto di costruzione del centro commerciale risale al dicembre 2012. Nel giugno 2013, circa un mese dopo l’inizio dei lavori, vengono intrapresi gli scavi archeologici sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. L’entità dei ritrovamenti, che includono la chiesa paleocristiana, varie tombe e molti reperti, viene anticipata dal dott. Maurizio Landolfi in una prima intervista.

A settembre 2013 la Soprintendenza inizia una serie di colloqui con il costruttore per chiedere una modifica del progetto originale. Tali colloqui si formalizzano nell’imposizione, ad ottobre 2013, di un vincolo archeologico sull’intera area della basilica, che rende pertanto obbligatoria la sua tutela [4]. Per legge la tutela può essere svolta (1) semplicemente rinterrando il bene culturale (e tutelandone così l’integrità) oppure (2) rendendolo fruibile. Di fatto la scelta tra queste due possibilità dipende dalla disponibilità a gestirlo da parte di un ente o un privato. Nel caso in questione la Soprintendenza ha optato per chiedere al costruttore di rendere il bene comunque fruibile, nella speranza che qualcuno provvederà alla sua gestione.

Infatti, come abbiamo dimostrato nel nostro precedente report, il vecchio progetto del centro commerciale era incompatibile con la tutela della basilica, perché questa si trova dove sarebbe stato costruito l’ingresso del sottoparcheggio. Così, anche grazie alla mobilitazione dei cittadini, tra settembre ed ottobre si arriva alla variante del progetto (vedi [5]), descritta in dettaglio della sezione successiva.

Note: una versione preliminare di tale variante prevedeva che la chiesa fosse sepolta sotto un tavolato di legno (vedi [1]), ma dopo un colloquio con la Soprintendenza è maturata la soluzione attuale [2]. Il progetto ha ricevuto il nulla osta della Soprintendenza il 7 ottobre [3] e l’autorizzazione comunale in data 25 ottobre [6].

2. Il progetto definitivo

Per descrivere il progetto definitivo, riportiamo le parole usate nella documentazione prodotta dalla F.lli Simonetti ed inviata al Comune di Osimo ed alla Soprintendenza (il sottolineato è nostro).

Tale conservazione ha determinato una modifica alla viabilità interna di accesso e di uscita al piano autorimesse, che il progetto autorizzato prevedeva proprio in corrispondenza di tali reperti archeologici, attraverso lo spostamento dell’ascensore e ad alcune modifiche strutturali.

(dalla Relazione illustrativa, vedi [1] )

[una soluzione] che prevede la realizzazione di un ambiente praticabile con le seguenti caratteristiche:

  • delimitazione dell’area di scavo con pareti in cartongesso nella parte sottostante il fabbricato da realizzare
  • copertura dell’area di scavo esterna al fabbricato con pannelli in rame o similari
  • ricambi d’aria con griglie di aerazione
  • accesso da una parte dell’ambiente autorimessa con pianerottolo in legno di mq 4 circa da realizzare all’interno dell’area di scavo
  • predisposizione impianto di illuminazione con apposito allaccio alla rete pubblica e relativo contature di consumo
  • tinteggiatura delle pareti in colore bianco

L’ambiente sarà realizzato in moto decoroso, arieggiato e con la predisposizione dell’impianto di illuminazione. La superficie dell’ambiente sarà di mq 179 […]

(dalle modifiche dopo colloquio con Soprintendenza, vedi [2] )

Riportiamo inoltre due tavole grafiche con la sezione dell’edificio e la pianta del livello che ospiterà i reperti.

pianta parcheggio variante 2sezione variante 2

 

3. Uno scenario reale

Con l’idea di rendere facilmente comprensibili le caratteristiche della variante approvata e come i reperti archeologici si integreranno nel contesto del nuovo centro commerciale, abbiamo effettuato alcune elaborazioni grafiche della pianta del progetto.

Sono stati evidenziati con colori alcuni elementi che riteniamo centrali: le dimensioni dei reperti, le pareti in cartongesso che separano il parcheggio dall’area archeologica, i pannelli in rame che andranno a coprire l’area esterna alla struttura, la viabilità interna del parcheggio, i posti auto, il pannello illustrativo, i piloni e l’ascensore.

Inoltre, utilizzando modelli di automobile e persone nella stessa scala della pianta, abbiamo  riprodotto uno scenario plausibile di fruizione in cui un gruppo di persone voglia visitare i reperti archeologici durante il normale orario di attività del centro commerciale.

pianta variante 2 in contestoRiportiamo inoltre alcune immagini per comprendere come il progetto si inserirà nel contesto cittadino.

vista dettaglio area variante 2 con piantavista globale variante 2 con pianta

4. Considerazioni

Sottolineiamo ora alcuni aspetti che a nostro parere suscitano perplessità sulla qualità della soluzione prevista. Ci auguriamo che a lavori conclusi le considerazioni seguenti (che si basano sulla documentazione a cui si fa riferimento nel nulla osta della Soprintendenza [5] e nell’autorizzazione comunale [6]) vengano smentite dai fatti.

  • La chiesa è costretta in un locale chiuso e senza vetri, con una porta di ingresso di 80-90cm, larghezza che ci sembra del tutto inadeguata per un accesso pubblico ad un bene culturale.
  • I reperti sembrano “asfissiati” dalle pareti: per quanto l’area sottoposta a tutela sia rispettata, le pareti delineano il minimo spazio utile a contenere il bene. Inoltre, parte dell’ascensore e 3 piloni sono direttamente inseriti nell’ambiente previsto per la tutela.
  • Il bene non sembra facilmente riconoscibile dall’esterno, sia per la mancanza di vetri alle pareti, sia per la disposizione dei pannelli in rame. Riteniamo che predisporre un pannello didattico sulla parete esterna dell’edificio non sia una soluzione sufficiente a compensare una scelta progettuale incorretta.
  • Il locale potrebbe non essere facilmente accessibile al pubblico: dalla nostra rielaborazione si comprende che scenari quali una scolaresca in visita implicherebbero un conflitto tra la sicurezza del pubblico e la viabilità interna del parcheggio. Sembrerebbe quasi che l’accesso degli autoveicoli sia più curato di quello delle persone.

 A nostro parere, quindi, il progetto presenta tre criticità fondamentali:

  1.  La chiesa avrebbe una scarsissima visibilità rispetto ai visitatori “di passaggio”, come quelli che si recano al centro commerciale o verso l’area del San Carlo.
  2. Riteniamo che valorizzare e conferire la dovuta dignità ad un bene della città sia altra cosa da confinarlo in un’area chiusa e di difficile accesso, per di più inserita in un parcheggio di un centro commerciale.
  3. A nostro parere il progetto limita in partenza future politiche di valorizzazione e musealizzazione. Per quanto queste politiche competono all’amministrazione pubblica, è proprio il progetto che può renderle o meno praticabili: basti pensare ad esempio ad un gruppo di studenti in visita, costretti ad entrare in pochi per volta.

5. Domande aperte e conclusioni

Rimangono quindi ancora insolute le seguenti questioni:

  • Qual è lo scopo per cui è stato progettato l’ambiente? Più che per il libero accesso al pubblico, lo spazio sembrerebbe pensato per accessi puntuali ed in gruppi ridotti di persone. Come farà un semplice cittadino ad accedere all’area tutelata? Dovrà recarsi in Comune per chiedere la chiave?
  • Dove si trova l’aula didattica-museale con pannelli illustrativi di cui parla il comunicato dell’Amministrazione comunale? Probabilmente sarà prevista in altri piani della struttura, ma un ambiente attiguo o addirittura integrato all’area degli scavi avrebbe senz’altro contribuito alla qualità della soluzione.
  • Esistono progetti per la manutenzione e la gestione del bene? Al momento non e’ stata presentata da parte dell’Amministrazione alcuna iniziativa di valorizzazione, né è stata manifestata l’intenzione di voler perseguire tale intento. Le uniche dichiarazioni sull’orientamento dell’Amministrazione sono quelle rilasciate dal sindaco Simoncini al servizio del Tg2 del 27/10/2013.  Alla domanda “Ma chi si occuperà della manutenzione culturale?” il sindaco demanda la responsabilità della gestione e valorizzazione alle associazioni culturali presenti sul territorio, e quindi al volontariato a costo zero. Ci spiace constatare che il Comune abbia finora deciso di non onorare un impegno che e’ proprio di una istituzione pubblica. Un impegno piccolo, economicamente risibile, eppure fondamentale, che non può reggersi sul lavoro intellettuale gratuito dell’associazionismo.

In conclusione, senza dubbio la tutela della chiesa è garantita. Crediamo però che il problema della sua valorizzazione presente e futura non sia stato affrontato in modo convincente.  Ci auguriamo pertanto che l’amministrazione comunale provveda al più presto ad organizzare un incontro pubblico per presentare i dettagli del progetto approvato e sciogliere tutti i dubbi sull’effettiva valorizzazione dei reperti.

Documentazione ufficiale

Questo articolo fa riferimento esclusivamente a documenti pubblici del Comune di Osimo, a cui Argentina Severini (consigliere comunale del gruppo Pe.Li.De.), che ringraziamo per la collaborazione, ci ha gentilmente permesso di accedere.
Di seguito riportiamo una copia PDF della documentazione cartacea. Nel caso del progetto definitivo, riportiamo un estratto con gli elementi che consideriamo salienti.

[1] Relazione illustrativa (13/09/2013)
[2] Modifiche dopo colloquio con soprintendenza (25/09/2013)
[3] Nulla osta della soprintendenza (07/10/2013)
[4] Avvio della dichiarazione dell’interesse culturale (08/10/2013)
[5] Estratto del progetto definitivo (15/10/2013)
[6] Autorizzazione comunale (23/10/2013)

La chiesa nel parcheggio? Un’ipotesi, in attesa di informazioni ufficiali

Questo articolo nasce dalla carenza di informazioni sui reperti archeologici ritrovati durante i lavori di recupero dell’area ex-consorzio di Osimo.
Partendo da quanto pubblicato dalla stampa, e grazie ad ulteriori elementi emersi dalla rete, è stato possibile effettuare una stima di forma e dimensioni della chiesa paleocristiana, del suo inserimento nell’area dei lavori e dell’impatto sul progetto in costruzione.
Da tale analisi emerge come nel progetto in corso di realizzazione, così com’è visibile dalle immagini disponibili online, la chiesa coinciderebbe con l’ingresso del sotto parcheggio del nuovo centro commerciale.

1. Le immagini degli scavi

A distanza di mesi dai primi ritrovamenti, le uniche immagini disponibili dello scavo sono quelle dei lavori in corso apparse sulla stampa.
Per avere una visione di insieme dell’area coinvolta, convinti di ottenere un’immagine delle zona precedente all’inizio dei lavori, abbiamo cercato in Google Earth l’area ex consorzio. Con nostra sorpresa, invece, nelle immagini di Google l’edificio del consorzio è già stato demolito: l’ultimo aggiornamento risale infatti al 4 agosto 2013, data in cui non solo i lavori erano iniziati ma la chiesa paleocristiana era già stata rinvenuta.

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2. Il progetto del nuovo centro commerciale

Il progetto del nuovo centro commerciale è stato fonte di accesi dibatti sia nel Consiglio Comunale che fra i cittadini. Da varie fonti è possibile ottenere informazioni sulle caratteristiche dell’opera, sulle sue motivazioni, nonché sulle critiche e polemiche che essa ha suscitato. Consultando il sito web dello studio che ha realizzato il progetto (FIMA Engineering, www.fimaengineering.it), è possibile visualizzare numerose immagini dell’edificio in costruzione e comprendere come quest’ultimo si inserirà nel contesto cittadino.

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3. Sovrapposizione della pianta del progetto sull’area dei lavori

La pianta del nuovo edificio contiene molti dettagli del contesto urbano in cui il progetto si inserisce, tra cui le tre rotatorie, la forma delle strade e le aiuole. E’ stato quindi possibile sovrapporre la pianta all’area dei lavori ed ottenere una visualizzazione realistica.

Per giungere ad un risultato soddisfacente in poco tempo è stato utilizzato lo stesso Google Earth. Per tale ragione, esaminando attentamente le immagini, è possibile rilevare alcune piccole incongruenze nella sovrapposizione, che comunque non alterano significativamente la validità del risultato finale.

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4. Le dimensioni della chiesa paleocristiana e dell’area dei reperti

Analizzando il dettaglio degli scavi, sembra evidenziarsi la presenza di almeno due ambienti rettangolari contigui con quella che sembrerebbe essere un’abside ad est, come tipico dell’orientamento degli edifici di culto cristiano. I due ambienti costituirebbero la navata centrale e la navata laterale, come deducibile dalla posizione dell’abside. L’altra navata laterale, la cui esistenza è ipotizzabile, non è visibile dalle immagini satellitari del 4 agosto, probabilmente perché le indagini non avevano ancora interessato tale parte dell’area. Il muro esterno dell’ambiente più settentrionale appare prolungarsi per un lungo tratto verso ovest, indicando che la chiesa doveva misurare oltre 16 metri in lunghezza. La navata laterale sembra misurare circa 3,5 metri ed ipotizzando un larghezza simile per l’altra navata laterale non ancora scavata, la larghezza complessiva dell’edificio sarebbe di circa 11 metri. Il muro che chiude ad ovest i due ambienti rettangolari, che appare prolungarsi anche al di là di essi verso nord, potrebbe essere parte del transetto.  

In base a queste considerazioni si è tentata una altamente ipotetica ricostruzione della pianta della chiesa.

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Google Earth consente di visualizzare la cronologia delle immagini di un qualsiasi luogo. In questo modo abbiamo potuto sovrapporre l’ipotetica pianta della chiesa all’immagine dell’area precedente l’inizio dei lavori.
L’immagine ottenuta mostra come la posizione della parte absidata della chiesa corrispondeva con il piazzale esterno del consorzio. Questo dettaglio fa supporre che le strutture circolari visibili nella parte occidentale della chiesa siano i pilastri di fondazione del consorzio. Le strutture che per orientamento sarebbero pertinenti al consorzio sono evidenziate in verde nell’immagine. Si può ipotizzare che proprio i lavori per la costruzione del consorzio, avvenuti negli anni ’30, abbiano compromesso la conservazione della parte più occidentale della chiesa.

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5. La chiesa, l’area dei reperti ed il progetto del centro commerciale

Sovrapponendo l’immagine di Google Earth, la pianta del nuovo centro commerciale e l’ipotetica pianta della chiesa, si evince chiaramente che i resti di quest’ultima vengono a trovarsi nell’area del progetto corrispondente all’ingresso del parcheggio sotterraneo.

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6. Conclusioni

Pur tenendo conto del carattere qualitativo di questa discussione, avendo impiegato strumenti non professionali ed immagini disponibili pubblicamente,  l’analisi mostra comunque come il progetto del nuovo centro commerciale disponibile online sia incompatibile con la conservazione della chiesa paleocristiana. 

Chiediamo quindi all’Amministrazione Comunale informazioni dettagliate sui provvedimenti che si intendono mettere in atto per la conservazione e per la fruizione pubblica dei resti archeologici. Chiediamo, inoltre, che in caso sia già stata prevista una modifica al progetto originale, essa sia presentata e discussa pubblicamente.

Note metodologiche

L’analisi ha impiegato esclusivamente strumenti ed informazioni disponibili pubblicamente in rete. In particolare, le immagini satellitari sono state prelevate su Google Earth, mentre per quanto riguarda il nuovo centro commerciale, non essendo a conoscenza di modifiche ufficiali al progetto, sono state utilizzate le immagini pubblicate sul sito web dello studio FIMA Engineering S.r.l. (www.fimaengineering.it).
Le immagini satellitari sono state analizzate da alcuni archeologi, e l’editing finale è avvenuto per mezzo di software libero. Data la natura non ufficiale delle immagini e l’utilizzo di strumenti non professionali, la presente analisi è da considerarsi semplicemente come una valutazione qualitativa. Allo stesso modo, i dati numerici sulle dimensioni della struttura della chiesa, ottenuti grazie agli strumenti di Google Earth, sono da intendersi come delle stime.