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Ex-consorzio un anno dopo: #cambiaosimo?

L’abbiamo già scritto in passato: quella dell’ex-consorzio è una vicenda complessa. Temi come urbanismo, sviluppo economico, partecipazione, archeologia, architettura e giustizia si sovrappongono, generando complessità e spesso confusione.

Se un anno fa la vicenda era già complessa di suo, oggi dopo il sequestro del cantiere, le accuse della magistratura, la sentenza del TAR e le istanze di dissequestro, la situazione non è certo migliorata. Oltretutto, recentemente si è tornati a parlare di ricorsi e possibili richieste di risarcimento del costruttore, temi strettamenti giuridici di cui abbiamo preferito non occuparci, tanto per mancanza di competenze nel tema, quanto per la scarsità di informazioni a disposizione. Ci siamo fatti una nostra opinione, basata però su indiscrezioni o informazioni parziali: scrivere un articolo a riguardo sarebbe poco serio oltre che estraneo allo stile con cui abbiamo deciso di gestire il nostro gruppo.

Ci troviamo di fronte ad una situazione terribilmente intricata a cui ammettiamo non sarà facile trovare una soluzione. È bene però ricordare che questo è dovuto ad un’autorizzazione a costruire ed ad un PRG che hanno permesso tutto ciò. Autorizzazioni e PRG che non piovono dal cielo ma che bensì sono figlie di politiche urbanistiche a nostro avviso sbagliate, in cui Partecipazione, Territorio e Comunità sono parole relegate ad un secondo piano; le stesse politiche, si noti bene, applicate spesso anche altrove, in provincia e regione, a livello nazionale ed internazionale.

Ex-consorzio un anno dopo: la situazione archeologica, vecchi dubbi senza risposta e nuove domande

Anche la situazione archeologica è figlia di anni di politiche urbanistiche sbagliate: PRG redatti senza tener conto del rischio archeologico del Territorio, autorizzazioni a costruire rilasciate senza adeguate garanzie archeologiche, hanno generato danni in tutto il territorio italiano. Ritrovarsi con una chiesa paleocristiana nel parcheggio di un centro commerciale sarebbe solo un esempio locale delle possibili conseguenze di tali politiche.

5 torri la scopertaA questo va aggiunta poi la peculiarità con cui l’intera vicenda è stata raccontata nei media dalla giunta comunale allora in carica. In primo luogo il tono da “scoperta”, come se l’intero progetto fosse stato originariamente concepito come uno scavo archeologico e non come un progetto edile autorizzato a muovere cospicue quantità di un terreno notoriamente a rischio archeologico. In secondo luogo, il “mecenatismo” attribuito al costruttore, che invece ha per legge l’onere di tutelare il bene sottoposto a vincolo archeologico. Tutto questo condito da dichiarazioni su sinergie pubblico-privato, a nostro avviso francamente fuori luogo.

Ad ogni modo, dal punto di vista archeologico la situazione è rimasta stabile dal sequestro ad oggi: i resti della chiesa paleocristiana rimangono sotto la tettoia costruita a protezione temporanea e il suo destino, così come quello dei reperti ritrovati durante lo scavo, è tanto incerto almeno quanto quello del cantiere.

vista dettaglio area variante 2 con piantaRimangono intatti e senza risposta i dubbi espressi mesi fa in un nostro articolo circa il progetto di valorizzazione dell’area archeologica. Dubbi a cui bisogna inoltre aggiungere la consapevolezza che se il progetto proseguisse così com’è, con le stesse caratteristiche e la stessa cubatura, i margini di miglioramento sarebbero ben ridotti.
Oltre alla chiesa paleocristiana, è bene ricordare anche i numerosi reperti ritrovati durante lo scavo archeologico: tali reperti attualmente si trovano presso un magazzino di proprietà del costruttore e, se nulla dovesse cambiare, il loro destino è quello di finire in un magazzino della Soprintendenza. Per questo ci domandiamo:

  • L’amministrazione comunale prevede di farsi carico dei reperti ritrovati durante lo scavo archeologico? Senz’altro potrebbe essere trovata una sede temporanea più consona dell’attuale.
  • Sarà possibile organizzare una mostra per esporre alla Cittadinanza quanto rinvenuto?
  • I reperti andranno ad impreziosire la sezione archeologica del Museo Civico della Città?

Oltretutto, vista la generale situazione di incertezza che avvolge l’intera vicenda, ci chiediamo:

  • per quanto tempo ancora la chiesa paleocristiana potrà essere adeguatamente protetta da una tettoia progettata per una situazione temporanea?
  • tra i reperti ritrovati durante lo scavo archeologico c’è anche un muro in opera quadrata (ovvero simile alle mura romane d’Osimo) smontato in attesa di essere rimontato nel centro commerciale. Che ne sarà di questo reperto se il cantiere non dovesse proseguire?

Ex-consorzio un anno dopo: #cambiaosimo?

Un anno fa parlavamo di un’amministrazione comunale sorda all’interesse della cittadinanza verso i ritrovamenti presso l’ex-consorzio. Un anno fa criticavamo un’amministrazione comunale che, anzichè rispondere alla domanda di partecipazione che veniva dalla comunità, preferiva decidere il futuro dell’area senza alcun coinvolgimento pubblico. Un anno fa l’amministrazione, anzichè presentare il progetto di tutela e valorizzazione dell’area in un incontro pubblico, decideva di ignorare l’evento e presentarsi direttamente ai media descrivendo il progetto come la migliore delle soluzioni possibili, nonchè l’unica.

Dopo una campagna elettorale vinta parlando di partecipazione e cambiamento, oggi Osimo ha un nuovo governo. Trarre conclusioni dopo poco più di 100 giorni di attività è ancora affrettato, dibattito ex consorziotuttavia a nostro avviso la vicenda ex-consorzio rappresenterà il banco di prova su cui si misurerà il cambiamento che questa nuova amministrazione vorrà portare.
La situazione è complessa? Ci sono decisioni difficili da prendere? Si inizi, perlomeno, rendendo la Cittadinanza partecipe spiegandole i dettagli. Presentarsi ancora una volta a decisioni già prese ed irrevocabili, perdipiù se davanti media e non di fronte alla cittadinanza, sarebbe solo la prova della continuità con l’amministrazione precendente.

“cambiamento” è una parola tanto ampia quanto, possibilmente, vuota: cambiare persone e parole d’ordine senza cambiare i meccanismi fondamentali con cui si gestiscono vicende complesse ed importanti come quella dell’ex-consorzio, significa cambiare ben poco.

Il PD e Pugnaloni un anno fa decidevano di “abbandonare” la vicenda evitando qualsiasi dichiarazione sul tema. Ora che il PD è maggioranza e Pugnaloni è Sindaco, il silenzio sulla vicenda inizia a farsi sempre più assordante: crediamo che continuare a far finta di nulla significherebbe seguire con la stessa politica della giunta precedente.

Al nuovo sindaco Pugnaloni ed al PD l’onere di dimostrare che #cambiaosimo sia qualcosa di più profondo di un hashtag, di una campagna comunicativa di successo e di una trovata per vincere le elezioni.

Dopo il sequestro, quale futuro per i reperti?

Come è ormai noto a tutti, il cantiere presso l’area dell’ex-consorzio, e con esso gli scavi archeologici, è stato sequestrato dai Carabinieri il 23 gennaio, su mandato della Procura di Ancona. E’ notizia di questi giorni la conferma del provvedimento da parte del Tribunale del riesame, che ha respinto la richiesta di dissequestro.
Subito dopo la sospensione dei lavori il costruttore ha fatto richiesta di poter riaprire il cantiere per mettere cantiere-fossa-chiesain sicurezza i resti archeologici, che si trovavano in una situazione di grave emergenza. Infatti, poco prima del sequestro era stata scavata un’ampia fossa proprio a ridosso delle rovine della chiesa, che in caso di pioggia avrebbe potuto pregiudicare la stabilità dell’intero sito [la foto al lato è stata scattata lo scorso 9 Febbraio].
Così, da lunedì 3 febbraio la Procura ha acconsentito a riaprire il cantiere e in questi giorni gli archeologi hanno sovrainteso i lavori di sistemazione.

Il nostro gruppo ha seguito le vicende di questi scavi fin da settembre, motivati dal desiderio di informare i cittadini di Osimo e dintorni sull’entità dei ritrovamenti archeologici. Pur se la questione attorno all’ex-consorzio ha fin dall’inizio scatenato polemiche a vari livelli (politico, commerciale, legale) gli articoli ed i report che abbiamo scritto si sono sempre concentrati esclusivamente sugli aspetti della tutela, e sulla responsabilità civile nei confronti del patrimonio culturale.
Per questo motivo, a differenza delle forze politiche di Osimo, desideriamo separare le questioni giudiziarie da quelle sullo stato del sito archeologico. Per lo stesso motivo abbiamo preferito aspettare che i facili entusiasmi si smorzassero prima di rendere pubblica la nostra posizione sulla situazione che si è venuta a creare dopo il sequestro.
Non commentiamo i motivi del sequestro: non siamo sufficientemente documentati al riguardo e la magistratura sta facendo il suo lavoro. Oltretutto, ricordiamo che ulteriori sviluppi legali sono previsti per il prossimo 20 di Marzo, giorno in cui è previsto il giudizio del TAR.

Prima considerazione: non c’è niente da festeggiare.

Il sequestro ha bloccato la costruzione del centro commerciale, ma purtroppo anche qualsiasi progetto di valorizzazione dell’area archeologica, introducendo molta incertezza circa il suo destino.
È quindi lecito chiedersi che fine farà la chiesa paleocristiana nel caso il cantiere dovesse essere fermato definitivamente.
La tettoia, che è recentemente stata approntata per proteggere i resti dalle intemperie, è solo una misura provvisoria e in assenza di adeguate opere di restauro e consolidamento, non basterà a salvaguardarne l’integrità a lungo termine.
Vogliamo esprimere qui la nostra estrema preoccupazione per il futuro del sito e chiediamo alle autorità competenti (Procura, Soprintendenza) di chiarire quali misure verranno prese nel caso di un prolungarsi, anche a tempo indeterminato, dei lavori.

Seconda considerazione: questa è un’occasione per ripensare alla valorizzazione del sito.

Nel casvista dettaglio area variante 2 con piantao il progetto di riqualificazione dell’area dovesse ripartire così com’è, il progetto di valorizzazione seguirà la famosa variante approvata lo scorso Ottobre. In un nostro articolo precedente abbiamo già descritto tale variante, tra l’altro documentando in dettaglio varie perplessità a cui è stato risposto con uno scarno comunicato di 45 parole.
Nel caso invece il progetto dovesse essere bloccato definitivamente dalla magistratura, ovviamente occorrerà trovare soluzioni alternative. Non c’è dubbio che anche in un simile scenario non faremo mancare il nostro contributo.

In ogni caso, qualunque sia il destino del cantiere, crediamo ci siano alcuni principi che un piano di valorizzazione del sito archeologico dovrebbe, seguire:

  • al sito dovrebbero essere garantite la massima visibilità e riconoscibilità, così come quanto più ampie possibili dovrebbero esserne l’accessibilità e la fruibilità.
  • il sito dovrebbe diventare un punto per lo sviluppo culturale dei cittadini e per la valorizzazione della città
  • dovrebbe essere redatto un apposito piano per la gestione e la manutenzione del sito
  • il sito dovrebbe essere svincolato da qualsiasi struttura commerciale ipoteticamente presente nell’area ex-consorzio, tanto nella gestione del bene che nella sua promozione

Lungi dal dettare “linee guida”, questi principi vogliono solo essere uno spunto per pensare a cosa significhi “valorizzazione” e quindi alimentare una discussione. Proprio l’incertezza sul futuro dell’area archeologica offre le condizioni ideali per un dibattito sul tema. Se il cantiere ripartirà, quanto discusso potrà evitare che le perplessità di oggi si trasformino nelle polemiche di domani. Se il cantiere non ripartirà, la discussione potrà essere la base di soluzioni alternative e condivise da tutta la cittadinanza.

Terza considerazione: non abbiamo fretta.

Riteniamo una buona notizia la decisione della procura di permettere la messa in sicurezza dei reperti: la loro tutela era senz’altro prioritaria.
Speriamo che la magistratura possa fare chiarezza in tempi ragionevoli. Nel frattempo, ci piacerebbe che il sequestro rappresentasse un’occasione per ripensare con più calma alla valorizzazione: per quanto ci riguarda, noi non abbiamo nessuna fretta di vedere i reperti in un parcheggio.