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La chiesa della Morte ed i ritrovamenti sotto le logge

A seguito delle recenti notizie dei ritrovamenti archeologici avvenuti durante i lavori di rifacimento della pavimentazione del loggiato comunale, vogliamo dedicare un breve approfondimento per alcune precisazioni di carattere storico e, a seguire, alcune nostre osservazioni sulla vicenda.

La chiesa della Morte

La cosiddetta chiesa della Morte, o meglio di S. Maria del Mercato o di Piazza, occupava l’ultima parte del loggiato comunale e parte dell’area di Piazza Boccolino: si presentava con la facciata volta a oriente e l’abside attaccato alla parete orientale del Palazzo Comunale, cosicché la parete settentrionale della chiesa costituiva una continuazione della via che viene da piazza Rosselli.
La scomparsa della chiesa della Morte dal paesaggio urbano di Osimo è relativamente recente: essa risale, infatti, al momento della costruzione del loggiato, avvenuta nel 1866, che ne comportò la demolizione. Come riferisce il noto storico osimano don Carlo Grillantini nella sua “Storia di Osimo”, «sull’area dell’altare maggiore venne la prosecuzione delle Logge, e l’area rimanente fu selciata per ingrandire piazza Boccolino». Sempre secondo Grillantini la pavimentazione risalirebbe poi al 1933.
Tuttavia, dato che si è parlato di chiesa duecentesca, è opportuno fare alcune precisazioni. Quelle che sono state rinvenute sotto il loggiato dovrebbero essere le fondamenta della chiesa del ‘600, non della duecentesca chiesa di Santa Maria del Mercato che (come dice il Fanciulli negli “Antichi Riti della Cattedrale di Osimo”) stava invece tra la Fontana di Piazza e il Corso e fu demolita nel 1603, proprio dalla Confraternita della Morte. Quest’ultima, nel 1604, fece erigere a proprie spese la nuova chiesa nell’area delle ultime quattro arcate del Loggiato. La nuova chiesa di S. Maria del Mercato o della Morte sporgeva su Piazza Boccolino fino a trovarsi in linea col Vicolo Malagrampa, era di forma rettangolare con sette altari, aveva la facciata con tre porte verso la Piazza e l’Immagine della Madonna di Piazza era dipinta sopra la porta principale (che nel 1866 fu trasportata nel primo altare a sinistra della chiesa di S. Silvestro).

Un disegno della demolita chiesa della Morte

Un disegno della demolita chiesa della Morte

Affresco di S. Maria di Piazza (XVII secolo) ora conservato nella chiesa di S. Silvestro, a seguito della demolizione della chiesa della Morte

Affresco di S. Maria di Piazza (XVII secolo) ora conservato nella chiesa di S. Silvestro

Osservazioni

Attendiamo con trepidazione notizie dalla conferenza stampa che la Soprintendenza rilascerà a breve riguardo i risultati delle indagini sui livelli più antichi, inerenti alla fase romana e alla straordinaria scoperta di una statua femminile. Le informazioni che potranno essere tratte da questi scavi sono di importanza notevole per la conoscenza della storia della città, non essendo mai stata (a nostra conoscenza) l’area forense di Osimo indagata con saggi eseguiti stratigraficamente.

Questa vicenda non fa altro che confermare l’importanza dell’assistenza archeologica in tutti i lavori di scavo eseguiti nel centro storico come in tutte le aree a rischio archeologico.
In attesa di dettagli circa la valorizzazione dei ritrovamenti, una buona notizia è la collaborazione tra Comune e Soprintendenza per sfruttare l’occasione del rifacimento del pavimento del loggiato per indagare la più antica storia di Osimo.
Per quanto riguarda invece la diffusione nella nostra comunità della coscienza del patrimonio storico-archeologico della città, senza dubbio rimane ancora molta strada da fare. Esattamente 150 anni fa abbattevamo la chiesa della Morte e da allora siamo riusciti a “dimenticarla” per poi “riscoprirla” per ben due volte. La seconda “riscoperta” è cronaca di questi giorni, mentre la prima risale al 1955. Riportiamo di seguito un articolo pubblicato da Grillantini su Il Resto del Carlino nel 1955.

Importante rinvenimento archeologico ad Osimo

NEL SOTTOSUOLO DI PIAZZA BOCCOLINO LE FONDAMENTA DI UNA ANTICA CHIESA

I lavori di preparazione del sottofondo per la nuova pavimentazione di Piazza Boccolino vengono portando alla luce tracce di vecchie costruzioni. Tra queste, nei pressi dei Portici, le fondazioni della chiesa della Morte, ivi eretta nel 1604 e demolita nel 1866. Il nome di questa chiesa risveglia tanti ricordi storici che vale la pena di richiamare.
Era detta « della Morte » perché vi aveva sede e ne era proprietaria la Confraternita di questo nome, una Confraternita costituita di nobili, come le toscane Compagnie della Misericordia, e che ebbe fra gli altri iscritti i fratelli Campana (cui si deve il celebre Collegio omonimo) le cui salme giacevano in essa fino a che, al momento della demolizione furono trasferite nella Cappella del Collegio. In quella stessa Chiesa si seppellivano i giustiziati; e l’ultimo fu tale Damiani da’ Castelfidardo, che fu fucilato dagli austriaci il 1° ottobre 1850, quale feritore con arma da taglio di un compagno di gioco. E’ nella memoria dei più vecchi che, quando furono di passaggio le truppe piemontesi che si batterono a Castelfidardo (18 settembre 1860) a uno dei comandanti acquartieratisi nella Chiesa della Morte qualcuno riuscì a sottrarre un bariletto di monete d’argento e d’oro, facendolo scomparire dentro una di quelle stanzette sotto il pavimento che servivano per deporre i cadaveri. Una volta partiti i militari, un industriale bene informato si fece portare a casa quel bariletto da un ignaro operaio, cui — per colmo di sfregio — non diede nemmeno una mancia.
Altro ricordo ancora. Quando, passati alla demolizione, si vennero a scoperchiare le stanzette dei cadaveri, sotto la pietra di una di esse fu trovata seduta sul secondo gradino una donna morta nell’atto di forzare la pietra tombale per venire fuori, e che evidentemente era stata sepolta in stato di morte apparente.
Giova anche ricordare che sulla facciata meridionale di quella Chiesa c’era una bella Madonna affrescata, difesa contro le intemperie da un tettuccio. I nostri avi non ebbero l’animo di sciuparla, ma fatto risecare il muro, l’affresco fu trasferito nel primo altare a sinistra della Chiesa di S. Silvestro, e ivi posto in venerazione; una scritta lì presso ne indica la vecchia collocazione. E’ questa l’Immagine che i nostri padri chiamavano della «Madonna di Piazza» e che come opera d’arte non può dirsi di nessun conto.

Da «Il Resto del Carlino» (1955) – Carlo Grillantini

Bibliografia

#maipiùexconsorzio: mappiamo i siti d’interesse archeologico di Osimo

(Clicca qui per ingrandire a tutto schermo)

Non conosceva il rischio archeologico dell’area ex-consorzio l’amministrazione comunale, nonostante 15 anni di governo della stessa formazione politica. E nonostante la chiara comunicazione inviata dalla Soprintendenza nel 2006.
Non conosceva il rischio archeologico il privato costruttore, che poi lamenta le ingenti quantità di denaro spese per tutelare (come previsto dalla legge) i reperti trovati.
Probabilmente, molti cittadini non conoscevano il rischio archeologico dell’area. Ad essere sinceri, anche diversi componenti del nostro gruppo ignoravano il rischio archeologico dell’ex-consorzio.
Sapevano gli “esperti” del settore, sapeva la Soprintendenza e sapeva, per fortuna, il dott. Landolfi, funzionario archeologo, che passando per caso per via Ungheria si rese conto dell’inizio dei lavori.

E’ evidente che, secondo il ruolo ricoperto, diverso è il peso della responsabilità per l’ignoranza. Ad ogni modo, quello che accomuna molti dei protagonisti della vicenda è il non conoscere: ci troviamo in presenza di un dato pubblico di cui solo pochi avevano nozione.
Cosa sarebbe successo se la conoscenza del rischio archeologico dell’ex-consorzio fosse stata pienamente diffusa tra tutta la Cittadinanza? Non lo sappiamo. Cosa sarebbe successo se il PRG avesse previsto la zona a rischio? Sicuramente l’iter burocratico sarebbe stato differente, gli obblighi del costruttore sarebbero stati diversi sin dall’inizio, probabilmente ora non staremmo parlando di una chiesa paleocristiana nel parcheggio di un centro commerciale.

Al di là dei se e dei ma, per far si che una vicenda del genere non si ripeta, siamo convinti che una soluzione sia coinvolgere l’intera comunità, diffondendo il più possibile la conoscenza del patrimonio archeologico di Osimo, insieme alla consapevolezza che questo vada tutelato in quanto bene comune e risorsa “non rinnovabile”. Con questo in mente, come anticipato nel nostro precedente articolo, abbiamo provato a dare il nostro contributo affinchè #maipiùexconsorzio non sia solo uno slogan. Un primo risultato che vogliamo condividere è quanto stiamo presentando.

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Abbiamo realizzato una mappa di alcuni dei siti di interesse archeologico del territorio osimano, servendoci di dati pubblici e già disponibili ma non sempre facilmente accessibili: il nostro lavoro è consistito principalmente nel rendere “aperti” i dati, in modo che possano essere facilmente fruibili da tutti. [1] [2] [3]

Il nostro lavoro non pretende di avere una precisione cartografica, ma solamente di dare un’indicazione verosimile, ma per forza approssimativa, delle aree note per essere state interessate da ritrovamenti archeologici. Alcuni punti corrispondono a siti famosi e visivamente apprezzabili (fonte magna, ex consorzio, Monte Torto), mentre altri sono solo aree in cui è presente una dispersione di frammenti fittili (questo significa che l’aratro ha intaccato uno strato archeologico sottostante) o aree per cui si ha solo la notizia di rinvenimenti.
A seconda delle informazioni a nostra disposizione, in alcuni casi abbiamo potuto circoscrivere delle aree mentre più spesso abbiamo segnato solamente dei punti.

Non riteniamo quanto stiamo pubblicando assolutamente esatto. Stiamo facendo del nostro meglio ma siamo convinti che la storia non possa essere salvata da pochi, per cui siamo aperti a segnalazioni di errori o mancanze. Il nostro appello, infatti, è anche per una collaborazione nella raccolta dei dati.

Abbiamo creato una nuova pagina nel nostro sito (accessibile tramite il link “Mappa” del menu principale) con lo scopo di ospitare la mappa presentata in questo articolo ed i suoi futuri sviluppi. Nelle prossime settimane estenderemo l’insieme dei dati pubblicati, aggiungendo ulteriori siti ed ampliando le informazioni relative a ciascuno di essi. Pur non garantendo scadenze regolari, l’idea è quella di un processo incrementale, in cui poco a poco il nostro sito arrivi a raccogliere tutti i dati a disposizione circa i siti d’interesse archeologico della Città e le condizioni in cui versano.

Mantenere ed espandere i dati contenuti in questa mappa occuperà il nostro gruppo nel prossimo futuro. Offrendo questo strumento alla comunità, vogliamo fornire il nostro contributo affinchè non si ripeta un altro ex-consorzio.

#maipiùexconsorzio

Disclaimer:

Vista la particolare natura della materia e le possibili conseguenze legali nel determinare il rischio archeologico di un terreno, ci preme sottolineare che:

  • non ci assumiamo alcuna responsabilità circa l’uso da parte di terzi dei dati forniti dal nostro sito, qualsiasi sia la finalità.
  • non ci assumiamo alcuna responabilità riguardo alle eventuali conseguenze dovute all’inesattezza dei dati forniti dal nostro sito.

Fonti:

[1] Cecilia Gobbi, Applicazione pratica al territorio della carta archeologica: il Comune di Osimo, in R. Orsetti (ed.) Le carta archeologica delle Marche: risultati e metodologie a confronto, Atti del Convegno, Abbazia di Fiastra 2002, Quaderni del catalogo 1/2002, pp. 21-23
[2] Tavole località d’interesse archeologico della Regione Marche (tavole 118 III N.O. e 117 II N.E.)
[3] Vincoli operanti nel territorio previsti dal P.R.G. del Comune di Osimo