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Monte Torto: dal ministero arrivano i fondi per il recupero

Dopo esserci occupati dello scavo dell’Ex-Consorzio e del Campetto dei Frati, vorremo far conoscere la situazione di Monte Torto, un’altra interessante area archeologica del territorio osimano, che versa purtroppo in condizioni di abbandono da ormai diversi anni.
Situata in località Case Nuove, l’area archeologica di Monte Torto ospita un prezioso esempio di impianto produttivo di età romana. Riportato alla luce svariati anni or sono, è ritornato, di fatto, ad essere inagibile in seguito alla grande nevicata del 2012 che ha gravemente danneggiato le coperture, rendendo impossibili le visite. Da allora, l’area giace in uno stato di abbandono.

Alcuni mesi or sono, a campagna elettorale avviata, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni, ed avevamo già provveduto a redigere questo documento. Affinchè il tema potesse essere affrontato con serenità, per evitare strumentalizzazioni ed inutili polemiche, abbiamo preferito pubblicarlo solo ora che la campagna elettorale è terminata.

A poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, siamo venuti a conoscenza di una campagna di sensibilizzazione per eleggere l’area archeologica di Monte Torto tra i luoghi del cuore FAI da salvare, a mezzo di un’apposita pagina facebook. Vista l’eccezionale contemporaneità dell’iniziativa con il nostro articolo, speriamo che quest ultimo possa rappresentare un contributo costruttivo al dibattito.

Monte Torto: cosa e dove

Per chi non conoscesse il sito, esso sorge sul versante meridionale del colle di Monte Torto, a Casenuove di Osimo. monte torto - zoom 0monte torto - zoom 1Gli scavi, effettuati fra il 1982 ed il 1995, hanno portato alla luce la pars fructuaria di una villa rustica romana, il cui nucleo più antico, di prima età imperiale, si articolava in una serie di ambienti adibiti alla lavorazione del vino e dell’olio

monte torto - zoom 2monte torto - zoom 3Si possono ancora osservare, particolarmente ben conservate, le basi circolari dei torchi realizzate in mattoncini con la tipica tecnica romana dell’opus spicatum, i lapides pedicini dove erano inseriti i montanti verticali del torchio a leva, alcune vasche di decantazione, oltre a vari grandi dolia interrati per la conservazione dei prodotti. Diversi manufatti ceramici venuti alla luce nel corso degli scavi sono ad oggi visibili nella sezione archeologica del Museo Civico di Osimo.

Monte Torto - 1 - 2 Giugno 2011Monte Torto - 2 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 4 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 5 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 6 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 3 - 2 Giugno 2011

Monte Torto: lo stato attuale

Forse non in molti conoscono le condizioni di degrado in cui versa attualmente l’area archeologica di Monte Torto, dopo che nel 2012 la grande nevicata ha provocato il crollo delle tettoie che ne proteggevano le strutture. Come è possibile vedere dalle foto, l’area è al momento in stato di abbandono, sommersa dalle erbacce, con le tettoie contorte, deformate dal peso della neve.
Monte Torto - 1 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 3 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 4 - 12 Aprile 2014

Monte Torto - 7 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 5 - 12 Aprile 2014

Monte Torto - 6 - 9 Febbraio 2014

I fondi per Monte Torto: il finanziamento ministeriale

Constatando lo stato di abbandono in cui versa il sito da ormai due anni, ci siamo rattristati, ma certo non più di tanto stupiti, ben conoscendo la cronica mancanza di fondi per i beni culturali che affligge il nostro Paese. È bene sottolineare, per fare chiarezza, che l’autorità competente in questo caso non sia il Comune di Osimo ma la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche.

finanziamento ministeriale montetortoCercando informazioni su Monte Torto ci siamo tuttavia imbattuti nel documento di programmazione ordinaria dei lavori pubblici del MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo). Il documento descrive la programmazione dei lavori pubblici approvati dal Ministero per il triennio 2013-2015 e il relativo finanziamento. Con nostra sopresa, leggiamo che è stato programmato un intervento di manutenzione straordinaria dell’area archeologica di Monte Torto finanziato con 40 mila euro per il 2013, 10 mila per il 2014 e 10 mila per il 2015. Questo ci ha spinto a informarci presso la Soprintendenza.

I fondi per Monte Torto: la parola alla Soprintendenza

Ci siamo dunque rivolti al nuovo funzionario archeologo responsabile per il territorio di Osimo, dott. Tommaso Casci Ceccacci, che ha recentemente sostituito il precedente funzionario Maurizio Landolfi, ora in pensione. Durante un colloquio avvenuto presso gli uffici della Soprintendenza lo scorso 23 Aprile, abbiamo così potuto ricevere i chiarimenti necessari. Ci viene spiegato che nonostante la situazione di pesanti tagli e di limitati fondi in cui versano le Soprintendenze in questo momento, è stato possibile, nonostante tutto, reperire nel 2013 dei fondi, da stanziare a partire dal 2014. Tali fondi permetteranno di riaprire al pubblico quantomeno una parte del sito. C’è stato inoltre confermato che è già stata attivata la procedura per avviare il recupero dell’area archeologica di Monte Torto e che, sebbene non esista ancora una data esatta, i lavori dovrebbero iniziare per l’autunno.

Monte Torto: un possibile ruolo per l’amministrazione comunale

Come sottolineato sopra, la gestione dell’area archeologica non è di competenza comunale. Tuttavia un’azione congiunta tra Amministrazione e Soprintendenza è possibile e auspicabile. Per fare questo la nuova Amministrazione dovrebbe seguire quanto più strettamente possibile la vicenda in modo che, quando la situazione sarà tornata alla normalità e le operazioni di ripristino saranno completate, sia possibile programmare in sinergia con la Soprintendenza delle azioni di sensibilizzazione e valorizzazione, ad esempio attraverso l’organizzazione di visite guidate, come già avvenuto in passato. Tagli dell’erba periodici potrebbero essere praticati dal Comune, a sostegno della Soprintendenza, purtroppo, suo malgrado, in ristrettezze economiche. Le visite guidate, per massimizzare l’efficienza potrebbero essere condotte in congiunzione con i tagli dell’erba.

Conclusioni

L’area archeologica di Monte Torto rappresenta uno degli esempi meglio preservati di impianto produttivo di età romana del centro Italia. E’ davvero un peccato ed un’occasione sprecata per la nostra città che essa versi in così pessime condizioni. Un tale sito è un potente richiamo turistico, in particolare data la vicinanza della moderna azienda vitivinicola: si crea così, quasi un effetto di dissolvenza tra la realtà produttiva di duemila anni fa e quella attuale, offrendo, come è già stato fatto in passato, lo sfondo ideale per tante iniziative che fondano Cultura, Storia ed Enogastronomia, altra espressione “culturale” del territorio.

E’ arrivato il momento, dopo due anni di attesa, che l’area archeologica di Monte Torto ritorni a far parlare di sé, e che Amministrazione e cittadini riprendano a dialogare affinché emerga una soluzione che riporti il sito ad uno stato di maggiore dignità.

Ci auguriamo che il nostro appello non cada nel vuoto e che tutti, cittadini, istituzioni locali e ministeriali, vogliano contribuire per Salvare questo pezzo di Storia di Osimo.

Campetto dei Frati: il dejavù dell’archeologia nel parcheggio

Il nostro gruppo è nato lo scorso Settembre sotto la spinta delle notizie dei ritrovamenti archeologici presso l’area ex-consorzio e fino ad oggi ci siamo dedicati esclusivamente a questa vicenda. Il nome #salviamolastoriadiosimo, però, è stato scelto pensando ad un impegno più ampio verso la storia ed i beni culturali rispetto alla sola vicenda allora strettamente di attualità. L’occasione per questo articolo, non legato direttamente all’ex-consorzio, ci è stata offerta dall’assemblea cittadina aperta che si terra il prossimo 2 di Marzo, presso il chiostro del Santuario di San Giuseppe da Copertino. L’idea dell’evento è quella di provare a co-progettare l’utilizzo di alcuni spazi pubblici. Tra questi, in particolare, il cosiddetto “Campetto dei Frati”, terreno di cui si parla da anni per realizzare un nuovo maxi-parcheggio. A beneficio di chi non fosse informato, vogliamo descrivere brevemente il più recente progetto di parcheggio reso noto dal Comune ed esporre alcune considerazioni sull’aspetto archeologico della vicenda, a nostro avviso non sufficientemente sottolineato ma assolutamente centrale data la posizione e la natura nel terreno.

Un parcheggio nel “Campetto dei Frati”: un’idea ricorrente

L’idea di realizzare un parcheggio nel “Campetto dei Frati” circola ormai da molti anni: già nel 2005 l’amministrazione Latini annunciava che per l’area era prevista la costruzione di nuovo parcheggio con uscita in via Fonte Magna, a totale carico dei privati tramite un’operazione di project financing. Ogni anno il progetto del parcheggio viene rilanciato e nel 2008 si annuncia la prossima istituzione del bando per l’individuazione della società che costruirà e avrà in concessione la gestione dell’impianto, annuncio che cade però nel vuoto. Il progetto sembra stagnare a tal punto che quando nel 2010 il Comune si trova in difficoltà con la situazione della scuola elementare Bruno da Osimo, si prospetta di costruirvi un plesso scolastico. Il progetto del parcheggio al campetto dei frati viene poi riproposto nel gennaio 2011 insieme ad altri 3 ipotesi per la realizzazione di un nuovo parcheggio a servizio del centro storico. Nel 2012 si passa dal project financing a una vendita vera e propria,  dato che il terreno viene inserito nel piano delle alienazioni insieme al mercato coperto e l’ex-cinema Concerto, con la condizione che l’acquirente realizzi il parcheggio. Dopo varie aste pubbliche andate deserte [5] [6], il terreno non sembra, al momento, aver trovato acquirenti interessati.

Il progetto preliminare redatto dall’Ufficio tecnico comunale

Il 29 Agosto 2012, il consiglio comunale approva la delibera con cui si aggiunge il terreno del campetto dei frati al piano delle alienazioni [3] [4]. Nell’atto del consiglio comunale si legge che:

  • l’acquirente dovrà realizzare nell’area in questione un parcheggio in parte privato ed in parte pubblico ed avrà la gestione della parte di uso pubblico;
  • l’acquirente dovrà realizzare con accesso carrabile il collegamento tra il parcheggio di via Fontemagna seguendo il progetto preliminare redatto dall’Ufficio tecnico comunale e approvato dalla competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici;

(dall’atto CC n.64 del 29-08-2012, vedi [2] )

Analizzando il materiale a disposizione nel sito del Comune, il progetto preliminare a cui fa riferimento l’atto comunale sembrerebbe una delle 4 proposte di un nuovo parcheggio nei pressi del centro storico presentate nel 2011. Come illustra il dossier disponibile sul sito del Comune [1], la struttura ospiterebbe 210 posti auto + 46 Box, articolandosi su tre livelli di parcheggio e impegnando una superficie lorda di ingombro di circa 3.000 mq. Non ci soffermiamo in questa sede sull’impatto paesaggistico del progetto. Facciamo però notare che allegato al dossier vi è il parere della la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici che esprimeva forti perplessità, pur essendo “in linea di massima favorevole” alla fattibilità dell’intervento. A tal proposito vorremmo anche conoscere quale parere ha espresso in merito la Soprintendenza per i Beni Archeologici, dato che per lavori di tale entità in un terreno a rischio archeologico dovrebbe essere senz’altro stata interpellata.

Parcheggio campetto dei frati - contesto 1Parcheggio campetto dei frati - simulazione progetto 2Parcheggio campetto dei frati - simulazione progetto 4

 

Parcheggio campetto dei frati - rendering 4Parcheggio campetto dei frati - rendering 3Parcheggio campetto dei frati - pianta parcheggio I livello

 

Considerazione 1: il rischio archeologico del progetto è molto alto

Il “Campetto dei Frati” è un ampio tratto di terreno pianeggiante situato proprio a ridosso di Fonte Magna (il bellissimo ninfeo monumentale realizzato tra I sec. a.C. e I sec. d.C.) e delle mura romane. edOltre alla normale stratificazione archeologica (sulla scarpata prospiciente il terreno affiorano chiaramente frammenti di ceramica romana e medievale) è ipotizzabile anche la presenza di strutture sepolte. Le immagini qui sopra mostrano l’area del campetto ed una simulazione di  come la pianta del parcheggio vi si potrebbe inserire, Fonte Magna è stata evidenziata in giallo.
Le immagini qui sotto dimostrano invece il grande volume di terra che verrà movimentata dall’eventuale cantiere. Nella prima immagine a sinistra è possibile osservare come la superficie del parcheggio sia  quasi paragonabile a quella dell’attuale maxi parcheggio, del campo sportivo o dell’area ex consorzio. La seconda immagine illustra invece come il progetto prevedaParcheggio campetto dei frati - vista osimo comparativa Parcheggio campetto dei frati - sezione progetto A-Alo sbancamento di circa 30 metri di dislivello sul fianco della collina e, in corrispondenza del campetto, si raggiungerebbe una profondità di ben 11 metri al di sotto dell’attuale livello del terreno.
Date le caratteristiche dell’area e del progetto, riteniamo che il rischio archeologico legato all’opera sia molto alto: la probabilità che il campetto dei frati nasconda reperti e strutture archeologiche è elevata e, qualora quest’ipotesi fosse accertata, non c’è dubbio che il cantiere si imbatterebbe nei reperti.

Considerazione 2: il progetto sembra predisposto per riprodurre la stessa situazione dell’ex-consorzio

A nostro avviso il progetto sembra avere tutte le caratteristiche per riproporre la stessa situazione della vicenda ex-consorzio. Memori dell’esperienza, vogliamo sottolineare alcuni concetti affinché non si ripetano gli stessi errori e le stesse polemiche:

  • il controllo archeologico dovrebbe essere presente fin dall’inizio dei lavori, se non addirittura prevedere la possibilità di sondaggi esplorativi preliminari per accertare l’entità del deposito archeologico, così da essere certi di non danneggiare strutture e non incorrere poi in costosissime misure d’emergenza per modificare il progetto in corso d’opera.
  • Il privato è tenuto a pagare le spese dello scavo archeologico, come previsto dalla normativa. Dato l’elevata probabilità di rinvenire reperti archeologici in un qualsiasi cantiere aperto in Italia, riteniamo che nel nostro Paese il rischio archeologico sia parte integrante del rischio d’impresa di una qualsiasi attività edile.
  • Qualora si rinvengano strutture archeologiche ritenute dagli esperti di particolare interesse, l’opera dovrebbe adattarsi alla tutela ed alla valorizzazione dei reperti, non viceversa.

Considerazione 3: “valorizzazione” e “mecenatismo”

Qualora un progetto dovesse effettivamente partire e nel caso (assai probabile) che siano rinvenuti reperti, vorremmo puntualizzare la nostra opinione sul significato di due parole molto usate nel descrivere la vicenda ex-consorzio: “valorizzare” e “mecenatismo”.

  • Valorizzare.  Pensiamo che valorizzare non significhi movimentare migliaia di metri cubi di terreno ad alto rischio archeologico per poi relegare gli eventuali reperti rinvenuti in un parcheggio.
  • Mecenatismo. Un privato che in un suo cantiere trovi reperti archeologici paga le spese di scavo perchè è un obbligo di legge, non per mecenatismo. Stanti le attuali condizioni di vendita ed il progetto preliminare dell’ufficio tecnico comunale, il privato disposto ad assumersi il costo del parcheggio (incluso quello archeologico), lo fa perchè nella sua gestione vede un margine affinchè il capitale investito sia remunerato: si tratta di profitto personale, è del tutto lecito, ma non è mecenatismo.

Documentazione ufficiale

Il nostro articolo si basa su documenti ufficiali a cui abbiamo avuto accesso attraverso la pagina web del Comune di Osimo. Riportiamo di seguito i documenti inerenti direttamente a quanto descritto in questo articolo:
[1] Progetto preliminare redatto dall’ufficio tecnico (pubblicato nel 2011)
[2] Parere della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici (2010)
[3] Alienazione del campetto dei frati (atto CC n.64 del 29-08-2012)
[4] Estratto dal verbale del consiglio comunale sull’alienazione (29-08-2012)
[5] Primo bando di selezione (13/12/2012)
[6] Secondo bando di selezione con riduzione del prezzo del 10% (21/02/2013)

La chiesa nel parcheggio. La conferma dai documenti ufficiali

La nuova variante al progetto di centro commerciale nell’area dell’ex-consorzio, di cui in questo report rendiamo disponibile la documentazione, provvede alla tutela della basilica paleocristiana ma, come argomentiamo di seguito, a nostro avviso non offre adeguate garanzie in merito alla sua valorizzazione.

Distinguiamo anzitutto tra i due termini: la tutela include la protezione e la conservazione dei beni culturali, ossia la prevenzione, le attività di manutenzione e restauro del bene. Nel nostro caso, questa include gli scavi archeologici nell’area dell’ex-consorzio e tutte le azioni necessarie per garantire l’integrità della chiesa. La valorizzazione invece mira a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso (art. 3, 6, 29 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.L. 42/2004).

1. La necessita’ della variante

L’autorizzazione al progetto di costruzione del centro commerciale risale al dicembre 2012. Nel giugno 2013, circa un mese dopo l’inizio dei lavori, vengono intrapresi gli scavi archeologici sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. L’entità dei ritrovamenti, che includono la chiesa paleocristiana, varie tombe e molti reperti, viene anticipata dal dott. Maurizio Landolfi in una prima intervista.

A settembre 2013 la Soprintendenza inizia una serie di colloqui con il costruttore per chiedere una modifica del progetto originale. Tali colloqui si formalizzano nell’imposizione, ad ottobre 2013, di un vincolo archeologico sull’intera area della basilica, che rende pertanto obbligatoria la sua tutela [4]. Per legge la tutela può essere svolta (1) semplicemente rinterrando il bene culturale (e tutelandone così l’integrità) oppure (2) rendendolo fruibile. Di fatto la scelta tra queste due possibilità dipende dalla disponibilità a gestirlo da parte di un ente o un privato. Nel caso in questione la Soprintendenza ha optato per chiedere al costruttore di rendere il bene comunque fruibile, nella speranza che qualcuno provvederà alla sua gestione.

Infatti, come abbiamo dimostrato nel nostro precedente report, il vecchio progetto del centro commerciale era incompatibile con la tutela della basilica, perché questa si trova dove sarebbe stato costruito l’ingresso del sottoparcheggio. Così, anche grazie alla mobilitazione dei cittadini, tra settembre ed ottobre si arriva alla variante del progetto (vedi [5]), descritta in dettaglio della sezione successiva.

Note: una versione preliminare di tale variante prevedeva che la chiesa fosse sepolta sotto un tavolato di legno (vedi [1]), ma dopo un colloquio con la Soprintendenza è maturata la soluzione attuale [2]. Il progetto ha ricevuto il nulla osta della Soprintendenza il 7 ottobre [3] e l’autorizzazione comunale in data 25 ottobre [6].

2. Il progetto definitivo

Per descrivere il progetto definitivo, riportiamo le parole usate nella documentazione prodotta dalla F.lli Simonetti ed inviata al Comune di Osimo ed alla Soprintendenza (il sottolineato è nostro).

Tale conservazione ha determinato una modifica alla viabilità interna di accesso e di uscita al piano autorimesse, che il progetto autorizzato prevedeva proprio in corrispondenza di tali reperti archeologici, attraverso lo spostamento dell’ascensore e ad alcune modifiche strutturali.

(dalla Relazione illustrativa, vedi [1] )

[una soluzione] che prevede la realizzazione di un ambiente praticabile con le seguenti caratteristiche:

  • delimitazione dell’area di scavo con pareti in cartongesso nella parte sottostante il fabbricato da realizzare
  • copertura dell’area di scavo esterna al fabbricato con pannelli in rame o similari
  • ricambi d’aria con griglie di aerazione
  • accesso da una parte dell’ambiente autorimessa con pianerottolo in legno di mq 4 circa da realizzare all’interno dell’area di scavo
  • predisposizione impianto di illuminazione con apposito allaccio alla rete pubblica e relativo contature di consumo
  • tinteggiatura delle pareti in colore bianco

L’ambiente sarà realizzato in moto decoroso, arieggiato e con la predisposizione dell’impianto di illuminazione. La superficie dell’ambiente sarà di mq 179 […]

(dalle modifiche dopo colloquio con Soprintendenza, vedi [2] )

Riportiamo inoltre due tavole grafiche con la sezione dell’edificio e la pianta del livello che ospiterà i reperti.

pianta parcheggio variante 2sezione variante 2

 

3. Uno scenario reale

Con l’idea di rendere facilmente comprensibili le caratteristiche della variante approvata e come i reperti archeologici si integreranno nel contesto del nuovo centro commerciale, abbiamo effettuato alcune elaborazioni grafiche della pianta del progetto.

Sono stati evidenziati con colori alcuni elementi che riteniamo centrali: le dimensioni dei reperti, le pareti in cartongesso che separano il parcheggio dall’area archeologica, i pannelli in rame che andranno a coprire l’area esterna alla struttura, la viabilità interna del parcheggio, i posti auto, il pannello illustrativo, i piloni e l’ascensore.

Inoltre, utilizzando modelli di automobile e persone nella stessa scala della pianta, abbiamo  riprodotto uno scenario plausibile di fruizione in cui un gruppo di persone voglia visitare i reperti archeologici durante il normale orario di attività del centro commerciale.

pianta variante 2 in contestoRiportiamo inoltre alcune immagini per comprendere come il progetto si inserirà nel contesto cittadino.

vista dettaglio area variante 2 con piantavista globale variante 2 con pianta

4. Considerazioni

Sottolineiamo ora alcuni aspetti che a nostro parere suscitano perplessità sulla qualità della soluzione prevista. Ci auguriamo che a lavori conclusi le considerazioni seguenti (che si basano sulla documentazione a cui si fa riferimento nel nulla osta della Soprintendenza [5] e nell’autorizzazione comunale [6]) vengano smentite dai fatti.

  • La chiesa è costretta in un locale chiuso e senza vetri, con una porta di ingresso di 80-90cm, larghezza che ci sembra del tutto inadeguata per un accesso pubblico ad un bene culturale.
  • I reperti sembrano “asfissiati” dalle pareti: per quanto l’area sottoposta a tutela sia rispettata, le pareti delineano il minimo spazio utile a contenere il bene. Inoltre, parte dell’ascensore e 3 piloni sono direttamente inseriti nell’ambiente previsto per la tutela.
  • Il bene non sembra facilmente riconoscibile dall’esterno, sia per la mancanza di vetri alle pareti, sia per la disposizione dei pannelli in rame. Riteniamo che predisporre un pannello didattico sulla parete esterna dell’edificio non sia una soluzione sufficiente a compensare una scelta progettuale incorretta.
  • Il locale potrebbe non essere facilmente accessibile al pubblico: dalla nostra rielaborazione si comprende che scenari quali una scolaresca in visita implicherebbero un conflitto tra la sicurezza del pubblico e la viabilità interna del parcheggio. Sembrerebbe quasi che l’accesso degli autoveicoli sia più curato di quello delle persone.

 A nostro parere, quindi, il progetto presenta tre criticità fondamentali:

  1.  La chiesa avrebbe una scarsissima visibilità rispetto ai visitatori “di passaggio”, come quelli che si recano al centro commerciale o verso l’area del San Carlo.
  2. Riteniamo che valorizzare e conferire la dovuta dignità ad un bene della città sia altra cosa da confinarlo in un’area chiusa e di difficile accesso, per di più inserita in un parcheggio di un centro commerciale.
  3. A nostro parere il progetto limita in partenza future politiche di valorizzazione e musealizzazione. Per quanto queste politiche competono all’amministrazione pubblica, è proprio il progetto che può renderle o meno praticabili: basti pensare ad esempio ad un gruppo di studenti in visita, costretti ad entrare in pochi per volta.

5. Domande aperte e conclusioni

Rimangono quindi ancora insolute le seguenti questioni:

  • Qual è lo scopo per cui è stato progettato l’ambiente? Più che per il libero accesso al pubblico, lo spazio sembrerebbe pensato per accessi puntuali ed in gruppi ridotti di persone. Come farà un semplice cittadino ad accedere all’area tutelata? Dovrà recarsi in Comune per chiedere la chiave?
  • Dove si trova l’aula didattica-museale con pannelli illustrativi di cui parla il comunicato dell’Amministrazione comunale? Probabilmente sarà prevista in altri piani della struttura, ma un ambiente attiguo o addirittura integrato all’area degli scavi avrebbe senz’altro contribuito alla qualità della soluzione.
  • Esistono progetti per la manutenzione e la gestione del bene? Al momento non e’ stata presentata da parte dell’Amministrazione alcuna iniziativa di valorizzazione, né è stata manifestata l’intenzione di voler perseguire tale intento. Le uniche dichiarazioni sull’orientamento dell’Amministrazione sono quelle rilasciate dal sindaco Simoncini al servizio del Tg2 del 27/10/2013.  Alla domanda “Ma chi si occuperà della manutenzione culturale?” il sindaco demanda la responsabilità della gestione e valorizzazione alle associazioni culturali presenti sul territorio, e quindi al volontariato a costo zero. Ci spiace constatare che il Comune abbia finora deciso di non onorare un impegno che e’ proprio di una istituzione pubblica. Un impegno piccolo, economicamente risibile, eppure fondamentale, che non può reggersi sul lavoro intellettuale gratuito dell’associazionismo.

In conclusione, senza dubbio la tutela della chiesa è garantita. Crediamo però che il problema della sua valorizzazione presente e futura non sia stato affrontato in modo convincente.  Ci auguriamo pertanto che l’amministrazione comunale provveda al più presto ad organizzare un incontro pubblico per presentare i dettagli del progetto approvato e sciogliere tutti i dubbi sull’effettiva valorizzazione dei reperti.

Documentazione ufficiale

Questo articolo fa riferimento esclusivamente a documenti pubblici del Comune di Osimo, a cui Argentina Severini (consigliere comunale del gruppo Pe.Li.De.), che ringraziamo per la collaborazione, ci ha gentilmente permesso di accedere.
Di seguito riportiamo una copia PDF della documentazione cartacea. Nel caso del progetto definitivo, riportiamo un estratto con gli elementi che consideriamo salienti.

[1] Relazione illustrativa (13/09/2013)
[2] Modifiche dopo colloquio con soprintendenza (25/09/2013)
[3] Nulla osta della soprintendenza (07/10/2013)
[4] Avvio della dichiarazione dell’interesse culturale (08/10/2013)
[5] Estratto del progetto definitivo (15/10/2013)
[6] Autorizzazione comunale (23/10/2013)