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Tavola rotonda scavi ex-consorzio (Audio completo)

dibattito ex-consorzioVenerdì 18 ottobre abbiamo partecipato alla tavola rotonda intitolata “La nostra storia”, organizzata da alcuni cittadini di Osimo per fare chiarezza sul tema dei ritrovamenti archeologici nell’area dell’ex-consorzio. La serata ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, a testimoniare l’interesse su questo tema da lungo dibattuto in città. Assenti illustri sono stati il Sindaco di Osimo e l’assessore alla cultura, più volte evocati dalle molteplici domande dei cittadini, rimaste purtroppo senza risposta.

Di seguito è disponibile la registrazione integrale dell’incontro, suddivisa per intervento.

 

Introduzione. Tavola rotonda – Introduzione

La moderazione dell’incontro è affidata a Roberto Mosca, che ha introdotto i relatori.

 

1) Maurizio Landolfi. Tavola rotonda – Maurizio Landolfi (Soprintendenza)

La tavola rotonda è stata aperta da una relazione di Maurizio Landolfi, archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, nella quale ha descritto i ritrovamenti emersi duranti gli scavi ed ha mostrato alcune immagini dei resti della chiesa paleocristiana, probabilmente una basilica cimiteriale per la presenza al suo interno e nelle immediate vicinanze di sepolture alla cappuccina. Landolfi ipotizza che la chiesa, di cui sottolinea la tecnica costruttiva romana con fondazioni in opus spicatum e alzato realizzato con tegole ad alette, possa essere identificata in S. Donato alle Lame, basilica citata nel Codice Bavaro (una raccolta, compilata intorno al X secolo, di documenti del VII-X secolo). I ritrovamenti, afferma Landolfi, includono non soltanto la basilica (che al momento sarebbe così la più antica chiesa di Osimo), ma anche un tratto di una strada romana e almeno 7 fossi in cui sono stati rinvenuti moltissimi materiali, soprattutto di età romana. Questi ultimi, seppur non tutti di elevatissimo spessore artistico, costituiscono una testimonianza storica di inestimabile valore.

 

2) Associazioni. Tavola rotonda – Associazioni (Archeoclub & Italia Nostra)

Gli interventi di Archeoclub ed Italia Nostra si sono concentrati rispettivamente nell’invito a collaborare con l’associazione, e nella presentazione di immagini che mostravano l’altezza delle abitazioni di Osimo rispetto a quella del futuro centro commerciale, suggerendo implicitamente che quest’ultimo avrà un elevato impatto sul paesaggio urbano sulla città.

 

3) Roberto Mosca. Tavola rotonda – Roberto Mosca

Roberto Mosca ha portato il dibattito sull’analisi storica riguardo l’identità della chiesa rinvenuta, ritenendo che si tratti della chiesa di S. Andrea del Filello e non, come sostiene il dott. Landolfi, di quella di S. Donato alle Lame. La discussione viene argomentata con il supporto di alcune immagini dell’area dall’alto (tra cui l’immagine da noi prodotta, che delinea la pianta della chiesa, e disponibile nel nostro report) e di piante di Osimo, prodotte in collaborazione con Italia Nostra, prodotte a partire da mappe di un incisore olandese del XVII secolo.

 

4) Massimo Morroni.Tavola rotonda – Massimo Morroni

Nell’ultimo intervento della tavola rotonda, Massimo Morroni approfondisce l’analisi dell’attribuzione dei resti della chiesa, portando il numero delle possibili identificazioni a 7, illustrandone le ipotetiche ubicazioni tramite l’ausilio di mappe storiche. Secondo Morroni sia l’identificazione con la chiesa di S. Andrea del Filello che con quella di S. Donato alle Lame pongono dei problemi di ordine topografico: la prima sarebbe da posizionarsi più nei pressi dell’antica via della Marcelletta mentre per la seconda, il toponimo Lame o Lamaticci sarebbe da riferire ad una zona distante almeno 500 m da quella del ritrovamento. A questo proposito il dott. Landolfi fa notare che l’area di pertinenza del toponimo antico potrebbe non coincidere perfettamente con quella dell’attuale ed è possibile che nel IX secolo l’area delle Lame comprendesse una zona più ampia, come la presenza di molti antichi fossi nell’area degli scavi lascerebbe supporre (il termine lame o lamaticci indicherebbe un terreno soggetto a frane e dilavamento). La chiesa che dalle carte sembra coincidere geograficamente di più con i ritrovamenti sarebbe quella di S. Maria dell’Olivo, la cui edificazione tuttavia, come Morroni fa notare, non sarebbe anteriore al XVI secolo, periodo certamente non compatibile con le informazioni che le evidenze archeologiche forniscono. Ultima suggestiva ipotesi è che possa trattarsi del famoso ìερòν (hieron) che secondo il racconto di Procopio (II, 26) sorgeva nei pressi di Osimo. La cronologia di tale identificazione coinciderebbe perfettamente con quella che emerge dalla tecnica muraria dei resti della chiesa e dalla tipologia delle sepolture rinvenute. Anche qui però si porrebbero alcuni problemi perché fino ad oggi lo ìερòν era stato identificato con la Chiesa dei SS. Martiri detta anche del Crocifisso in Via Roncisvalle. 

 

Conclusioni. Tavola rotonda – Conclusioni

Le conclusioni dell’incontro vengono lasciate a Landolfi, il quale si dice soddisfatto della folta partecipazione della cittadinanza e sottolinea come la Soprintendenza, agendo in sinergia con la proprietà del cantiere, abbia fatto tutto il necessario perché ogni emergenza archeologica dell’area fosse accuratamente documentata e conservata.

 

Dibattito. Tavola rotonda – Dibattito

Durante il dibattito pubblico diversi cittadini hanno preso la parola per formulare domande al dott. Landolfi, o per esprimere perplessità nei confronti del progetto di centro commerciale e richiedere una maggior discussione pubblica. Dopo alcune domande tecniche, nel primo dei nostri interventi (minuto 7:10), che si è svolto alla presenza del dott. Landolfi, abbiamo fatto notare l’assenza dell’Amministrazione, che per mesi ha tenuto all’oscuro la cittadinanza sull’importanza dei ritrovamenti e sulle (eventuali) strategie di tutela che intendeva perseguire. Landolfi ha sottolineato la correttezza del lavoro svolto dalla Soprintendenza, e ci ha invitati a proseguire a fare da sprone nei confronti del Comune.

Un consigliere di maggioranza, subito dopo il nostro intervento, si è seduto tra i relatori, senza però intervenire sulle questioni che erano state da noi sollevate. Gli interventi successivi hanno stigmatizzato il progetto di valorizzazione presentata di concerto da Soprintendenza e Amministrazione come pessima dal punto di vista urbanistico, mentre altri hanno manifestato perplessità nei confronti della necessità di un ulteriore centro commerciale e avanzato preoccupazioni rispetto al progetto di conservazione dei resti nel contesto dello stesso centro, avanzando anche ipotesi di esproprio del terreno.

Nel nostro secondo intervento (minuto 41:48) abbiamo dichiarato che continueremo a seguire da vicino e con attenzione tutte le procedure di conservazione del sito e dei reperti, per accertarci che l’Amministrazione tenga fede a quanto pubblicato sulla stampa. Abbiamo quindi invitato tutta la cittadinanza a consultare il nostro sito web, in cui tutto il materiale disponibile sul tema verrà pubblicato.
Infine, nel terzo intervento (minuto 46:40) abbiamo mostrato che il caso di Osimo non è certo il primo in Italia in cui dei resti archeologici vengono rinvenuti durante i lavori per la costruzione di edifici (ad esempio, Sesto Fiorentino ed Avezzano). Quei casi, a cui possiamo guardare come esempi, dimostrano che la presenza di attività commerciali può essere coniugata con un’efficace valorizzazione e musealizzazione dei reperti.