Non solo ex-consorzio: #salviamolastoriadiosimo, perchè? Da cosa? Per chi?

Il nostro impegno con #salviamolastoriadiosimo è iniziato ormai 7 mesi fa ed oggi come allora siamo convinti della sua necessità.

In questo articolo vogliamo descrivere le motivazioni che animano la nostra attività, commentando innanzitutto il nostro interesse verso la vicenda ex-consorzio e spiegando poi le ragioni che giustificano un nostro impegno più ampio verso la Storia della città, non limitato alla singola questione ex-consorzio, da cui il nome #salviamolastoriadiosimo.

Ex-consorzio: perchè parlare della vicenda ?

Nel Settembre 2013 la vicenda ex-consorzio era di stretta attualità. Tra le prime indiscrezioni di ritrovamenti archeologici e l’assoluta mancanza di conferme da parte dell’amministrazione comunale, la situazione di incertezza ci ha spinto a scrivere il nostro primo appello, creando la pagina web e la pagina facebook.

colonna doricaLa nostra attenzione è stata evidentemente attirata dall’attualità di una vicenda che ha portato sulla bocca di tutti i temi della Storia e della gestione dei beni culturali. Nei nostri articoli abbiamo cercato di informare e sensibilizzare la cittadinanza su questi temi.

Discutendo le problematiche relative ai ritrovamenti presso l’ex-consorzio, ci siamo però presto ritrovati a parlare non solo della Storia e cultura della città, ma anche di altro: architettura ed urbanistica, interessi pubblici ed interessi privati, partecipazione della cittadinanza e rapporti tra istituzioni e privati. In altre parole, quella dell’ex-consorzio è una vicenda molto complessa che racchiude al suo interno molti argomenti: volendo parlare di Storia e Cultura, necessariamente, si finisce per affrontare anche tutti gli altri temi.
Siamo sempre stati coscenti della complessità della vicenda e dei suoi risvolti più ampi. Senza dubbio, questo è stato un importante stimolo che ha motivato ulteriormente il nostro impegno.

#salviamolastoriadiosimo: perchè?

Osimo, così come molte altre città, sta soffrendo una crisi pesantissima in cui molti hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Sembrerebbe quindi futile parlare di Storia.

Tuttavia, anche se le tematiche del nostro gruppo sembrano lontane dai temi impellenti della vita quotidiana, riteniamo che parlando di Storia sia possibile parlare di molti altri aspetti ad essa legati ed altrettanto importanti nella vita di tutti.

PortaMusoneOsimo

Qualcuno dice che in tempi di crisi bisogna fare sacrifici, magari vendendo i gioielli di famiglia. Ma così facendo, presi dall’emergenza, rischiamo di compiere azioni di cui in futuro potremo pentirci e dalle quali non sarà possibile tornare indietro. La Storia e le sue testimonianze, materiali e immateriali, sono gioielli terribilmente fragili e senza prezzo, lasciati in eredità a tutti noi da chi ci ha preceduto. Gioielli che abbiamo il dovere di conservare per chi verrà dopo.

– “Salvare la Storia di Osimo” vuol dire sensibilizzare la cittadinanza sulla sua Storia, cosicché, grazie ad una maggiore consapevolezza, se ne possa garantire una più adeguata tutela e valorizzazione.
– “Salvare la Storia di Osimo” vuol dire contribuire ad alzare la qualità del dibattito cittadino, affrontando temi e problematiche nella loro complessità, con metodo e competenze, evitando semplificazioni.
– “Salvare la Storia di Osimo” vuol dire riappropriarsi della Storia e del territorio della città, percependoli quali beni comuni, sentendosi in diritto di esprimere la propria opinione sulla loro destinazione.
– “Salvare la Storia di Osimo” vuol dire sollevare lo sguardo da un’orizzonte che la crisi ha schiacciato su problemi strettamente quotidiani: quando non si parlerà più di crisi, cosa vogliamo che rimanga della città?
– “Salvare la Storia di Osimo” vuol dire ridefinire priorità, salvare la città e con essa salvare noi stessi.

#salviamolastoriadiosimo: da chi o che cosa?

La Storia di Osimo va salvata da un’idea di progresso a tutti i costi in cui il profitto economico ha la priorità su tutto. L’idea che il profitto possa giustificare qualsiasi cosa ha generato, e continua a generare ogni giorno, conseguenze nefaste nelle vite di tutti: basti pensare alle multinazionali che decidono di delocalizzare la produzione per massimizzare i profitti, nonostante i bilanci in attivo.

fontemagnaLa Storia di Osimo va salvata da un’idea di progresso che gran parte della cittadinanza ha supportato o quantomeno tollerato, ciascuno nelle debite proporzioni. Le politiche, più o meno criticabili, applicate ai territori dalle forze politiche elette nelle amministrazioni locali sono l’espressione di una società in cui Storia, Cultura, Territorio, Paesaggio e Partecipazione sono parole che hanno avuto un valore molto limitato.

In fondo, la Storia di Osimo va salvata da noi stessi.

#salviamolastoriadiosimo: per chi?

La Storia di Osimo va salvata per tutti, nessuno escluso.

Il contributo che il nostro gruppo può apportare è quello di informare e sensibilizzare la cittadinanza. Si tratta di un contributo limitato, ne siamo coscienti, ma evidentemente non può essere un gruppo ristretto di persone a “salvare la Storia” di un’intera città. Noi semplicemente cerchiamo di fare la nostra parte.

In quest’ottica, il nostro gruppo è aperto alla collaborazione con persone ed associazioni che condividano il nostro spirito, tanto accettando contributi esterni, quanto offrendo il nostro contributo a vicende e tematiche affini.logo quadrato
Per quanto riguarda invece le forze politiche, chiunque voglia utilizzare il nostro materiale e le nostre idee o prenderne spunto per darne uno profilo “istituzionale”, ben venga, a patto però di non stravolgere il nostro spirito e di rispettare i nostri diritti, la nostra identità e la nostra autonomia.

Campetto dei Frati: il dejavù dell’archeologia nel parcheggio

Il nostro gruppo è nato lo scorso Settembre sotto la spinta delle notizie dei ritrovamenti archeologici presso l’area ex-consorzio e fino ad oggi ci siamo dedicati esclusivamente a questa vicenda. Il nome #salviamolastoriadiosimo, però, è stato scelto pensando ad un impegno più ampio verso la storia ed i beni culturali rispetto alla sola vicenda allora strettamente di attualità. L’occasione per questo articolo, non legato direttamente all’ex-consorzio, ci è stata offerta dall’assemblea cittadina aperta che si terra il prossimo 2 di Marzo, presso il chiostro del Santuario di San Giuseppe da Copertino. L’idea dell’evento è quella di provare a co-progettare l’utilizzo di alcuni spazi pubblici. Tra questi, in particolare, il cosiddetto “Campetto dei Frati”, terreno di cui si parla da anni per realizzare un nuovo maxi-parcheggio. A beneficio di chi non fosse informato, vogliamo descrivere brevemente il più recente progetto di parcheggio reso noto dal Comune ed esporre alcune considerazioni sull’aspetto archeologico della vicenda, a nostro avviso non sufficientemente sottolineato ma assolutamente centrale data la posizione e la natura nel terreno.

Un parcheggio nel “Campetto dei Frati”: un’idea ricorrente

L’idea di realizzare un parcheggio nel “Campetto dei Frati” circola ormai da molti anni: già nel 2005 l’amministrazione Latini annunciava che per l’area era prevista la costruzione di nuovo parcheggio con uscita in via Fonte Magna, a totale carico dei privati tramite un’operazione di project financing. Ogni anno il progetto del parcheggio viene rilanciato e nel 2008 si annuncia la prossima istituzione del bando per l’individuazione della società che costruirà e avrà in concessione la gestione dell’impianto, annuncio che cade però nel vuoto. Il progetto sembra stagnare a tal punto che quando nel 2010 il Comune si trova in difficoltà con la situazione della scuola elementare Bruno da Osimo, si prospetta di costruirvi un plesso scolastico. Il progetto del parcheggio al campetto dei frati viene poi riproposto nel gennaio 2011 insieme ad altri 3 ipotesi per la realizzazione di un nuovo parcheggio a servizio del centro storico. Nel 2012 si passa dal project financing a una vendita vera e propria,  dato che il terreno viene inserito nel piano delle alienazioni insieme al mercato coperto e l’ex-cinema Concerto, con la condizione che l’acquirente realizzi il parcheggio. Dopo varie aste pubbliche andate deserte [5] [6], il terreno non sembra, al momento, aver trovato acquirenti interessati.

Il progetto preliminare redatto dall’Ufficio tecnico comunale

Il 29 Agosto 2012, il consiglio comunale approva la delibera con cui si aggiunge il terreno del campetto dei frati al piano delle alienazioni [3] [4]. Nell’atto del consiglio comunale si legge che:

  • l’acquirente dovrà realizzare nell’area in questione un parcheggio in parte privato ed in parte pubblico ed avrà la gestione della parte di uso pubblico;
  • l’acquirente dovrà realizzare con accesso carrabile il collegamento tra il parcheggio di via Fontemagna seguendo il progetto preliminare redatto dall’Ufficio tecnico comunale e approvato dalla competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici;

(dall’atto CC n.64 del 29-08-2012, vedi [2] )

Analizzando il materiale a disposizione nel sito del Comune, il progetto preliminare a cui fa riferimento l’atto comunale sembrerebbe una delle 4 proposte di un nuovo parcheggio nei pressi del centro storico presentate nel 2011. Come illustra il dossier disponibile sul sito del Comune [1], la struttura ospiterebbe 210 posti auto + 46 Box, articolandosi su tre livelli di parcheggio e impegnando una superficie lorda di ingombro di circa 3.000 mq. Non ci soffermiamo in questa sede sull’impatto paesaggistico del progetto. Facciamo però notare che allegato al dossier vi è il parere della la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici che esprimeva forti perplessità, pur essendo “in linea di massima favorevole” alla fattibilità dell’intervento. A tal proposito vorremmo anche conoscere quale parere ha espresso in merito la Soprintendenza per i Beni Archeologici, dato che per lavori di tale entità in un terreno a rischio archeologico dovrebbe essere senz’altro stata interpellata.

Parcheggio campetto dei frati - contesto 1Parcheggio campetto dei frati - simulazione progetto 2Parcheggio campetto dei frati - simulazione progetto 4

 

Parcheggio campetto dei frati - rendering 4Parcheggio campetto dei frati - rendering 3Parcheggio campetto dei frati - pianta parcheggio I livello

 

Considerazione 1: il rischio archeologico del progetto è molto alto

Il “Campetto dei Frati” è un ampio tratto di terreno pianeggiante situato proprio a ridosso di Fonte Magna (il bellissimo ninfeo monumentale realizzato tra I sec. a.C. e I sec. d.C.) e delle mura romane. edOltre alla normale stratificazione archeologica (sulla scarpata prospiciente il terreno affiorano chiaramente frammenti di ceramica romana e medievale) è ipotizzabile anche la presenza di strutture sepolte. Le immagini qui sopra mostrano l’area del campetto ed una simulazione di  come la pianta del parcheggio vi si potrebbe inserire, Fonte Magna è stata evidenziata in giallo.
Le immagini qui sotto dimostrano invece il grande volume di terra che verrà movimentata dall’eventuale cantiere. Nella prima immagine a sinistra è possibile osservare come la superficie del parcheggio sia  quasi paragonabile a quella dell’attuale maxi parcheggio, del campo sportivo o dell’area ex consorzio. La seconda immagine illustra invece come il progetto prevedaParcheggio campetto dei frati - vista osimo comparativa Parcheggio campetto dei frati - sezione progetto A-Alo sbancamento di circa 30 metri di dislivello sul fianco della collina e, in corrispondenza del campetto, si raggiungerebbe una profondità di ben 11 metri al di sotto dell’attuale livello del terreno.
Date le caratteristiche dell’area e del progetto, riteniamo che il rischio archeologico legato all’opera sia molto alto: la probabilità che il campetto dei frati nasconda reperti e strutture archeologiche è elevata e, qualora quest’ipotesi fosse accertata, non c’è dubbio che il cantiere si imbatterebbe nei reperti.

Considerazione 2: il progetto sembra predisposto per riprodurre la stessa situazione dell’ex-consorzio

A nostro avviso il progetto sembra avere tutte le caratteristiche per riproporre la stessa situazione della vicenda ex-consorzio. Memori dell’esperienza, vogliamo sottolineare alcuni concetti affinché non si ripetano gli stessi errori e le stesse polemiche:

  • il controllo archeologico dovrebbe essere presente fin dall’inizio dei lavori, se non addirittura prevedere la possibilità di sondaggi esplorativi preliminari per accertare l’entità del deposito archeologico, così da essere certi di non danneggiare strutture e non incorrere poi in costosissime misure d’emergenza per modificare il progetto in corso d’opera.
  • Il privato è tenuto a pagare le spese dello scavo archeologico, come previsto dalla normativa. Dato l’elevata probabilità di rinvenire reperti archeologici in un qualsiasi cantiere aperto in Italia, riteniamo che nel nostro Paese il rischio archeologico sia parte integrante del rischio d’impresa di una qualsiasi attività edile.
  • Qualora si rinvengano strutture archeologiche ritenute dagli esperti di particolare interesse, l’opera dovrebbe adattarsi alla tutela ed alla valorizzazione dei reperti, non viceversa.

Considerazione 3: “valorizzazione” e “mecenatismo”

Qualora un progetto dovesse effettivamente partire e nel caso (assai probabile) che siano rinvenuti reperti, vorremmo puntualizzare la nostra opinione sul significato di due parole molto usate nel descrivere la vicenda ex-consorzio: “valorizzare” e “mecenatismo”.

  • Valorizzare.  Pensiamo che valorizzare non significhi movimentare migliaia di metri cubi di terreno ad alto rischio archeologico per poi relegare gli eventuali reperti rinvenuti in un parcheggio.
  • Mecenatismo. Un privato che in un suo cantiere trovi reperti archeologici paga le spese di scavo perchè è un obbligo di legge, non per mecenatismo. Stanti le attuali condizioni di vendita ed il progetto preliminare dell’ufficio tecnico comunale, il privato disposto ad assumersi il costo del parcheggio (incluso quello archeologico), lo fa perchè nella sua gestione vede un margine affinchè il capitale investito sia remunerato: si tratta di profitto personale, è del tutto lecito, ma non è mecenatismo.

Documentazione ufficiale

Il nostro articolo si basa su documenti ufficiali a cui abbiamo avuto accesso attraverso la pagina web del Comune di Osimo. Riportiamo di seguito i documenti inerenti direttamente a quanto descritto in questo articolo:
[1] Progetto preliminare redatto dall’ufficio tecnico (pubblicato nel 2011)
[2] Parere della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici (2010)
[3] Alienazione del campetto dei frati (atto CC n.64 del 29-08-2012)
[4] Estratto dal verbale del consiglio comunale sull’alienazione (29-08-2012)
[5] Primo bando di selezione (13/12/2012)
[6] Secondo bando di selezione con riduzione del prezzo del 10% (21/02/2013)

Dopo il sequestro, quale futuro per i reperti?

Come è ormai noto a tutti, il cantiere presso l’area dell’ex-consorzio, e con esso gli scavi archeologici, è stato sequestrato dai Carabinieri il 23 gennaio, su mandato della Procura di Ancona. E’ notizia di questi giorni la conferma del provvedimento da parte del Tribunale del riesame, che ha respinto la richiesta di dissequestro.
Subito dopo la sospensione dei lavori il costruttore ha fatto richiesta di poter riaprire il cantiere per mettere cantiere-fossa-chiesain sicurezza i resti archeologici, che si trovavano in una situazione di grave emergenza. Infatti, poco prima del sequestro era stata scavata un’ampia fossa proprio a ridosso delle rovine della chiesa, che in caso di pioggia avrebbe potuto pregiudicare la stabilità dell’intero sito [la foto al lato è stata scattata lo scorso 9 Febbraio].
Così, da lunedì 3 febbraio la Procura ha acconsentito a riaprire il cantiere e in questi giorni gli archeologi hanno sovrainteso i lavori di sistemazione.

Il nostro gruppo ha seguito le vicende di questi scavi fin da settembre, motivati dal desiderio di informare i cittadini di Osimo e dintorni sull’entità dei ritrovamenti archeologici. Pur se la questione attorno all’ex-consorzio ha fin dall’inizio scatenato polemiche a vari livelli (politico, commerciale, legale) gli articoli ed i report che abbiamo scritto si sono sempre concentrati esclusivamente sugli aspetti della tutela, e sulla responsabilità civile nei confronti del patrimonio culturale.
Per questo motivo, a differenza delle forze politiche di Osimo, desideriamo separare le questioni giudiziarie da quelle sullo stato del sito archeologico. Per lo stesso motivo abbiamo preferito aspettare che i facili entusiasmi si smorzassero prima di rendere pubblica la nostra posizione sulla situazione che si è venuta a creare dopo il sequestro.
Non commentiamo i motivi del sequestro: non siamo sufficientemente documentati al riguardo e la magistratura sta facendo il suo lavoro. Oltretutto, ricordiamo che ulteriori sviluppi legali sono previsti per il prossimo 20 di Marzo, giorno in cui è previsto il giudizio del TAR.

Prima considerazione: non c’è niente da festeggiare.

Il sequestro ha bloccato la costruzione del centro commerciale, ma purtroppo anche qualsiasi progetto di valorizzazione dell’area archeologica, introducendo molta incertezza circa il suo destino.
È quindi lecito chiedersi che fine farà la chiesa paleocristiana nel caso il cantiere dovesse essere fermato definitivamente.
La tettoia, che è recentemente stata approntata per proteggere i resti dalle intemperie, è solo una misura provvisoria e in assenza di adeguate opere di restauro e consolidamento, non basterà a salvaguardarne l’integrità a lungo termine.
Vogliamo esprimere qui la nostra estrema preoccupazione per il futuro del sito e chiediamo alle autorità competenti (Procura, Soprintendenza) di chiarire quali misure verranno prese nel caso di un prolungarsi, anche a tempo indeterminato, dei lavori.

Seconda considerazione: questa è un’occasione per ripensare alla valorizzazione del sito.

Nel casvista dettaglio area variante 2 con piantao il progetto di riqualificazione dell’area dovesse ripartire così com’è, il progetto di valorizzazione seguirà la famosa variante approvata lo scorso Ottobre. In un nostro articolo precedente abbiamo già descritto tale variante, tra l’altro documentando in dettaglio varie perplessità a cui è stato risposto con uno scarno comunicato di 45 parole.
Nel caso invece il progetto dovesse essere bloccato definitivamente dalla magistratura, ovviamente occorrerà trovare soluzioni alternative. Non c’è dubbio che anche in un simile scenario non faremo mancare il nostro contributo.

In ogni caso, qualunque sia il destino del cantiere, crediamo ci siano alcuni principi che un piano di valorizzazione del sito archeologico dovrebbe, seguire:

  • al sito dovrebbero essere garantite la massima visibilità e riconoscibilità, così come quanto più ampie possibili dovrebbero esserne l’accessibilità e la fruibilità.
  • il sito dovrebbe diventare un punto per lo sviluppo culturale dei cittadini e per la valorizzazione della città
  • dovrebbe essere redatto un apposito piano per la gestione e la manutenzione del sito
  • il sito dovrebbe essere svincolato da qualsiasi struttura commerciale ipoteticamente presente nell’area ex-consorzio, tanto nella gestione del bene che nella sua promozione

Lungi dal dettare “linee guida”, questi principi vogliono solo essere uno spunto per pensare a cosa significhi “valorizzazione” e quindi alimentare una discussione. Proprio l’incertezza sul futuro dell’area archeologica offre le condizioni ideali per un dibattito sul tema. Se il cantiere ripartirà, quanto discusso potrà evitare che le perplessità di oggi si trasformino nelle polemiche di domani. Se il cantiere non ripartirà, la discussione potrà essere la base di soluzioni alternative e condivise da tutta la cittadinanza.

Terza considerazione: non abbiamo fretta.

Riteniamo una buona notizia la decisione della procura di permettere la messa in sicurezza dei reperti: la loro tutela era senz’altro prioritaria.
Speriamo che la magistratura possa fare chiarezza in tempi ragionevoli. Nel frattempo, ci piacerebbe che il sequestro rappresentasse un’occasione per ripensare con più calma alla valorizzazione: per quanto ci riguarda, noi non abbiamo nessuna fretta di vedere i reperti in un parcheggio.

Emergenza rientrata: ora i reperti sembrerebbero protetti da una tettoia provvisoria

Un mese fa avevamo lanciato un allarme, ripreso dai principali giornali marchigiani, per le precarie condizioni in cui versavano i reperti archeologici, minacciati delle intemperie e dal ristagno d’acqua dovuto alle abbondanti piogge. In un articolo pubblicato sul Messaggero, il Soprintedente Maurizio Landolfi aveva risposto al nostro appello dichiarando che sarebbe stata presto realizzata una tettoia a protezione dei reperti.

Iniziamo l’anno con una buona notizia: rileviamo infatti con soddisfazione che il costruttore ha effettivamente predisposto la tettoia anticipata da Landolfi.

La tettoia provvisoria a protezione dei reperti

I reperti sembrerebbero ora protetti, in attesa che venga costruita la stanza adibita alla loro futura conservazione. Si è trattato di un piccolo ma importante sforzo, che speriamo permetterà di non sprecare il lavoro svolto in questi mesi dagli archeologi. Confidiamo che qualsiasi ulteriore opera provvisoria prevista a protezione dei reperti sia già stata realizzata o lo sarà al più presto.

Le dichiarazioni di Landolfi secondo cui la tettoia era già stata prevista, nonché la celerità con cui questa è stata poi realizzata, dimostrano che il nostro allarme era fondato. Rimaniamo quindi convinti della necessità della nostra opera di informazione affinchè l’attenzione e la partecipazione della cittadinanza rimanga alta.

Emergenza: la chiesa è di nuovo in pericolo

Avevamo concluso un nostro precedente contributo affermando che la tutela della chiesa fosse ormai garantita e che la principale problematica consistesse, a nostro parere, essenzialmente nella valorizzazione del sito. Tuttavia, alla luce delle condizioni critiche in cui versano le strutture, visibili a chiunque passi per via Ungheria, oggi ci troviamo di nuovo in una situazione di emergenza, e la tutela e la conservazione ritornano a essere questioni impellenti. Come si può notare dalla foto, le murature della chiesa paleocristiana, prive di un’adeguata protezione, si stanno velocemente deteriorando sotto l’azione delle intemperie e dell’abbondante ristagno d’acqua dovuto alla natura argillosa del terreno.

La chiesa paleocristiana allagata

Se l’acqua non verrà drenata e non si provvederà al più presto a fornire un’adeguata copertura alle strutture, queste non resisteranno fino alla conclusione dei lavori. In tal caso, le varianti al progetto saranno state del tutto inutili, perché non ci sarà più niente da tutelare.

Ma chi deve risolvere il problema? Secondo il “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (D.L.  42/2004) la conservazione e tutela della Chiesa è tra le responsabilità previste per il costruttore. Infatti, secondo tale normativa, “i privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione” (articolo 1 comma 5, e articolo 30 comma 3).

Pertanto chiediamo pubblicamente al costruttore di risolvere il problema con la massima urgenza, anche in virtù del tanto incensato mecenatismo dell’azienda, come dichiarato dal servizio del Tg2 andato in onda il 27 ottobre. Chiediamo infine al Comune di Osimo ed alle autorità competenti di vigilare sulla sua risoluzione.

 

La chiesa nel parcheggio. La conferma dai documenti ufficiali

La nuova variante al progetto di centro commerciale nell’area dell’ex-consorzio, di cui in questo report rendiamo disponibile la documentazione, provvede alla tutela della basilica paleocristiana ma, come argomentiamo di seguito, a nostro avviso non offre adeguate garanzie in merito alla sua valorizzazione.

Distinguiamo anzitutto tra i due termini: la tutela include la protezione e la conservazione dei beni culturali, ossia la prevenzione, le attività di manutenzione e restauro del bene. Nel nostro caso, questa include gli scavi archeologici nell’area dell’ex-consorzio e tutte le azioni necessarie per garantire l’integrità della chiesa. La valorizzazione invece mira a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso (art. 3, 6, 29 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.L. 42/2004).

1. La necessita’ della variante

L’autorizzazione al progetto di costruzione del centro commerciale risale al dicembre 2012. Nel giugno 2013, circa un mese dopo l’inizio dei lavori, vengono intrapresi gli scavi archeologici sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. L’entità dei ritrovamenti, che includono la chiesa paleocristiana, varie tombe e molti reperti, viene anticipata dal dott. Maurizio Landolfi in una prima intervista.

A settembre 2013 la Soprintendenza inizia una serie di colloqui con il costruttore per chiedere una modifica del progetto originale. Tali colloqui si formalizzano nell’imposizione, ad ottobre 2013, di un vincolo archeologico sull’intera area della basilica, che rende pertanto obbligatoria la sua tutela [4]. Per legge la tutela può essere svolta (1) semplicemente rinterrando il bene culturale (e tutelandone così l’integrità) oppure (2) rendendolo fruibile. Di fatto la scelta tra queste due possibilità dipende dalla disponibilità a gestirlo da parte di un ente o un privato. Nel caso in questione la Soprintendenza ha optato per chiedere al costruttore di rendere il bene comunque fruibile, nella speranza che qualcuno provvederà alla sua gestione.

Infatti, come abbiamo dimostrato nel nostro precedente report, il vecchio progetto del centro commerciale era incompatibile con la tutela della basilica, perché questa si trova dove sarebbe stato costruito l’ingresso del sottoparcheggio. Così, anche grazie alla mobilitazione dei cittadini, tra settembre ed ottobre si arriva alla variante del progetto (vedi [5]), descritta in dettaglio della sezione successiva.

Note: una versione preliminare di tale variante prevedeva che la chiesa fosse sepolta sotto un tavolato di legno (vedi [1]), ma dopo un colloquio con la Soprintendenza è maturata la soluzione attuale [2]. Il progetto ha ricevuto il nulla osta della Soprintendenza il 7 ottobre [3] e l’autorizzazione comunale in data 25 ottobre [6].

2. Il progetto definitivo

Per descrivere il progetto definitivo, riportiamo le parole usate nella documentazione prodotta dalla F.lli Simonetti ed inviata al Comune di Osimo ed alla Soprintendenza (il sottolineato è nostro).

Tale conservazione ha determinato una modifica alla viabilità interna di accesso e di uscita al piano autorimesse, che il progetto autorizzato prevedeva proprio in corrispondenza di tali reperti archeologici, attraverso lo spostamento dell’ascensore e ad alcune modifiche strutturali.

(dalla Relazione illustrativa, vedi [1] )

[una soluzione] che prevede la realizzazione di un ambiente praticabile con le seguenti caratteristiche:

  • delimitazione dell’area di scavo con pareti in cartongesso nella parte sottostante il fabbricato da realizzare
  • copertura dell’area di scavo esterna al fabbricato con pannelli in rame o similari
  • ricambi d’aria con griglie di aerazione
  • accesso da una parte dell’ambiente autorimessa con pianerottolo in legno di mq 4 circa da realizzare all’interno dell’area di scavo
  • predisposizione impianto di illuminazione con apposito allaccio alla rete pubblica e relativo contature di consumo
  • tinteggiatura delle pareti in colore bianco

L’ambiente sarà realizzato in moto decoroso, arieggiato e con la predisposizione dell’impianto di illuminazione. La superficie dell’ambiente sarà di mq 179 […]

(dalle modifiche dopo colloquio con Soprintendenza, vedi [2] )

Riportiamo inoltre due tavole grafiche con la sezione dell’edificio e la pianta del livello che ospiterà i reperti.

pianta parcheggio variante 2sezione variante 2

 

3. Uno scenario reale

Con l’idea di rendere facilmente comprensibili le caratteristiche della variante approvata e come i reperti archeologici si integreranno nel contesto del nuovo centro commerciale, abbiamo effettuato alcune elaborazioni grafiche della pianta del progetto.

Sono stati evidenziati con colori alcuni elementi che riteniamo centrali: le dimensioni dei reperti, le pareti in cartongesso che separano il parcheggio dall’area archeologica, i pannelli in rame che andranno a coprire l’area esterna alla struttura, la viabilità interna del parcheggio, i posti auto, il pannello illustrativo, i piloni e l’ascensore.

Inoltre, utilizzando modelli di automobile e persone nella stessa scala della pianta, abbiamo  riprodotto uno scenario plausibile di fruizione in cui un gruppo di persone voglia visitare i reperti archeologici durante il normale orario di attività del centro commerciale.

pianta variante 2 in contestoRiportiamo inoltre alcune immagini per comprendere come il progetto si inserirà nel contesto cittadino.

vista dettaglio area variante 2 con piantavista globale variante 2 con pianta

4. Considerazioni

Sottolineiamo ora alcuni aspetti che a nostro parere suscitano perplessità sulla qualità della soluzione prevista. Ci auguriamo che a lavori conclusi le considerazioni seguenti (che si basano sulla documentazione a cui si fa riferimento nel nulla osta della Soprintendenza [5] e nell’autorizzazione comunale [6]) vengano smentite dai fatti.

  • La chiesa è costretta in un locale chiuso e senza vetri, con una porta di ingresso di 80-90cm, larghezza che ci sembra del tutto inadeguata per un accesso pubblico ad un bene culturale.
  • I reperti sembrano “asfissiati” dalle pareti: per quanto l’area sottoposta a tutela sia rispettata, le pareti delineano il minimo spazio utile a contenere il bene. Inoltre, parte dell’ascensore e 3 piloni sono direttamente inseriti nell’ambiente previsto per la tutela.
  • Il bene non sembra facilmente riconoscibile dall’esterno, sia per la mancanza di vetri alle pareti, sia per la disposizione dei pannelli in rame. Riteniamo che predisporre un pannello didattico sulla parete esterna dell’edificio non sia una soluzione sufficiente a compensare una scelta progettuale incorretta.
  • Il locale potrebbe non essere facilmente accessibile al pubblico: dalla nostra rielaborazione si comprende che scenari quali una scolaresca in visita implicherebbero un conflitto tra la sicurezza del pubblico e la viabilità interna del parcheggio. Sembrerebbe quasi che l’accesso degli autoveicoli sia più curato di quello delle persone.

 A nostro parere, quindi, il progetto presenta tre criticità fondamentali:

  1.  La chiesa avrebbe una scarsissima visibilità rispetto ai visitatori “di passaggio”, come quelli che si recano al centro commerciale o verso l’area del San Carlo.
  2. Riteniamo che valorizzare e conferire la dovuta dignità ad un bene della città sia altra cosa da confinarlo in un’area chiusa e di difficile accesso, per di più inserita in un parcheggio di un centro commerciale.
  3. A nostro parere il progetto limita in partenza future politiche di valorizzazione e musealizzazione. Per quanto queste politiche competono all’amministrazione pubblica, è proprio il progetto che può renderle o meno praticabili: basti pensare ad esempio ad un gruppo di studenti in visita, costretti ad entrare in pochi per volta.

5. Domande aperte e conclusioni

Rimangono quindi ancora insolute le seguenti questioni:

  • Qual è lo scopo per cui è stato progettato l’ambiente? Più che per il libero accesso al pubblico, lo spazio sembrerebbe pensato per accessi puntuali ed in gruppi ridotti di persone. Come farà un semplice cittadino ad accedere all’area tutelata? Dovrà recarsi in Comune per chiedere la chiave?
  • Dove si trova l’aula didattica-museale con pannelli illustrativi di cui parla il comunicato dell’Amministrazione comunale? Probabilmente sarà prevista in altri piani della struttura, ma un ambiente attiguo o addirittura integrato all’area degli scavi avrebbe senz’altro contribuito alla qualità della soluzione.
  • Esistono progetti per la manutenzione e la gestione del bene? Al momento non e’ stata presentata da parte dell’Amministrazione alcuna iniziativa di valorizzazione, né è stata manifestata l’intenzione di voler perseguire tale intento. Le uniche dichiarazioni sull’orientamento dell’Amministrazione sono quelle rilasciate dal sindaco Simoncini al servizio del Tg2 del 27/10/2013.  Alla domanda “Ma chi si occuperà della manutenzione culturale?” il sindaco demanda la responsabilità della gestione e valorizzazione alle associazioni culturali presenti sul territorio, e quindi al volontariato a costo zero. Ci spiace constatare che il Comune abbia finora deciso di non onorare un impegno che e’ proprio di una istituzione pubblica. Un impegno piccolo, economicamente risibile, eppure fondamentale, che non può reggersi sul lavoro intellettuale gratuito dell’associazionismo.

In conclusione, senza dubbio la tutela della chiesa è garantita. Crediamo però che il problema della sua valorizzazione presente e futura non sia stato affrontato in modo convincente.  Ci auguriamo pertanto che l’amministrazione comunale provveda al più presto ad organizzare un incontro pubblico per presentare i dettagli del progetto approvato e sciogliere tutti i dubbi sull’effettiva valorizzazione dei reperti.

Documentazione ufficiale

Questo articolo fa riferimento esclusivamente a documenti pubblici del Comune di Osimo, a cui Argentina Severini (consigliere comunale del gruppo Pe.Li.De.), che ringraziamo per la collaborazione, ci ha gentilmente permesso di accedere.
Di seguito riportiamo una copia PDF della documentazione cartacea. Nel caso del progetto definitivo, riportiamo un estratto con gli elementi che consideriamo salienti.

[1] Relazione illustrativa (13/09/2013)
[2] Modifiche dopo colloquio con soprintendenza (25/09/2013)
[3] Nulla osta della soprintendenza (07/10/2013)
[4] Avvio della dichiarazione dell’interesse culturale (08/10/2013)
[5] Estratto del progetto definitivo (15/10/2013)
[6] Autorizzazione comunale (23/10/2013)

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Tavola rotonda scavi ex-consorzio (Audio completo)

dibattito ex-consorzioVenerdì 18 ottobre abbiamo partecipato alla tavola rotonda intitolata “La nostra storia”, organizzata da alcuni cittadini di Osimo per fare chiarezza sul tema dei ritrovamenti archeologici nell’area dell’ex-consorzio. La serata ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, a testimoniare l’interesse su questo tema da lungo dibattuto in città. Assenti illustri sono stati il Sindaco di Osimo e l’assessore alla cultura, più volte evocati dalle molteplici domande dei cittadini, rimaste purtroppo senza risposta.

Di seguito è disponibile la registrazione integrale dell’incontro, suddivisa per intervento.

 

Introduzione. Tavola rotonda – Introduzione

La moderazione dell’incontro è affidata a Roberto Mosca, che ha introdotto i relatori.

 

1) Maurizio Landolfi. Tavola rotonda – Maurizio Landolfi (Soprintendenza)

La tavola rotonda è stata aperta da una relazione di Maurizio Landolfi, archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, nella quale ha descritto i ritrovamenti emersi duranti gli scavi ed ha mostrato alcune immagini dei resti della chiesa paleocristiana, probabilmente una basilica cimiteriale per la presenza al suo interno e nelle immediate vicinanze di sepolture alla cappuccina. Landolfi ipotizza che la chiesa, di cui sottolinea la tecnica costruttiva romana con fondazioni in opus spicatum e alzato realizzato con tegole ad alette, possa essere identificata in S. Donato alle Lame, basilica citata nel Codice Bavaro (una raccolta, compilata intorno al X secolo, di documenti del VII-X secolo). I ritrovamenti, afferma Landolfi, includono non soltanto la basilica (che al momento sarebbe così la più antica chiesa di Osimo), ma anche un tratto di una strada romana e almeno 7 fossi in cui sono stati rinvenuti moltissimi materiali, soprattutto di età romana. Questi ultimi, seppur non tutti di elevatissimo spessore artistico, costituiscono una testimonianza storica di inestimabile valore.

 

2) Associazioni. Tavola rotonda – Associazioni (Archeoclub & Italia Nostra)

Gli interventi di Archeoclub ed Italia Nostra si sono concentrati rispettivamente nell’invito a collaborare con l’associazione, e nella presentazione di immagini che mostravano l’altezza delle abitazioni di Osimo rispetto a quella del futuro centro commerciale, suggerendo implicitamente che quest’ultimo avrà un elevato impatto sul paesaggio urbano sulla città.

 

3) Roberto Mosca. Tavola rotonda – Roberto Mosca

Roberto Mosca ha portato il dibattito sull’analisi storica riguardo l’identità della chiesa rinvenuta, ritenendo che si tratti della chiesa di S. Andrea del Filello e non, come sostiene il dott. Landolfi, di quella di S. Donato alle Lame. La discussione viene argomentata con il supporto di alcune immagini dell’area dall’alto (tra cui l’immagine da noi prodotta, che delinea la pianta della chiesa, e disponibile nel nostro report) e di piante di Osimo, prodotte in collaborazione con Italia Nostra, prodotte a partire da mappe di un incisore olandese del XVII secolo.

 

4) Massimo Morroni.Tavola rotonda – Massimo Morroni

Nell’ultimo intervento della tavola rotonda, Massimo Morroni approfondisce l’analisi dell’attribuzione dei resti della chiesa, portando il numero delle possibili identificazioni a 7, illustrandone le ipotetiche ubicazioni tramite l’ausilio di mappe storiche. Secondo Morroni sia l’identificazione con la chiesa di S. Andrea del Filello che con quella di S. Donato alle Lame pongono dei problemi di ordine topografico: la prima sarebbe da posizionarsi più nei pressi dell’antica via della Marcelletta mentre per la seconda, il toponimo Lame o Lamaticci sarebbe da riferire ad una zona distante almeno 500 m da quella del ritrovamento. A questo proposito il dott. Landolfi fa notare che l’area di pertinenza del toponimo antico potrebbe non coincidere perfettamente con quella dell’attuale ed è possibile che nel IX secolo l’area delle Lame comprendesse una zona più ampia, come la presenza di molti antichi fossi nell’area degli scavi lascerebbe supporre (il termine lame o lamaticci indicherebbe un terreno soggetto a frane e dilavamento). La chiesa che dalle carte sembra coincidere geograficamente di più con i ritrovamenti sarebbe quella di S. Maria dell’Olivo, la cui edificazione tuttavia, come Morroni fa notare, non sarebbe anteriore al XVI secolo, periodo certamente non compatibile con le informazioni che le evidenze archeologiche forniscono. Ultima suggestiva ipotesi è che possa trattarsi del famoso ìερòν (hieron) che secondo il racconto di Procopio (II, 26) sorgeva nei pressi di Osimo. La cronologia di tale identificazione coinciderebbe perfettamente con quella che emerge dalla tecnica muraria dei resti della chiesa e dalla tipologia delle sepolture rinvenute. Anche qui però si porrebbero alcuni problemi perché fino ad oggi lo ìερòν era stato identificato con la Chiesa dei SS. Martiri detta anche del Crocifisso in Via Roncisvalle. 

 

Conclusioni. Tavola rotonda – Conclusioni

Le conclusioni dell’incontro vengono lasciate a Landolfi, il quale si dice soddisfatto della folta partecipazione della cittadinanza e sottolinea come la Soprintendenza, agendo in sinergia con la proprietà del cantiere, abbia fatto tutto il necessario perché ogni emergenza archeologica dell’area fosse accuratamente documentata e conservata.

 

Dibattito. Tavola rotonda – Dibattito

Durante il dibattito pubblico diversi cittadini hanno preso la parola per formulare domande al dott. Landolfi, o per esprimere perplessità nei confronti del progetto di centro commerciale e richiedere una maggior discussione pubblica. Dopo alcune domande tecniche, nel primo dei nostri interventi (minuto 7:10), che si è svolto alla presenza del dott. Landolfi, abbiamo fatto notare l’assenza dell’Amministrazione, che per mesi ha tenuto all’oscuro la cittadinanza sull’importanza dei ritrovamenti e sulle (eventuali) strategie di tutela che intendeva perseguire. Landolfi ha sottolineato la correttezza del lavoro svolto dalla Soprintendenza, e ci ha invitati a proseguire a fare da sprone nei confronti del Comune.

Un consigliere di maggioranza, subito dopo il nostro intervento, si è seduto tra i relatori, senza però intervenire sulle questioni che erano state da noi sollevate. Gli interventi successivi hanno stigmatizzato il progetto di valorizzazione presentata di concerto da Soprintendenza e Amministrazione come pessima dal punto di vista urbanistico, mentre altri hanno manifestato perplessità nei confronti della necessità di un ulteriore centro commerciale e avanzato preoccupazioni rispetto al progetto di conservazione dei resti nel contesto dello stesso centro, avanzando anche ipotesi di esproprio del terreno.

Nel nostro secondo intervento (minuto 41:48) abbiamo dichiarato che continueremo a seguire da vicino e con attenzione tutte le procedure di conservazione del sito e dei reperti, per accertarci che l’Amministrazione tenga fede a quanto pubblicato sulla stampa. Abbiamo quindi invitato tutta la cittadinanza a consultare il nostro sito web, in cui tutto il materiale disponibile sul tema verrà pubblicato.
Infine, nel terzo intervento (minuto 46:40) abbiamo mostrato che il caso di Osimo non è certo il primo in Italia in cui dei resti archeologici vengono rinvenuti durante i lavori per la costruzione di edifici (ad esempio, Sesto Fiorentino ed Avezzano). Quei casi, a cui possiamo guardare come esempi, dimostrano che la presenza di attività commerciali può essere coniugata con un’efficace valorizzazione e musealizzazione dei reperti.

La chiesa nel parcheggio? Un’ipotesi, in attesa di informazioni ufficiali

Questo articolo nasce dalla carenza di informazioni sui reperti archeologici ritrovati durante i lavori di recupero dell’area ex-consorzio di Osimo.
Partendo da quanto pubblicato dalla stampa, e grazie ad ulteriori elementi emersi dalla rete, è stato possibile effettuare una stima di forma e dimensioni della chiesa paleocristiana, del suo inserimento nell’area dei lavori e dell’impatto sul progetto in costruzione.
Da tale analisi emerge come nel progetto in corso di realizzazione, così com’è visibile dalle immagini disponibili online, la chiesa coinciderebbe con l’ingresso del sotto parcheggio del nuovo centro commerciale.

1. Le immagini degli scavi

A distanza di mesi dai primi ritrovamenti, le uniche immagini disponibili dello scavo sono quelle dei lavori in corso apparse sulla stampa.
Per avere una visione di insieme dell’area coinvolta, convinti di ottenere un’immagine delle zona precedente all’inizio dei lavori, abbiamo cercato in Google Earth l’area ex consorzio. Con nostra sorpresa, invece, nelle immagini di Google l’edificio del consorzio è già stato demolito: l’ultimo aggiornamento risale infatti al 4 agosto 2013, data in cui non solo i lavori erano iniziati ma la chiesa paleocristiana era già stata rinvenuta.

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2. Il progetto del nuovo centro commerciale

Il progetto del nuovo centro commerciale è stato fonte di accesi dibatti sia nel Consiglio Comunale che fra i cittadini. Da varie fonti è possibile ottenere informazioni sulle caratteristiche dell’opera, sulle sue motivazioni, nonché sulle critiche e polemiche che essa ha suscitato. Consultando il sito web dello studio che ha realizzato il progetto (FIMA Engineering, www.fimaengineering.it), è possibile visualizzare numerose immagini dell’edificio in costruzione e comprendere come quest’ultimo si inserirà nel contesto cittadino.

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3. Sovrapposizione della pianta del progetto sull’area dei lavori

La pianta del nuovo edificio contiene molti dettagli del contesto urbano in cui il progetto si inserisce, tra cui le tre rotatorie, la forma delle strade e le aiuole. E’ stato quindi possibile sovrapporre la pianta all’area dei lavori ed ottenere una visualizzazione realistica.

Per giungere ad un risultato soddisfacente in poco tempo è stato utilizzato lo stesso Google Earth. Per tale ragione, esaminando attentamente le immagini, è possibile rilevare alcune piccole incongruenze nella sovrapposizione, che comunque non alterano significativamente la validità del risultato finale.

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4. Le dimensioni della chiesa paleocristiana e dell’area dei reperti

Analizzando il dettaglio degli scavi, sembra evidenziarsi la presenza di almeno due ambienti rettangolari contigui con quella che sembrerebbe essere un’abside ad est, come tipico dell’orientamento degli edifici di culto cristiano. I due ambienti costituirebbero la navata centrale e la navata laterale, come deducibile dalla posizione dell’abside. L’altra navata laterale, la cui esistenza è ipotizzabile, non è visibile dalle immagini satellitari del 4 agosto, probabilmente perché le indagini non avevano ancora interessato tale parte dell’area. Il muro esterno dell’ambiente più settentrionale appare prolungarsi per un lungo tratto verso ovest, indicando che la chiesa doveva misurare oltre 16 metri in lunghezza. La navata laterale sembra misurare circa 3,5 metri ed ipotizzando un larghezza simile per l’altra navata laterale non ancora scavata, la larghezza complessiva dell’edificio sarebbe di circa 11 metri. Il muro che chiude ad ovest i due ambienti rettangolari, che appare prolungarsi anche al di là di essi verso nord, potrebbe essere parte del transetto.  

In base a queste considerazioni si è tentata una altamente ipotetica ricostruzione della pianta della chiesa.

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Google Earth consente di visualizzare la cronologia delle immagini di un qualsiasi luogo. In questo modo abbiamo potuto sovrapporre l’ipotetica pianta della chiesa all’immagine dell’area precedente l’inizio dei lavori.
L’immagine ottenuta mostra come la posizione della parte absidata della chiesa corrispondeva con il piazzale esterno del consorzio. Questo dettaglio fa supporre che le strutture circolari visibili nella parte occidentale della chiesa siano i pilastri di fondazione del consorzio. Le strutture che per orientamento sarebbero pertinenti al consorzio sono evidenziate in verde nell’immagine. Si può ipotizzare che proprio i lavori per la costruzione del consorzio, avvenuti negli anni ’30, abbiano compromesso la conservazione della parte più occidentale della chiesa.

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5. La chiesa, l’area dei reperti ed il progetto del centro commerciale

Sovrapponendo l’immagine di Google Earth, la pianta del nuovo centro commerciale e l’ipotetica pianta della chiesa, si evince chiaramente che i resti di quest’ultima vengono a trovarsi nell’area del progetto corrispondente all’ingresso del parcheggio sotterraneo.

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6. Conclusioni

Pur tenendo conto del carattere qualitativo di questa discussione, avendo impiegato strumenti non professionali ed immagini disponibili pubblicamente,  l’analisi mostra comunque come il progetto del nuovo centro commerciale disponibile online sia incompatibile con la conservazione della chiesa paleocristiana. 

Chiediamo quindi all’Amministrazione Comunale informazioni dettagliate sui provvedimenti che si intendono mettere in atto per la conservazione e per la fruizione pubblica dei resti archeologici. Chiediamo, inoltre, che in caso sia già stata prevista una modifica al progetto originale, essa sia presentata e discussa pubblicamente.

Note metodologiche

L’analisi ha impiegato esclusivamente strumenti ed informazioni disponibili pubblicamente in rete. In particolare, le immagini satellitari sono state prelevate su Google Earth, mentre per quanto riguarda il nuovo centro commerciale, non essendo a conoscenza di modifiche ufficiali al progetto, sono state utilizzate le immagini pubblicate sul sito web dello studio FIMA Engineering S.r.l. (www.fimaengineering.it).
Le immagini satellitari sono state analizzate da alcuni archeologi, e l’editing finale è avvenuto per mezzo di software libero. Data la natura non ufficiale delle immagini e l’utilizzo di strumenti non professionali, la presente analisi è da considerarsi semplicemente come una valutazione qualitativa. Allo stesso modo, i dati numerici sulle dimensioni della struttura della chiesa, ottenuti grazie agli strumenti di Google Earth, sono da intendersi come delle stime.

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Crediamo che la tutela della storia e della memoria sia un dovere dei cittadini e delle istituzioni.

Solo una cittadinanza interessata e partecipe può garantire che il nostro appello sia ascoltato dalle istituzioni. Con l’idea di sensibilizzare la cittadinanza e far conoscere la nostra iniziativa, abbiamo realizzato un flier. Scaricalo cliccando sull’immagine qui sotto, stampalo, condividilo e #salviamolastoriadiosimo!

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