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Il catasto gregoriano: una mappa interattiva della Osimo del 1818

Presso la pagina web dell’Archivio di Stato di Roma abbiamo trovato una scansione del catasto gregoriano della Osimo del 1818. Riproponiamo la scansione in questo articolo sotto forma di mappa interattiva. Buona navigazione!

Il catasto Gregoriano:

Il Catasto Gregoriano è il primo catasto particellare di tutto lo Stato Pontificio, promosso da Pio VII nel 1816 e attivato da Gregorio XVI nel 1835. I lavori di rilevazione cartografica si conclusero nel 1821 ma la complessità delle operazioni di stima allungarono i tempi. L’attivazione del catasto avvenne solo nel 1835 con l’adozione di un estimo provvisorio.

Nota tecnologica:

Per sfatare ancora una volta il mito “Salviamolastoriadiosimo, gruppo di giovani archeologici”, per chi fosse interessato… questa mappa é stata realizzata usando:

 

La chiesa della Morte ed i ritrovamenti sotto le logge

A seguito delle recenti notizie dei ritrovamenti archeologici avvenuti durante i lavori di rifacimento della pavimentazione del loggiato comunale, vogliamo dedicare un breve approfondimento per alcune precisazioni di carattere storico e, a seguire, alcune nostre osservazioni sulla vicenda.

La chiesa della Morte

La cosiddetta chiesa della Morte, o meglio di S. Maria del Mercato o di Piazza, occupava l’ultima parte del loggiato comunale e parte dell’area di Piazza Boccolino: si presentava con la facciata volta a oriente e l’abside attaccato alla parete orientale del Palazzo Comunale, cosicché la parete settentrionale della chiesa costituiva una continuazione della via che viene da piazza Rosselli.
La scomparsa della chiesa della Morte dal paesaggio urbano di Osimo è relativamente recente: essa risale, infatti, al momento della costruzione del loggiato, avvenuta nel 1866, che ne comportò la demolizione. Come riferisce il noto storico osimano don Carlo Grillantini nella sua “Storia di Osimo”, «sull’area dell’altare maggiore venne la prosecuzione delle Logge, e l’area rimanente fu selciata per ingrandire piazza Boccolino». Sempre secondo Grillantini la pavimentazione risalirebbe poi al 1933.
Tuttavia, dato che si è parlato di chiesa duecentesca, è opportuno fare alcune precisazioni. Quelle che sono state rinvenute sotto il loggiato dovrebbero essere le fondamenta della chiesa del ‘600, non della duecentesca chiesa di Santa Maria del Mercato che (come dice il Fanciulli negli “Antichi Riti della Cattedrale di Osimo”) stava invece tra la Fontana di Piazza e il Corso e fu demolita nel 1603, proprio dalla Confraternita della Morte. Quest’ultima, nel 1604, fece erigere a proprie spese la nuova chiesa nell’area delle ultime quattro arcate del Loggiato. La nuova chiesa di S. Maria del Mercato o della Morte sporgeva su Piazza Boccolino fino a trovarsi in linea col Vicolo Malagrampa, era di forma rettangolare con sette altari, aveva la facciata con tre porte verso la Piazza e l’Immagine della Madonna di Piazza era dipinta sopra la porta principale (che nel 1866 fu trasportata nel primo altare a sinistra della chiesa di S. Silvestro).

Un disegno della demolita chiesa della Morte

Un disegno della demolita chiesa della Morte

Affresco di S. Maria di Piazza (XVII secolo) ora conservato nella chiesa di S. Silvestro, a seguito della demolizione della chiesa della Morte

Affresco di S. Maria di Piazza (XVII secolo) ora conservato nella chiesa di S. Silvestro

Osservazioni

Attendiamo con trepidazione notizie dalla conferenza stampa che la Soprintendenza rilascerà a breve riguardo i risultati delle indagini sui livelli più antichi, inerenti alla fase romana e alla straordinaria scoperta di una statua femminile. Le informazioni che potranno essere tratte da questi scavi sono di importanza notevole per la conoscenza della storia della città, non essendo mai stata (a nostra conoscenza) l’area forense di Osimo indagata con saggi eseguiti stratigraficamente.

Questa vicenda non fa altro che confermare l’importanza dell’assistenza archeologica in tutti i lavori di scavo eseguiti nel centro storico come in tutte le aree a rischio archeologico.
In attesa di dettagli circa la valorizzazione dei ritrovamenti, una buona notizia è la collaborazione tra Comune e Soprintendenza per sfruttare l’occasione del rifacimento del pavimento del loggiato per indagare la più antica storia di Osimo.
Per quanto riguarda invece la diffusione nella nostra comunità della coscienza del patrimonio storico-archeologico della città, senza dubbio rimane ancora molta strada da fare. Esattamente 150 anni fa abbattevamo la chiesa della Morte e da allora siamo riusciti a “dimenticarla” per poi “riscoprirla” per ben due volte. La seconda “riscoperta” è cronaca di questi giorni, mentre la prima risale al 1955. Riportiamo di seguito un articolo pubblicato da Grillantini su Il Resto del Carlino nel 1955.

Importante rinvenimento archeologico ad Osimo

NEL SOTTOSUOLO DI PIAZZA BOCCOLINO LE FONDAMENTA DI UNA ANTICA CHIESA

I lavori di preparazione del sottofondo per la nuova pavimentazione di Piazza Boccolino vengono portando alla luce tracce di vecchie costruzioni. Tra queste, nei pressi dei Portici, le fondazioni della chiesa della Morte, ivi eretta nel 1604 e demolita nel 1866. Il nome di questa chiesa risveglia tanti ricordi storici che vale la pena di richiamare.
Era detta « della Morte » perché vi aveva sede e ne era proprietaria la Confraternita di questo nome, una Confraternita costituita di nobili, come le toscane Compagnie della Misericordia, e che ebbe fra gli altri iscritti i fratelli Campana (cui si deve il celebre Collegio omonimo) le cui salme giacevano in essa fino a che, al momento della demolizione furono trasferite nella Cappella del Collegio. In quella stessa Chiesa si seppellivano i giustiziati; e l’ultimo fu tale Damiani da’ Castelfidardo, che fu fucilato dagli austriaci il 1° ottobre 1850, quale feritore con arma da taglio di un compagno di gioco. E’ nella memoria dei più vecchi che, quando furono di passaggio le truppe piemontesi che si batterono a Castelfidardo (18 settembre 1860) a uno dei comandanti acquartieratisi nella Chiesa della Morte qualcuno riuscì a sottrarre un bariletto di monete d’argento e d’oro, facendolo scomparire dentro una di quelle stanzette sotto il pavimento che servivano per deporre i cadaveri. Una volta partiti i militari, un industriale bene informato si fece portare a casa quel bariletto da un ignaro operaio, cui — per colmo di sfregio — non diede nemmeno una mancia.
Altro ricordo ancora. Quando, passati alla demolizione, si vennero a scoperchiare le stanzette dei cadaveri, sotto la pietra di una di esse fu trovata seduta sul secondo gradino una donna morta nell’atto di forzare la pietra tombale per venire fuori, e che evidentemente era stata sepolta in stato di morte apparente.
Giova anche ricordare che sulla facciata meridionale di quella Chiesa c’era una bella Madonna affrescata, difesa contro le intemperie da un tettuccio. I nostri avi non ebbero l’animo di sciuparla, ma fatto risecare il muro, l’affresco fu trasferito nel primo altare a sinistra della Chiesa di S. Silvestro, e ivi posto in venerazione; una scritta lì presso ne indica la vecchia collocazione. E’ questa l’Immagine che i nostri padri chiamavano della «Madonna di Piazza» e che come opera d’arte non può dirsi di nessun conto.

Da «Il Resto del Carlino» (1955) – Carlo Grillantini

Bibliografia

#maipiùexconsorzio: mappiamo i siti d’interesse archeologico di Osimo

(Clicca qui per ingrandire a tutto schermo)

Non conosceva il rischio archeologico dell’area ex-consorzio l’amministrazione comunale, nonostante 15 anni di governo della stessa formazione politica. E nonostante la chiara comunicazione inviata dalla Soprintendenza nel 2006.
Non conosceva il rischio archeologico il privato costruttore, che poi lamenta le ingenti quantità di denaro spese per tutelare (come previsto dalla legge) i reperti trovati.
Probabilmente, molti cittadini non conoscevano il rischio archeologico dell’area. Ad essere sinceri, anche diversi componenti del nostro gruppo ignoravano il rischio archeologico dell’ex-consorzio.
Sapevano gli “esperti” del settore, sapeva la Soprintendenza e sapeva, per fortuna, il dott. Landolfi, funzionario archeologo, che passando per caso per via Ungheria si rese conto dell’inizio dei lavori.

E’ evidente che, secondo il ruolo ricoperto, diverso è il peso della responsabilità per l’ignoranza. Ad ogni modo, quello che accomuna molti dei protagonisti della vicenda è il non conoscere: ci troviamo in presenza di un dato pubblico di cui solo pochi avevano nozione.
Cosa sarebbe successo se la conoscenza del rischio archeologico dell’ex-consorzio fosse stata pienamente diffusa tra tutta la Cittadinanza? Non lo sappiamo. Cosa sarebbe successo se il PRG avesse previsto la zona a rischio? Sicuramente l’iter burocratico sarebbe stato differente, gli obblighi del costruttore sarebbero stati diversi sin dall’inizio, probabilmente ora non staremmo parlando di una chiesa paleocristiana nel parcheggio di un centro commerciale.

Al di là dei se e dei ma, per far si che una vicenda del genere non si ripeta, siamo convinti che una soluzione sia coinvolgere l’intera comunità, diffondendo il più possibile la conoscenza del patrimonio archeologico di Osimo, insieme alla consapevolezza che questo vada tutelato in quanto bene comune e risorsa “non rinnovabile”. Con questo in mente, come anticipato nel nostro precedente articolo, abbiamo provato a dare il nostro contributo affinchè #maipiùexconsorzio non sia solo uno slogan. Un primo risultato che vogliamo condividere è quanto stiamo presentando.

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Abbiamo realizzato una mappa di alcuni dei siti di interesse archeologico del territorio osimano, servendoci di dati pubblici e già disponibili ma non sempre facilmente accessibili: il nostro lavoro è consistito principalmente nel rendere “aperti” i dati, in modo che possano essere facilmente fruibili da tutti. [1] [2] [3]

Il nostro lavoro non pretende di avere una precisione cartografica, ma solamente di dare un’indicazione verosimile, ma per forza approssimativa, delle aree note per essere state interessate da ritrovamenti archeologici. Alcuni punti corrispondono a siti famosi e visivamente apprezzabili (fonte magna, ex consorzio, Monte Torto), mentre altri sono solo aree in cui è presente una dispersione di frammenti fittili (questo significa che l’aratro ha intaccato uno strato archeologico sottostante) o aree per cui si ha solo la notizia di rinvenimenti.
A seconda delle informazioni a nostra disposizione, in alcuni casi abbiamo potuto circoscrivere delle aree mentre più spesso abbiamo segnato solamente dei punti.

Non riteniamo quanto stiamo pubblicando assolutamente esatto. Stiamo facendo del nostro meglio ma siamo convinti che la storia non possa essere salvata da pochi, per cui siamo aperti a segnalazioni di errori o mancanze. Il nostro appello, infatti, è anche per una collaborazione nella raccolta dei dati.

Abbiamo creato una nuova pagina nel nostro sito (accessibile tramite il link “Mappa” del menu principale) con lo scopo di ospitare la mappa presentata in questo articolo ed i suoi futuri sviluppi. Nelle prossime settimane estenderemo l’insieme dei dati pubblicati, aggiungendo ulteriori siti ed ampliando le informazioni relative a ciascuno di essi. Pur non garantendo scadenze regolari, l’idea è quella di un processo incrementale, in cui poco a poco il nostro sito arrivi a raccogliere tutti i dati a disposizione circa i siti d’interesse archeologico della Città e le condizioni in cui versano.

Mantenere ed espandere i dati contenuti in questa mappa occuperà il nostro gruppo nel prossimo futuro. Offrendo questo strumento alla comunità, vogliamo fornire il nostro contributo affinchè non si ripeta un altro ex-consorzio.

#maipiùexconsorzio

Disclaimer:

Vista la particolare natura della materia e le possibili conseguenze legali nel determinare il rischio archeologico di un terreno, ci preme sottolineare che:

  • non ci assumiamo alcuna responsabilità circa l’uso da parte di terzi dei dati forniti dal nostro sito, qualsiasi sia la finalità.
  • non ci assumiamo alcuna responabilità riguardo alle eventuali conseguenze dovute all’inesattezza dei dati forniti dal nostro sito.

Fonti:

[1] Cecilia Gobbi, Applicazione pratica al territorio della carta archeologica: il Comune di Osimo, in R. Orsetti (ed.) Le carta archeologica delle Marche: risultati e metodologie a confronto, Atti del Convegno, Abbazia di Fiastra 2002, Quaderni del catalogo 1/2002, pp. 21-23
[2] Tavole località d’interesse archeologico della Regione Marche (tavole 118 III N.O. e 117 II N.E.)
[3] Vincoli operanti nel territorio previsti dal P.R.G. del Comune di Osimo

25 Aprile

« Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.»

Il sentiero dei nidi di ragno Italo Calvino

Alcuni Partigiani Osimani ad un raduno ad Arcevia

Invitiamo tutte/i a dedicare 10 minuti del proprio tempo per leggere il breve riassunto della Resistenza Osimana contenuto nella pagina web della sezione Osimana dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani: http://www.anpiosimo.it/joomla/index.php?view=article&id=12

Ringraziamo l’A.N.P.I. Osimo per la disponibilita’ ad utilizzare l’immagine dei partigiani Osimani ad un raduno ad Arcevia.

Buon 25 Aprile.

Monte Torto: dal ministero arrivano i fondi per il recupero

Dopo esserci occupati dello scavo dell’Ex-Consorzio e del Campetto dei Frati, vorremo far conoscere la situazione di Monte Torto, un’altra interessante area archeologica del territorio osimano, che versa purtroppo in condizioni di abbandono da ormai diversi anni.
Situata in località Case Nuove, l’area archeologica di Monte Torto ospita un prezioso esempio di impianto produttivo di età romana. Riportato alla luce svariati anni or sono, è ritornato, di fatto, ad essere inagibile in seguito alla grande nevicata del 2012 che ha gravemente danneggiato le coperture, rendendo impossibili le visite. Da allora, l’area giace in uno stato di abbandono.

Alcuni mesi or sono, a campagna elettorale avviata, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni, ed avevamo già provveduto a redigere questo documento. Affinchè il tema potesse essere affrontato con serenità, per evitare strumentalizzazioni ed inutili polemiche, abbiamo preferito pubblicarlo solo ora che la campagna elettorale è terminata.

A poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, siamo venuti a conoscenza di una campagna di sensibilizzazione per eleggere l’area archeologica di Monte Torto tra i luoghi del cuore FAI da salvare, a mezzo di un’apposita pagina facebook. Vista l’eccezionale contemporaneità dell’iniziativa con il nostro articolo, speriamo che quest ultimo possa rappresentare un contributo costruttivo al dibattito.

Monte Torto: cosa e dove

Per chi non conoscesse il sito, esso sorge sul versante meridionale del colle di Monte Torto, a Casenuove di Osimo. monte torto - zoom 0monte torto - zoom 1Gli scavi, effettuati fra il 1982 ed il 1995, hanno portato alla luce la pars fructuaria di una villa rustica romana, il cui nucleo più antico, di prima età imperiale, si articolava in una serie di ambienti adibiti alla lavorazione del vino e dell’olio

monte torto - zoom 2monte torto - zoom 3Si possono ancora osservare, particolarmente ben conservate, le basi circolari dei torchi realizzate in mattoncini con la tipica tecnica romana dell’opus spicatum, i lapides pedicini dove erano inseriti i montanti verticali del torchio a leva, alcune vasche di decantazione, oltre a vari grandi dolia interrati per la conservazione dei prodotti. Diversi manufatti ceramici venuti alla luce nel corso degli scavi sono ad oggi visibili nella sezione archeologica del Museo Civico di Osimo.

Monte Torto - 1 - 2 Giugno 2011Monte Torto - 2 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 4 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 5 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 6 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 3 - 2 Giugno 2011

Monte Torto: lo stato attuale

Forse non in molti conoscono le condizioni di degrado in cui versa attualmente l’area archeologica di Monte Torto, dopo che nel 2012 la grande nevicata ha provocato il crollo delle tettoie che ne proteggevano le strutture. Come è possibile vedere dalle foto, l’area è al momento in stato di abbandono, sommersa dalle erbacce, con le tettoie contorte, deformate dal peso della neve.
Monte Torto - 1 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 3 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 4 - 12 Aprile 2014

Monte Torto - 7 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 5 - 12 Aprile 2014

Monte Torto - 6 - 9 Febbraio 2014

I fondi per Monte Torto: il finanziamento ministeriale

Constatando lo stato di abbandono in cui versa il sito da ormai due anni, ci siamo rattristati, ma certo non più di tanto stupiti, ben conoscendo la cronica mancanza di fondi per i beni culturali che affligge il nostro Paese. È bene sottolineare, per fare chiarezza, che l’autorità competente in questo caso non sia il Comune di Osimo ma la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche.

finanziamento ministeriale montetortoCercando informazioni su Monte Torto ci siamo tuttavia imbattuti nel documento di programmazione ordinaria dei lavori pubblici del MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo). Il documento descrive la programmazione dei lavori pubblici approvati dal Ministero per il triennio 2013-2015 e il relativo finanziamento. Con nostra sopresa, leggiamo che è stato programmato un intervento di manutenzione straordinaria dell’area archeologica di Monte Torto finanziato con 40 mila euro per il 2013, 10 mila per il 2014 e 10 mila per il 2015. Questo ci ha spinto a informarci presso la Soprintendenza.

I fondi per Monte Torto: la parola alla Soprintendenza

Ci siamo dunque rivolti al nuovo funzionario archeologo responsabile per il territorio di Osimo, dott. Tommaso Casci Ceccacci, che ha recentemente sostituito il precedente funzionario Maurizio Landolfi, ora in pensione. Durante un colloquio avvenuto presso gli uffici della Soprintendenza lo scorso 23 Aprile, abbiamo così potuto ricevere i chiarimenti necessari. Ci viene spiegato che nonostante la situazione di pesanti tagli e di limitati fondi in cui versano le Soprintendenze in questo momento, è stato possibile, nonostante tutto, reperire nel 2013 dei fondi, da stanziare a partire dal 2014. Tali fondi permetteranno di riaprire al pubblico quantomeno una parte del sito. C’è stato inoltre confermato che è già stata attivata la procedura per avviare il recupero dell’area archeologica di Monte Torto e che, sebbene non esista ancora una data esatta, i lavori dovrebbero iniziare per l’autunno.

Monte Torto: un possibile ruolo per l’amministrazione comunale

Come sottolineato sopra, la gestione dell’area archeologica non è di competenza comunale. Tuttavia un’azione congiunta tra Amministrazione e Soprintendenza è possibile e auspicabile. Per fare questo la nuova Amministrazione dovrebbe seguire quanto più strettamente possibile la vicenda in modo che, quando la situazione sarà tornata alla normalità e le operazioni di ripristino saranno completate, sia possibile programmare in sinergia con la Soprintendenza delle azioni di sensibilizzazione e valorizzazione, ad esempio attraverso l’organizzazione di visite guidate, come già avvenuto in passato. Tagli dell’erba periodici potrebbero essere praticati dal Comune, a sostegno della Soprintendenza, purtroppo, suo malgrado, in ristrettezze economiche. Le visite guidate, per massimizzare l’efficienza potrebbero essere condotte in congiunzione con i tagli dell’erba.

Conclusioni

L’area archeologica di Monte Torto rappresenta uno degli esempi meglio preservati di impianto produttivo di età romana del centro Italia. E’ davvero un peccato ed un’occasione sprecata per la nostra città che essa versi in così pessime condizioni. Un tale sito è un potente richiamo turistico, in particolare data la vicinanza della moderna azienda vitivinicola: si crea così, quasi un effetto di dissolvenza tra la realtà produttiva di duemila anni fa e quella attuale, offrendo, come è già stato fatto in passato, lo sfondo ideale per tante iniziative che fondano Cultura, Storia ed Enogastronomia, altra espressione “culturale” del territorio.

E’ arrivato il momento, dopo due anni di attesa, che l’area archeologica di Monte Torto ritorni a far parlare di sé, e che Amministrazione e cittadini riprendano a dialogare affinché emerga una soluzione che riporti il sito ad uno stato di maggiore dignità.

Ci auguriamo che il nostro appello non cada nel vuoto e che tutti, cittadini, istituzioni locali e ministeriali, vogliano contribuire per Salvare questo pezzo di Storia di Osimo.

Campetto dei Frati: il dejavù dell’archeologia nel parcheggio

Il nostro gruppo è nato lo scorso Settembre sotto la spinta delle notizie dei ritrovamenti archeologici presso l’area ex-consorzio e fino ad oggi ci siamo dedicati esclusivamente a questa vicenda. Il nome #salviamolastoriadiosimo, però, è stato scelto pensando ad un impegno più ampio verso la storia ed i beni culturali rispetto alla sola vicenda allora strettamente di attualità. L’occasione per questo articolo, non legato direttamente all’ex-consorzio, ci è stata offerta dall’assemblea cittadina aperta che si terra il prossimo 2 di Marzo, presso il chiostro del Santuario di San Giuseppe da Copertino. L’idea dell’evento è quella di provare a co-progettare l’utilizzo di alcuni spazi pubblici. Tra questi, in particolare, il cosiddetto “Campetto dei Frati”, terreno di cui si parla da anni per realizzare un nuovo maxi-parcheggio. A beneficio di chi non fosse informato, vogliamo descrivere brevemente il più recente progetto di parcheggio reso noto dal Comune ed esporre alcune considerazioni sull’aspetto archeologico della vicenda, a nostro avviso non sufficientemente sottolineato ma assolutamente centrale data la posizione e la natura nel terreno.

Un parcheggio nel “Campetto dei Frati”: un’idea ricorrente

L’idea di realizzare un parcheggio nel “Campetto dei Frati” circola ormai da molti anni: già nel 2005 l’amministrazione Latini annunciava che per l’area era prevista la costruzione di nuovo parcheggio con uscita in via Fonte Magna, a totale carico dei privati tramite un’operazione di project financing. Ogni anno il progetto del parcheggio viene rilanciato e nel 2008 si annuncia la prossima istituzione del bando per l’individuazione della società che costruirà e avrà in concessione la gestione dell’impianto, annuncio che cade però nel vuoto. Il progetto sembra stagnare a tal punto che quando nel 2010 il Comune si trova in difficoltà con la situazione della scuola elementare Bruno da Osimo, si prospetta di costruirvi un plesso scolastico. Il progetto del parcheggio al campetto dei frati viene poi riproposto nel gennaio 2011 insieme ad altri 3 ipotesi per la realizzazione di un nuovo parcheggio a servizio del centro storico. Nel 2012 si passa dal project financing a una vendita vera e propria,  dato che il terreno viene inserito nel piano delle alienazioni insieme al mercato coperto e l’ex-cinema Concerto, con la condizione che l’acquirente realizzi il parcheggio. Dopo varie aste pubbliche andate deserte [5] [6], il terreno non sembra, al momento, aver trovato acquirenti interessati.

Il progetto preliminare redatto dall’Ufficio tecnico comunale

Il 29 Agosto 2012, il consiglio comunale approva la delibera con cui si aggiunge il terreno del campetto dei frati al piano delle alienazioni [3] [4]. Nell’atto del consiglio comunale si legge che:

  • l’acquirente dovrà realizzare nell’area in questione un parcheggio in parte privato ed in parte pubblico ed avrà la gestione della parte di uso pubblico;
  • l’acquirente dovrà realizzare con accesso carrabile il collegamento tra il parcheggio di via Fontemagna seguendo il progetto preliminare redatto dall’Ufficio tecnico comunale e approvato dalla competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici;

(dall’atto CC n.64 del 29-08-2012, vedi [2] )

Analizzando il materiale a disposizione nel sito del Comune, il progetto preliminare a cui fa riferimento l’atto comunale sembrerebbe una delle 4 proposte di un nuovo parcheggio nei pressi del centro storico presentate nel 2011. Come illustra il dossier disponibile sul sito del Comune [1], la struttura ospiterebbe 210 posti auto + 46 Box, articolandosi su tre livelli di parcheggio e impegnando una superficie lorda di ingombro di circa 3.000 mq. Non ci soffermiamo in questa sede sull’impatto paesaggistico del progetto. Facciamo però notare che allegato al dossier vi è il parere della la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici che esprimeva forti perplessità, pur essendo “in linea di massima favorevole” alla fattibilità dell’intervento. A tal proposito vorremmo anche conoscere quale parere ha espresso in merito la Soprintendenza per i Beni Archeologici, dato che per lavori di tale entità in un terreno a rischio archeologico dovrebbe essere senz’altro stata interpellata.

Parcheggio campetto dei frati - contesto 1Parcheggio campetto dei frati - simulazione progetto 2Parcheggio campetto dei frati - simulazione progetto 4

 

Parcheggio campetto dei frati - rendering 4Parcheggio campetto dei frati - rendering 3Parcheggio campetto dei frati - pianta parcheggio I livello

 

Considerazione 1: il rischio archeologico del progetto è molto alto

Il “Campetto dei Frati” è un ampio tratto di terreno pianeggiante situato proprio a ridosso di Fonte Magna (il bellissimo ninfeo monumentale realizzato tra I sec. a.C. e I sec. d.C.) e delle mura romane. edOltre alla normale stratificazione archeologica (sulla scarpata prospiciente il terreno affiorano chiaramente frammenti di ceramica romana e medievale) è ipotizzabile anche la presenza di strutture sepolte. Le immagini qui sopra mostrano l’area del campetto ed una simulazione di  come la pianta del parcheggio vi si potrebbe inserire, Fonte Magna è stata evidenziata in giallo.
Le immagini qui sotto dimostrano invece il grande volume di terra che verrà movimentata dall’eventuale cantiere. Nella prima immagine a sinistra è possibile osservare come la superficie del parcheggio sia  quasi paragonabile a quella dell’attuale maxi parcheggio, del campo sportivo o dell’area ex consorzio. La seconda immagine illustra invece come il progetto prevedaParcheggio campetto dei frati - vista osimo comparativa Parcheggio campetto dei frati - sezione progetto A-Alo sbancamento di circa 30 metri di dislivello sul fianco della collina e, in corrispondenza del campetto, si raggiungerebbe una profondità di ben 11 metri al di sotto dell’attuale livello del terreno.
Date le caratteristiche dell’area e del progetto, riteniamo che il rischio archeologico legato all’opera sia molto alto: la probabilità che il campetto dei frati nasconda reperti e strutture archeologiche è elevata e, qualora quest’ipotesi fosse accertata, non c’è dubbio che il cantiere si imbatterebbe nei reperti.

Considerazione 2: il progetto sembra predisposto per riprodurre la stessa situazione dell’ex-consorzio

A nostro avviso il progetto sembra avere tutte le caratteristiche per riproporre la stessa situazione della vicenda ex-consorzio. Memori dell’esperienza, vogliamo sottolineare alcuni concetti affinché non si ripetano gli stessi errori e le stesse polemiche:

  • il controllo archeologico dovrebbe essere presente fin dall’inizio dei lavori, se non addirittura prevedere la possibilità di sondaggi esplorativi preliminari per accertare l’entità del deposito archeologico, così da essere certi di non danneggiare strutture e non incorrere poi in costosissime misure d’emergenza per modificare il progetto in corso d’opera.
  • Il privato è tenuto a pagare le spese dello scavo archeologico, come previsto dalla normativa. Dato l’elevata probabilità di rinvenire reperti archeologici in un qualsiasi cantiere aperto in Italia, riteniamo che nel nostro Paese il rischio archeologico sia parte integrante del rischio d’impresa di una qualsiasi attività edile.
  • Qualora si rinvengano strutture archeologiche ritenute dagli esperti di particolare interesse, l’opera dovrebbe adattarsi alla tutela ed alla valorizzazione dei reperti, non viceversa.

Considerazione 3: “valorizzazione” e “mecenatismo”

Qualora un progetto dovesse effettivamente partire e nel caso (assai probabile) che siano rinvenuti reperti, vorremmo puntualizzare la nostra opinione sul significato di due parole molto usate nel descrivere la vicenda ex-consorzio: “valorizzare” e “mecenatismo”.

  • Valorizzare.  Pensiamo che valorizzare non significhi movimentare migliaia di metri cubi di terreno ad alto rischio archeologico per poi relegare gli eventuali reperti rinvenuti in un parcheggio.
  • Mecenatismo. Un privato che in un suo cantiere trovi reperti archeologici paga le spese di scavo perchè è un obbligo di legge, non per mecenatismo. Stanti le attuali condizioni di vendita ed il progetto preliminare dell’ufficio tecnico comunale, il privato disposto ad assumersi il costo del parcheggio (incluso quello archeologico), lo fa perchè nella sua gestione vede un margine affinchè il capitale investito sia remunerato: si tratta di profitto personale, è del tutto lecito, ma non è mecenatismo.

Documentazione ufficiale

Il nostro articolo si basa su documenti ufficiali a cui abbiamo avuto accesso attraverso la pagina web del Comune di Osimo. Riportiamo di seguito i documenti inerenti direttamente a quanto descritto in questo articolo:
[1] Progetto preliminare redatto dall’ufficio tecnico (pubblicato nel 2011)
[2] Parere della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici (2010)
[3] Alienazione del campetto dei frati (atto CC n.64 del 29-08-2012)
[4] Estratto dal verbale del consiglio comunale sull’alienazione (29-08-2012)
[5] Primo bando di selezione (13/12/2012)
[6] Secondo bando di selezione con riduzione del prezzo del 10% (21/02/2013)

La chiesa nel parcheggio. La conferma dai documenti ufficiali

La nuova variante al progetto di centro commerciale nell’area dell’ex-consorzio, di cui in questo report rendiamo disponibile la documentazione, provvede alla tutela della basilica paleocristiana ma, come argomentiamo di seguito, a nostro avviso non offre adeguate garanzie in merito alla sua valorizzazione.

Distinguiamo anzitutto tra i due termini: la tutela include la protezione e la conservazione dei beni culturali, ossia la prevenzione, le attività di manutenzione e restauro del bene. Nel nostro caso, questa include gli scavi archeologici nell’area dell’ex-consorzio e tutte le azioni necessarie per garantire l’integrità della chiesa. La valorizzazione invece mira a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso (art. 3, 6, 29 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.L. 42/2004).

1. La necessita’ della variante

L’autorizzazione al progetto di costruzione del centro commerciale risale al dicembre 2012. Nel giugno 2013, circa un mese dopo l’inizio dei lavori, vengono intrapresi gli scavi archeologici sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. L’entità dei ritrovamenti, che includono la chiesa paleocristiana, varie tombe e molti reperti, viene anticipata dal dott. Maurizio Landolfi in una prima intervista.

A settembre 2013 la Soprintendenza inizia una serie di colloqui con il costruttore per chiedere una modifica del progetto originale. Tali colloqui si formalizzano nell’imposizione, ad ottobre 2013, di un vincolo archeologico sull’intera area della basilica, che rende pertanto obbligatoria la sua tutela [4]. Per legge la tutela può essere svolta (1) semplicemente rinterrando il bene culturale (e tutelandone così l’integrità) oppure (2) rendendolo fruibile. Di fatto la scelta tra queste due possibilità dipende dalla disponibilità a gestirlo da parte di un ente o un privato. Nel caso in questione la Soprintendenza ha optato per chiedere al costruttore di rendere il bene comunque fruibile, nella speranza che qualcuno provvederà alla sua gestione.

Infatti, come abbiamo dimostrato nel nostro precedente report, il vecchio progetto del centro commerciale era incompatibile con la tutela della basilica, perché questa si trova dove sarebbe stato costruito l’ingresso del sottoparcheggio. Così, anche grazie alla mobilitazione dei cittadini, tra settembre ed ottobre si arriva alla variante del progetto (vedi [5]), descritta in dettaglio della sezione successiva.

Note: una versione preliminare di tale variante prevedeva che la chiesa fosse sepolta sotto un tavolato di legno (vedi [1]), ma dopo un colloquio con la Soprintendenza è maturata la soluzione attuale [2]. Il progetto ha ricevuto il nulla osta della Soprintendenza il 7 ottobre [3] e l’autorizzazione comunale in data 25 ottobre [6].

2. Il progetto definitivo

Per descrivere il progetto definitivo, riportiamo le parole usate nella documentazione prodotta dalla F.lli Simonetti ed inviata al Comune di Osimo ed alla Soprintendenza (il sottolineato è nostro).

Tale conservazione ha determinato una modifica alla viabilità interna di accesso e di uscita al piano autorimesse, che il progetto autorizzato prevedeva proprio in corrispondenza di tali reperti archeologici, attraverso lo spostamento dell’ascensore e ad alcune modifiche strutturali.

(dalla Relazione illustrativa, vedi [1] )

[una soluzione] che prevede la realizzazione di un ambiente praticabile con le seguenti caratteristiche:

  • delimitazione dell’area di scavo con pareti in cartongesso nella parte sottostante il fabbricato da realizzare
  • copertura dell’area di scavo esterna al fabbricato con pannelli in rame o similari
  • ricambi d’aria con griglie di aerazione
  • accesso da una parte dell’ambiente autorimessa con pianerottolo in legno di mq 4 circa da realizzare all’interno dell’area di scavo
  • predisposizione impianto di illuminazione con apposito allaccio alla rete pubblica e relativo contature di consumo
  • tinteggiatura delle pareti in colore bianco

L’ambiente sarà realizzato in moto decoroso, arieggiato e con la predisposizione dell’impianto di illuminazione. La superficie dell’ambiente sarà di mq 179 […]

(dalle modifiche dopo colloquio con Soprintendenza, vedi [2] )

Riportiamo inoltre due tavole grafiche con la sezione dell’edificio e la pianta del livello che ospiterà i reperti.

pianta parcheggio variante 2sezione variante 2

 

3. Uno scenario reale

Con l’idea di rendere facilmente comprensibili le caratteristiche della variante approvata e come i reperti archeologici si integreranno nel contesto del nuovo centro commerciale, abbiamo effettuato alcune elaborazioni grafiche della pianta del progetto.

Sono stati evidenziati con colori alcuni elementi che riteniamo centrali: le dimensioni dei reperti, le pareti in cartongesso che separano il parcheggio dall’area archeologica, i pannelli in rame che andranno a coprire l’area esterna alla struttura, la viabilità interna del parcheggio, i posti auto, il pannello illustrativo, i piloni e l’ascensore.

Inoltre, utilizzando modelli di automobile e persone nella stessa scala della pianta, abbiamo  riprodotto uno scenario plausibile di fruizione in cui un gruppo di persone voglia visitare i reperti archeologici durante il normale orario di attività del centro commerciale.

pianta variante 2 in contestoRiportiamo inoltre alcune immagini per comprendere come il progetto si inserirà nel contesto cittadino.

vista dettaglio area variante 2 con piantavista globale variante 2 con pianta

4. Considerazioni

Sottolineiamo ora alcuni aspetti che a nostro parere suscitano perplessità sulla qualità della soluzione prevista. Ci auguriamo che a lavori conclusi le considerazioni seguenti (che si basano sulla documentazione a cui si fa riferimento nel nulla osta della Soprintendenza [5] e nell’autorizzazione comunale [6]) vengano smentite dai fatti.

  • La chiesa è costretta in un locale chiuso e senza vetri, con una porta di ingresso di 80-90cm, larghezza che ci sembra del tutto inadeguata per un accesso pubblico ad un bene culturale.
  • I reperti sembrano “asfissiati” dalle pareti: per quanto l’area sottoposta a tutela sia rispettata, le pareti delineano il minimo spazio utile a contenere il bene. Inoltre, parte dell’ascensore e 3 piloni sono direttamente inseriti nell’ambiente previsto per la tutela.
  • Il bene non sembra facilmente riconoscibile dall’esterno, sia per la mancanza di vetri alle pareti, sia per la disposizione dei pannelli in rame. Riteniamo che predisporre un pannello didattico sulla parete esterna dell’edificio non sia una soluzione sufficiente a compensare una scelta progettuale incorretta.
  • Il locale potrebbe non essere facilmente accessibile al pubblico: dalla nostra rielaborazione si comprende che scenari quali una scolaresca in visita implicherebbero un conflitto tra la sicurezza del pubblico e la viabilità interna del parcheggio. Sembrerebbe quasi che l’accesso degli autoveicoli sia più curato di quello delle persone.

 A nostro parere, quindi, il progetto presenta tre criticità fondamentali:

  1.  La chiesa avrebbe una scarsissima visibilità rispetto ai visitatori “di passaggio”, come quelli che si recano al centro commerciale o verso l’area del San Carlo.
  2. Riteniamo che valorizzare e conferire la dovuta dignità ad un bene della città sia altra cosa da confinarlo in un’area chiusa e di difficile accesso, per di più inserita in un parcheggio di un centro commerciale.
  3. A nostro parere il progetto limita in partenza future politiche di valorizzazione e musealizzazione. Per quanto queste politiche competono all’amministrazione pubblica, è proprio il progetto che può renderle o meno praticabili: basti pensare ad esempio ad un gruppo di studenti in visita, costretti ad entrare in pochi per volta.

5. Domande aperte e conclusioni

Rimangono quindi ancora insolute le seguenti questioni:

  • Qual è lo scopo per cui è stato progettato l’ambiente? Più che per il libero accesso al pubblico, lo spazio sembrerebbe pensato per accessi puntuali ed in gruppi ridotti di persone. Come farà un semplice cittadino ad accedere all’area tutelata? Dovrà recarsi in Comune per chiedere la chiave?
  • Dove si trova l’aula didattica-museale con pannelli illustrativi di cui parla il comunicato dell’Amministrazione comunale? Probabilmente sarà prevista in altri piani della struttura, ma un ambiente attiguo o addirittura integrato all’area degli scavi avrebbe senz’altro contribuito alla qualità della soluzione.
  • Esistono progetti per la manutenzione e la gestione del bene? Al momento non e’ stata presentata da parte dell’Amministrazione alcuna iniziativa di valorizzazione, né è stata manifestata l’intenzione di voler perseguire tale intento. Le uniche dichiarazioni sull’orientamento dell’Amministrazione sono quelle rilasciate dal sindaco Simoncini al servizio del Tg2 del 27/10/2013.  Alla domanda “Ma chi si occuperà della manutenzione culturale?” il sindaco demanda la responsabilità della gestione e valorizzazione alle associazioni culturali presenti sul territorio, e quindi al volontariato a costo zero. Ci spiace constatare che il Comune abbia finora deciso di non onorare un impegno che e’ proprio di una istituzione pubblica. Un impegno piccolo, economicamente risibile, eppure fondamentale, che non può reggersi sul lavoro intellettuale gratuito dell’associazionismo.

In conclusione, senza dubbio la tutela della chiesa è garantita. Crediamo però che il problema della sua valorizzazione presente e futura non sia stato affrontato in modo convincente.  Ci auguriamo pertanto che l’amministrazione comunale provveda al più presto ad organizzare un incontro pubblico per presentare i dettagli del progetto approvato e sciogliere tutti i dubbi sull’effettiva valorizzazione dei reperti.

Documentazione ufficiale

Questo articolo fa riferimento esclusivamente a documenti pubblici del Comune di Osimo, a cui Argentina Severini (consigliere comunale del gruppo Pe.Li.De.), che ringraziamo per la collaborazione, ci ha gentilmente permesso di accedere.
Di seguito riportiamo una copia PDF della documentazione cartacea. Nel caso del progetto definitivo, riportiamo un estratto con gli elementi che consideriamo salienti.

[1] Relazione illustrativa (13/09/2013)
[2] Modifiche dopo colloquio con soprintendenza (25/09/2013)
[3] Nulla osta della soprintendenza (07/10/2013)
[4] Avvio della dichiarazione dell’interesse culturale (08/10/2013)
[5] Estratto del progetto definitivo (15/10/2013)
[6] Autorizzazione comunale (23/10/2013)

Tavola rotonda scavi ex-consorzio (Audio completo)

dibattito ex-consorzioVenerdì 18 ottobre abbiamo partecipato alla tavola rotonda intitolata “La nostra storia”, organizzata da alcuni cittadini di Osimo per fare chiarezza sul tema dei ritrovamenti archeologici nell’area dell’ex-consorzio. La serata ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, a testimoniare l’interesse su questo tema da lungo dibattuto in città. Assenti illustri sono stati il Sindaco di Osimo e l’assessore alla cultura, più volte evocati dalle molteplici domande dei cittadini, rimaste purtroppo senza risposta.

Di seguito è disponibile la registrazione integrale dell’incontro, suddivisa per intervento.

 

Introduzione. Tavola rotonda – Introduzione

La moderazione dell’incontro è affidata a Roberto Mosca, che ha introdotto i relatori.

 

1) Maurizio Landolfi. Tavola rotonda – Maurizio Landolfi (Soprintendenza)

La tavola rotonda è stata aperta da una relazione di Maurizio Landolfi, archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, nella quale ha descritto i ritrovamenti emersi duranti gli scavi ed ha mostrato alcune immagini dei resti della chiesa paleocristiana, probabilmente una basilica cimiteriale per la presenza al suo interno e nelle immediate vicinanze di sepolture alla cappuccina. Landolfi ipotizza che la chiesa, di cui sottolinea la tecnica costruttiva romana con fondazioni in opus spicatum e alzato realizzato con tegole ad alette, possa essere identificata in S. Donato alle Lame, basilica citata nel Codice Bavaro (una raccolta, compilata intorno al X secolo, di documenti del VII-X secolo). I ritrovamenti, afferma Landolfi, includono non soltanto la basilica (che al momento sarebbe così la più antica chiesa di Osimo), ma anche un tratto di una strada romana e almeno 7 fossi in cui sono stati rinvenuti moltissimi materiali, soprattutto di età romana. Questi ultimi, seppur non tutti di elevatissimo spessore artistico, costituiscono una testimonianza storica di inestimabile valore.

 

2) Associazioni. Tavola rotonda – Associazioni (Archeoclub & Italia Nostra)

Gli interventi di Archeoclub ed Italia Nostra si sono concentrati rispettivamente nell’invito a collaborare con l’associazione, e nella presentazione di immagini che mostravano l’altezza delle abitazioni di Osimo rispetto a quella del futuro centro commerciale, suggerendo implicitamente che quest’ultimo avrà un elevato impatto sul paesaggio urbano sulla città.

 

3) Roberto Mosca. Tavola rotonda – Roberto Mosca

Roberto Mosca ha portato il dibattito sull’analisi storica riguardo l’identità della chiesa rinvenuta, ritenendo che si tratti della chiesa di S. Andrea del Filello e non, come sostiene il dott. Landolfi, di quella di S. Donato alle Lame. La discussione viene argomentata con il supporto di alcune immagini dell’area dall’alto (tra cui l’immagine da noi prodotta, che delinea la pianta della chiesa, e disponibile nel nostro report) e di piante di Osimo, prodotte in collaborazione con Italia Nostra, prodotte a partire da mappe di un incisore olandese del XVII secolo.

 

4) Massimo Morroni.Tavola rotonda – Massimo Morroni

Nell’ultimo intervento della tavola rotonda, Massimo Morroni approfondisce l’analisi dell’attribuzione dei resti della chiesa, portando il numero delle possibili identificazioni a 7, illustrandone le ipotetiche ubicazioni tramite l’ausilio di mappe storiche. Secondo Morroni sia l’identificazione con la chiesa di S. Andrea del Filello che con quella di S. Donato alle Lame pongono dei problemi di ordine topografico: la prima sarebbe da posizionarsi più nei pressi dell’antica via della Marcelletta mentre per la seconda, il toponimo Lame o Lamaticci sarebbe da riferire ad una zona distante almeno 500 m da quella del ritrovamento. A questo proposito il dott. Landolfi fa notare che l’area di pertinenza del toponimo antico potrebbe non coincidere perfettamente con quella dell’attuale ed è possibile che nel IX secolo l’area delle Lame comprendesse una zona più ampia, come la presenza di molti antichi fossi nell’area degli scavi lascerebbe supporre (il termine lame o lamaticci indicherebbe un terreno soggetto a frane e dilavamento). La chiesa che dalle carte sembra coincidere geograficamente di più con i ritrovamenti sarebbe quella di S. Maria dell’Olivo, la cui edificazione tuttavia, come Morroni fa notare, non sarebbe anteriore al XVI secolo, periodo certamente non compatibile con le informazioni che le evidenze archeologiche forniscono. Ultima suggestiva ipotesi è che possa trattarsi del famoso ìερòν (hieron) che secondo il racconto di Procopio (II, 26) sorgeva nei pressi di Osimo. La cronologia di tale identificazione coinciderebbe perfettamente con quella che emerge dalla tecnica muraria dei resti della chiesa e dalla tipologia delle sepolture rinvenute. Anche qui però si porrebbero alcuni problemi perché fino ad oggi lo ìερòν era stato identificato con la Chiesa dei SS. Martiri detta anche del Crocifisso in Via Roncisvalle. 

 

Conclusioni. Tavola rotonda – Conclusioni

Le conclusioni dell’incontro vengono lasciate a Landolfi, il quale si dice soddisfatto della folta partecipazione della cittadinanza e sottolinea come la Soprintendenza, agendo in sinergia con la proprietà del cantiere, abbia fatto tutto il necessario perché ogni emergenza archeologica dell’area fosse accuratamente documentata e conservata.

 

Dibattito. Tavola rotonda – Dibattito

Durante il dibattito pubblico diversi cittadini hanno preso la parola per formulare domande al dott. Landolfi, o per esprimere perplessità nei confronti del progetto di centro commerciale e richiedere una maggior discussione pubblica. Dopo alcune domande tecniche, nel primo dei nostri interventi (minuto 7:10), che si è svolto alla presenza del dott. Landolfi, abbiamo fatto notare l’assenza dell’Amministrazione, che per mesi ha tenuto all’oscuro la cittadinanza sull’importanza dei ritrovamenti e sulle (eventuali) strategie di tutela che intendeva perseguire. Landolfi ha sottolineato la correttezza del lavoro svolto dalla Soprintendenza, e ci ha invitati a proseguire a fare da sprone nei confronti del Comune.

Un consigliere di maggioranza, subito dopo il nostro intervento, si è seduto tra i relatori, senza però intervenire sulle questioni che erano state da noi sollevate. Gli interventi successivi hanno stigmatizzato il progetto di valorizzazione presentata di concerto da Soprintendenza e Amministrazione come pessima dal punto di vista urbanistico, mentre altri hanno manifestato perplessità nei confronti della necessità di un ulteriore centro commerciale e avanzato preoccupazioni rispetto al progetto di conservazione dei resti nel contesto dello stesso centro, avanzando anche ipotesi di esproprio del terreno.

Nel nostro secondo intervento (minuto 41:48) abbiamo dichiarato che continueremo a seguire da vicino e con attenzione tutte le procedure di conservazione del sito e dei reperti, per accertarci che l’Amministrazione tenga fede a quanto pubblicato sulla stampa. Abbiamo quindi invitato tutta la cittadinanza a consultare il nostro sito web, in cui tutto il materiale disponibile sul tema verrà pubblicato.
Infine, nel terzo intervento (minuto 46:40) abbiamo mostrato che il caso di Osimo non è certo il primo in Italia in cui dei resti archeologici vengono rinvenuti durante i lavori per la costruzione di edifici (ad esempio, Sesto Fiorentino ed Avezzano). Quei casi, a cui possiamo guardare come esempi, dimostrano che la presenza di attività commerciali può essere coniugata con un’efficace valorizzazione e musealizzazione dei reperti.

La chiesa nel parcheggio? Un’ipotesi, in attesa di informazioni ufficiali

Questo articolo nasce dalla carenza di informazioni sui reperti archeologici ritrovati durante i lavori di recupero dell’area ex-consorzio di Osimo.
Partendo da quanto pubblicato dalla stampa, e grazie ad ulteriori elementi emersi dalla rete, è stato possibile effettuare una stima di forma e dimensioni della chiesa paleocristiana, del suo inserimento nell’area dei lavori e dell’impatto sul progetto in costruzione.
Da tale analisi emerge come nel progetto in corso di realizzazione, così com’è visibile dalle immagini disponibili online, la chiesa coinciderebbe con l’ingresso del sotto parcheggio del nuovo centro commerciale.

1. Le immagini degli scavi

A distanza di mesi dai primi ritrovamenti, le uniche immagini disponibili dello scavo sono quelle dei lavori in corso apparse sulla stampa.
Per avere una visione di insieme dell’area coinvolta, convinti di ottenere un’immagine delle zona precedente all’inizio dei lavori, abbiamo cercato in Google Earth l’area ex consorzio. Con nostra sorpresa, invece, nelle immagini di Google l’edificio del consorzio è già stato demolito: l’ultimo aggiornamento risale infatti al 4 agosto 2013, data in cui non solo i lavori erano iniziati ma la chiesa paleocristiana era già stata rinvenuta.

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2. Il progetto del nuovo centro commerciale

Il progetto del nuovo centro commerciale è stato fonte di accesi dibatti sia nel Consiglio Comunale che fra i cittadini. Da varie fonti è possibile ottenere informazioni sulle caratteristiche dell’opera, sulle sue motivazioni, nonché sulle critiche e polemiche che essa ha suscitato. Consultando il sito web dello studio che ha realizzato il progetto (FIMA Engineering, www.fimaengineering.it), è possibile visualizzare numerose immagini dell’edificio in costruzione e comprendere come quest’ultimo si inserirà nel contesto cittadino.

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3. Sovrapposizione della pianta del progetto sull’area dei lavori

La pianta del nuovo edificio contiene molti dettagli del contesto urbano in cui il progetto si inserisce, tra cui le tre rotatorie, la forma delle strade e le aiuole. E’ stato quindi possibile sovrapporre la pianta all’area dei lavori ed ottenere una visualizzazione realistica.

Per giungere ad un risultato soddisfacente in poco tempo è stato utilizzato lo stesso Google Earth. Per tale ragione, esaminando attentamente le immagini, è possibile rilevare alcune piccole incongruenze nella sovrapposizione, che comunque non alterano significativamente la validità del risultato finale.

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4. Le dimensioni della chiesa paleocristiana e dell’area dei reperti

Analizzando il dettaglio degli scavi, sembra evidenziarsi la presenza di almeno due ambienti rettangolari contigui con quella che sembrerebbe essere un’abside ad est, come tipico dell’orientamento degli edifici di culto cristiano. I due ambienti costituirebbero la navata centrale e la navata laterale, come deducibile dalla posizione dell’abside. L’altra navata laterale, la cui esistenza è ipotizzabile, non è visibile dalle immagini satellitari del 4 agosto, probabilmente perché le indagini non avevano ancora interessato tale parte dell’area. Il muro esterno dell’ambiente più settentrionale appare prolungarsi per un lungo tratto verso ovest, indicando che la chiesa doveva misurare oltre 16 metri in lunghezza. La navata laterale sembra misurare circa 3,5 metri ed ipotizzando un larghezza simile per l’altra navata laterale non ancora scavata, la larghezza complessiva dell’edificio sarebbe di circa 11 metri. Il muro che chiude ad ovest i due ambienti rettangolari, che appare prolungarsi anche al di là di essi verso nord, potrebbe essere parte del transetto.  

In base a queste considerazioni si è tentata una altamente ipotetica ricostruzione della pianta della chiesa.

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Google Earth consente di visualizzare la cronologia delle immagini di un qualsiasi luogo. In questo modo abbiamo potuto sovrapporre l’ipotetica pianta della chiesa all’immagine dell’area precedente l’inizio dei lavori.
L’immagine ottenuta mostra come la posizione della parte absidata della chiesa corrispondeva con il piazzale esterno del consorzio. Questo dettaglio fa supporre che le strutture circolari visibili nella parte occidentale della chiesa siano i pilastri di fondazione del consorzio. Le strutture che per orientamento sarebbero pertinenti al consorzio sono evidenziate in verde nell’immagine. Si può ipotizzare che proprio i lavori per la costruzione del consorzio, avvenuti negli anni ’30, abbiano compromesso la conservazione della parte più occidentale della chiesa.

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5. La chiesa, l’area dei reperti ed il progetto del centro commerciale

Sovrapponendo l’immagine di Google Earth, la pianta del nuovo centro commerciale e l’ipotetica pianta della chiesa, si evince chiaramente che i resti di quest’ultima vengono a trovarsi nell’area del progetto corrispondente all’ingresso del parcheggio sotterraneo.

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6. Conclusioni

Pur tenendo conto del carattere qualitativo di questa discussione, avendo impiegato strumenti non professionali ed immagini disponibili pubblicamente,  l’analisi mostra comunque come il progetto del nuovo centro commerciale disponibile online sia incompatibile con la conservazione della chiesa paleocristiana. 

Chiediamo quindi all’Amministrazione Comunale informazioni dettagliate sui provvedimenti che si intendono mettere in atto per la conservazione e per la fruizione pubblica dei resti archeologici. Chiediamo, inoltre, che in caso sia già stata prevista una modifica al progetto originale, essa sia presentata e discussa pubblicamente.

Note metodologiche

L’analisi ha impiegato esclusivamente strumenti ed informazioni disponibili pubblicamente in rete. In particolare, le immagini satellitari sono state prelevate su Google Earth, mentre per quanto riguarda il nuovo centro commerciale, non essendo a conoscenza di modifiche ufficiali al progetto, sono state utilizzate le immagini pubblicate sul sito web dello studio FIMA Engineering S.r.l. (www.fimaengineering.it).
Le immagini satellitari sono state analizzate da alcuni archeologi, e l’editing finale è avvenuto per mezzo di software libero. Data la natura non ufficiale delle immagini e l’utilizzo di strumenti non professionali, la presente analisi è da considerarsi semplicemente come una valutazione qualitativa. Allo stesso modo, i dati numerici sulle dimensioni della struttura della chiesa, ottenuti grazie agli strumenti di Google Earth, sono da intendersi come delle stime.