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Il catasto gregoriano: una mappa interattiva della Osimo del 1818

Presso la pagina web dell’Archivio di Stato di Roma abbiamo trovato una scansione del catasto gregoriano della Osimo del 1818. Riproponiamo la scansione in questo articolo sotto forma di mappa interattiva. Buona navigazione!

Il catasto Gregoriano:

Il Catasto Gregoriano è il primo catasto particellare di tutto lo Stato Pontificio, promosso da Pio VII nel 1816 e attivato da Gregorio XVI nel 1835. I lavori di rilevazione cartografica si conclusero nel 1821 ma la complessità delle operazioni di stima allungarono i tempi. L’attivazione del catasto avvenne solo nel 1835 con l’adozione di un estimo provvisorio.

Nota tecnologica:

Per sfatare ancora una volta il mito “Salviamolastoriadiosimo, gruppo di giovani archeologici”, per chi fosse interessato… questa mappa é stata realizzata usando:

 

Distruzione, memoria e riscatto: la reazione al terremoto di un marchigiano emigrato

[I terribili avvenimenti di questi giorni hanno in qualche modo colpito tutti. Di certo, in maniera incomparabilmente maggiore hanno colpito chi ha subito danni materiali, perdendo la casa e i propri beni.
Nei piccoli borghi medievali devastati dal terremoto, in questa fragile terra di mezzo racchiusa tra i monti, sentiamo però che la perdita individuale è anche una perdita collettiva. Quelle case di pietra, quei borghi, quei campanili che disegnano la geografia di questa regione da centinaia di anni sono infatti la parte più viva del patrimonio storico-artistico del nostro Territorio. Proprio perché quei luoghi sono di tutti crediamo che la ferita che si è aperta con questo terremoto la possiamo richiudere soltanto insieme. Per questo motivo, in attesa che l’entità dei danni provocati dal sisma venga valutata, invece di un articolo di analisi, che sarebbe prematuro, diamo spazio alla toccante testimonianza del nostro amico Andrea Claudi in merito al crollo della chiesa di Santa Maria in Pantano, piccolo gioiello romanico situato ai piedi del Vettore. Andrea, ingegnere informatico, vive a Milano da alcuni anni ma è originario di Monsampietro Morico, comune del fermano fortemente colpito dal sisma.
Come lui, siamo convinti che ce la faremo.
]

di Andrea Claudi

A Santa Maria in Pantano sono stato tanti anni fa, arrivando a piedi da Vallegrascia. Di quella giornata ricordo il caldo, la sete, la fatica di salire a piedi per i tornanti di un sentiero ripido, scartando pietre, radici, ghiaia. Ricordo il silenzio del bosco la mattina presto, rotto soltanto dal canto degli uccelli. E ricordo la luce piena all’arrivo nella spianata di fronte alla chiesa, e l’acqua fresca della fontana vicina. Una di quelle giornate che così, senza un motivo preciso, ti rimangono nell’anima e formano un pezzo di quello che sei.

Oggi vedo le foto della piccola chiesa distrutta, accartocciata, sventrata, con la campana rovesciata verso il cielo, come una bocca aperta ad un grido senza fine. Mille anni fa qualcuno aveva legato quei quattro mattoni insieme, lungo il sentiero che lega la mia terra alle pianure romane, che migliaia di uomini e donne hanno percorso nella stagione della mietitura. Ora le pietre giacciono in disordine, le travi spezzate, gli affreschi ridotti in frantumi.

La natura ha brutalmente reciso il filo rosso, sottile, che legava insieme le nostre memorie a quelle dei nostri padri. Quello che sento ora è forse il dolore cupo di chi è lontano dalla sua terra, e sa che la via del ritorno gli è chiusa per sempre. Ma in noi marchigiani al dolore s’accompagna sempre il fuoco d’una determinazione feroce: e vorrei essere lì con voi, ora, ed avere le mani forti e callose di mio padre, il sorriso luminoso dei miei nonni, e la caparbietà delle mie donne, ed aiutarvi a rimettere su pietra su pietra, mattone su mattone.

Il terremoto può sbriciolare pietre e montagne, ma tutti uniti non ci può piegare. E quello che distrugge noi lo rifaremo, come e meglio di prima. E adesso vediamo pure chi la vince!

santa maria in pantano prima

santa maria in pantano dopo

La chiesa della Morte ed i ritrovamenti sotto le logge

A seguito delle recenti notizie dei ritrovamenti archeologici avvenuti durante i lavori di rifacimento della pavimentazione del loggiato comunale, vogliamo dedicare un breve approfondimento per alcune precisazioni di carattere storico e, a seguire, alcune nostre osservazioni sulla vicenda.

La chiesa della Morte

La cosiddetta chiesa della Morte, o meglio di S. Maria del Mercato o di Piazza, occupava l’ultima parte del loggiato comunale e parte dell’area di Piazza Boccolino: si presentava con la facciata volta a oriente e l’abside attaccato alla parete orientale del Palazzo Comunale, cosicché la parete settentrionale della chiesa costituiva una continuazione della via che viene da piazza Rosselli.
La scomparsa della chiesa della Morte dal paesaggio urbano di Osimo è relativamente recente: essa risale, infatti, al momento della costruzione del loggiato, avvenuta nel 1866, che ne comportò la demolizione. Come riferisce il noto storico osimano don Carlo Grillantini nella sua “Storia di Osimo”, «sull’area dell’altare maggiore venne la prosecuzione delle Logge, e l’area rimanente fu selciata per ingrandire piazza Boccolino». Sempre secondo Grillantini la pavimentazione risalirebbe poi al 1933.
Tuttavia, dato che si è parlato di chiesa duecentesca, è opportuno fare alcune precisazioni. Quelle che sono state rinvenute sotto il loggiato dovrebbero essere le fondamenta della chiesa del ‘600, non della duecentesca chiesa di Santa Maria del Mercato che (come dice il Fanciulli negli “Antichi Riti della Cattedrale di Osimo”) stava invece tra la Fontana di Piazza e il Corso e fu demolita nel 1603, proprio dalla Confraternita della Morte. Quest’ultima, nel 1604, fece erigere a proprie spese la nuova chiesa nell’area delle ultime quattro arcate del Loggiato. La nuova chiesa di S. Maria del Mercato o della Morte sporgeva su Piazza Boccolino fino a trovarsi in linea col Vicolo Malagrampa, era di forma rettangolare con sette altari, aveva la facciata con tre porte verso la Piazza e l’Immagine della Madonna di Piazza era dipinta sopra la porta principale (che nel 1866 fu trasportata nel primo altare a sinistra della chiesa di S. Silvestro).

Un disegno della demolita chiesa della Morte

Un disegno della demolita chiesa della Morte

Affresco di S. Maria di Piazza (XVII secolo) ora conservato nella chiesa di S. Silvestro, a seguito della demolizione della chiesa della Morte

Affresco di S. Maria di Piazza (XVII secolo) ora conservato nella chiesa di S. Silvestro

Osservazioni

Attendiamo con trepidazione notizie dalla conferenza stampa che la Soprintendenza rilascerà a breve riguardo i risultati delle indagini sui livelli più antichi, inerenti alla fase romana e alla straordinaria scoperta di una statua femminile. Le informazioni che potranno essere tratte da questi scavi sono di importanza notevole per la conoscenza della storia della città, non essendo mai stata (a nostra conoscenza) l’area forense di Osimo indagata con saggi eseguiti stratigraficamente.

Questa vicenda non fa altro che confermare l’importanza dell’assistenza archeologica in tutti i lavori di scavo eseguiti nel centro storico come in tutte le aree a rischio archeologico.
In attesa di dettagli circa la valorizzazione dei ritrovamenti, una buona notizia è la collaborazione tra Comune e Soprintendenza per sfruttare l’occasione del rifacimento del pavimento del loggiato per indagare la più antica storia di Osimo.
Per quanto riguarda invece la diffusione nella nostra comunità della coscienza del patrimonio storico-archeologico della città, senza dubbio rimane ancora molta strada da fare. Esattamente 150 anni fa abbattevamo la chiesa della Morte e da allora siamo riusciti a “dimenticarla” per poi “riscoprirla” per ben due volte. La seconda “riscoperta” è cronaca di questi giorni, mentre la prima risale al 1955. Riportiamo di seguito un articolo pubblicato da Grillantini su Il Resto del Carlino nel 1955.

Importante rinvenimento archeologico ad Osimo

NEL SOTTOSUOLO DI PIAZZA BOCCOLINO LE FONDAMENTA DI UNA ANTICA CHIESA

I lavori di preparazione del sottofondo per la nuova pavimentazione di Piazza Boccolino vengono portando alla luce tracce di vecchie costruzioni. Tra queste, nei pressi dei Portici, le fondazioni della chiesa della Morte, ivi eretta nel 1604 e demolita nel 1866. Il nome di questa chiesa risveglia tanti ricordi storici che vale la pena di richiamare.
Era detta « della Morte » perché vi aveva sede e ne era proprietaria la Confraternita di questo nome, una Confraternita costituita di nobili, come le toscane Compagnie della Misericordia, e che ebbe fra gli altri iscritti i fratelli Campana (cui si deve il celebre Collegio omonimo) le cui salme giacevano in essa fino a che, al momento della demolizione furono trasferite nella Cappella del Collegio. In quella stessa Chiesa si seppellivano i giustiziati; e l’ultimo fu tale Damiani da’ Castelfidardo, che fu fucilato dagli austriaci il 1° ottobre 1850, quale feritore con arma da taglio di un compagno di gioco. E’ nella memoria dei più vecchi che, quando furono di passaggio le truppe piemontesi che si batterono a Castelfidardo (18 settembre 1860) a uno dei comandanti acquartieratisi nella Chiesa della Morte qualcuno riuscì a sottrarre un bariletto di monete d’argento e d’oro, facendolo scomparire dentro una di quelle stanzette sotto il pavimento che servivano per deporre i cadaveri. Una volta partiti i militari, un industriale bene informato si fece portare a casa quel bariletto da un ignaro operaio, cui — per colmo di sfregio — non diede nemmeno una mancia.
Altro ricordo ancora. Quando, passati alla demolizione, si vennero a scoperchiare le stanzette dei cadaveri, sotto la pietra di una di esse fu trovata seduta sul secondo gradino una donna morta nell’atto di forzare la pietra tombale per venire fuori, e che evidentemente era stata sepolta in stato di morte apparente.
Giova anche ricordare che sulla facciata meridionale di quella Chiesa c’era una bella Madonna affrescata, difesa contro le intemperie da un tettuccio. I nostri avi non ebbero l’animo di sciuparla, ma fatto risecare il muro, l’affresco fu trasferito nel primo altare a sinistra della Chiesa di S. Silvestro, e ivi posto in venerazione; una scritta lì presso ne indica la vecchia collocazione. E’ questa l’Immagine che i nostri padri chiamavano della «Madonna di Piazza» e che come opera d’arte non può dirsi di nessun conto.

Da «Il Resto del Carlino» (1955) – Carlo Grillantini

Bibliografia

Aggiornamento: cose fatte da Giugno ad oggi dimenticando di aggiornare il blog

Chi dovesse leggere questo blog oggi per la prima volta potrebbe pensare che l’attività di Salviamo la Storia di Osimo si sia interrotta nel Maggio scorso. Non è vero, ma ammettiamo che negli ultimi mesi la nostra attenzione è stata concentrata sulla pagina Facebook dimenticandoci di aggiornare queste pagine.

L’idea di questo articolo è quella di un aggiornamento su quello che abbiamo fatto da Giugno ad oggi.

Santa Paolina: approfondimento su uno dei siti della mappa

L’11 Giugno abbiamo pubblicato un primo approfondimento su uno dei siti d’interesse archeologico di Osimo: Santa Paolina. Il sito, posto al confine tra i territori di Filottrano e Osimo, ospitò prima un insediamento risalente alla media e tarda età del bronzo (XIV-XII sec.a.C.), poi uno gallico. Un’apposita pagina è stata creata per quest’appofondimento.

Evento: Salviamo la Storia di Osimo partecipa a “Safari a Santa Paolina”

Gli scorsi 21 e 22 Giugno abbiamo partecipato all’evento “Safari a Santa Paolina”. Invitati dagli organizzatori in seguito alla pubblicazione dell’approfondimento dedicato al sito, abbiamo raccontato la Storia di Santa Paolina e presentato la nostra mappa archeologica di Osimo.
Un apposito volantino è stato ideato per l’occasione e distribuito ai partecipanti.

Fronte volantino "Safari a Santa Paolina"

Fronte volantino “Safari a Santa Paolina”

Retro volantino "Safari a Santa Paolina"

Retro volantino “Safari a Santa Paolina”

Materiale: una nuova pagina per il materiale usato o creato dal nostro gruppo

Parte del lavoro dietro i nostri articoli è creare nuovo materiale o ripubblicarne di esistente dopo averlo opportunamente ordinato e contestualizzato.
Con l’idea di facilitare chiunque volesse riutilizzare il nostro lavoro, abbiamo creato la nuova pagina Materiale con links, audio, volantini e documenti usati nei nostri articoli o creati nel corso del tempo. Siamo sicuri che risulterà utile a più di una persona.

Tecnologia: migliorata la soluzione tecnica alla base della mappa

Evitando per ora di entrare in dettagli tecnici non apprezzabili graficamente, recentemente la soluzione tecnica alla base della mappa è stata migliorata. La nuova soluzione offre una maggiore flessibilità per futuri sviluppi, ma sopratutto rappresenta una prima evoluzione della mappa nella direzione degli opendata. Nei prossimi mesi continueremo a muoverci in questa direzione, probabilmente dedicando più spazio a questo aspetto del nostro gruppo. Non nascondiamo, tra l’altro, che ci piacerebbe sfatare il mito che in Salviamo la Storia di Osimo siamo tutti archeologi.

Per chi fosse interessato, abbiamo introdotto tecnologie come MySQL, PHP e GeoJSON, mentre i siti d’interesse archeologico di Osimo in fomato GeoJSON sono accessibili a questo link: http://salviamolastoriadiosimo.altervista.org/map/siti.php

Evento: componenti di Salviamo la Storia di Osimo collaborano all’organizzazione di “Osimo rivivi ‘700”

Domenica 30 agosto s’è tenuta “Osimo Rivivi ‘700“, una rievocazione storica della Osimo del 1723. Alcuni membri del nostro gruppo hanno collaborato all’organizzazione dell’evento.

Rassegna stampa: il Fatto Quotidiano dedica un articolo di Manlio Lilli alla vicenda ex-consorzio

Il 5 Settembre il Fatto Quotidiano ha dedicato un articolo alla vicenda ex-consorzio, a dimostrazione di come quanto sta accadendo nella nostra Osimo, per quanto locale, sia esemplificazione delle contraddizioni e delle brutture dell’Italia di oggi.
L’articolo dell’archeologo Manlio Lilli, ricostruendo la vicenda con immagini prodotte dal nostro gruppo e documenti che abbiamo diffuso nel corso degli ultimi anni, esprime un duro giudizio:

«Il permesso a costruire rilasciato dal Comune ad agosto sembra chiudere la questione. Il cantiere inizia. Come sembra, la scelta di chiamare il complesso in costruzione San Donato più che segnalarsi come un rispettoso riferimento alla presenza della basilica, appare un goffo tentativo di dare memoria a quel che si è marginalizzato. Con colpevole perseveranza. In mancanza di un’idea di città si continua con i vecchi progetti»

Manlio Lilli, Il Fatto Quotidiano5 Settembre 2015

Ringraziamo Manlio Lilli per l’articolo e l’interesse. Ricordiamo però che nonostante quanto possa emergere dall’articolo, il Movimento 5 Stelle e Salviamo la Storia di Osimo non sono stati gli unici ad occuparsi della vicenda: molti altri dovrebbero essere citati, in primis Argentina Severini.

 

#maipiùexconsorzio: mappiamo i siti d’interesse archeologico di Osimo

(Clicca qui per ingrandire a tutto schermo)

Non conosceva il rischio archeologico dell’area ex-consorzio l’amministrazione comunale, nonostante 15 anni di governo della stessa formazione politica. E nonostante la chiara comunicazione inviata dalla Soprintendenza nel 2006.
Non conosceva il rischio archeologico il privato costruttore, che poi lamenta le ingenti quantità di denaro spese per tutelare (come previsto dalla legge) i reperti trovati.
Probabilmente, molti cittadini non conoscevano il rischio archeologico dell’area. Ad essere sinceri, anche diversi componenti del nostro gruppo ignoravano il rischio archeologico dell’ex-consorzio.
Sapevano gli “esperti” del settore, sapeva la Soprintendenza e sapeva, per fortuna, il dott. Landolfi, funzionario archeologo, che passando per caso per via Ungheria si rese conto dell’inizio dei lavori.

E’ evidente che, secondo il ruolo ricoperto, diverso è il peso della responsabilità per l’ignoranza. Ad ogni modo, quello che accomuna molti dei protagonisti della vicenda è il non conoscere: ci troviamo in presenza di un dato pubblico di cui solo pochi avevano nozione.
Cosa sarebbe successo se la conoscenza del rischio archeologico dell’ex-consorzio fosse stata pienamente diffusa tra tutta la Cittadinanza? Non lo sappiamo. Cosa sarebbe successo se il PRG avesse previsto la zona a rischio? Sicuramente l’iter burocratico sarebbe stato differente, gli obblighi del costruttore sarebbero stati diversi sin dall’inizio, probabilmente ora non staremmo parlando di una chiesa paleocristiana nel parcheggio di un centro commerciale.

Al di là dei se e dei ma, per far si che una vicenda del genere non si ripeta, siamo convinti che una soluzione sia coinvolgere l’intera comunità, diffondendo il più possibile la conoscenza del patrimonio archeologico di Osimo, insieme alla consapevolezza che questo vada tutelato in quanto bene comune e risorsa “non rinnovabile”. Con questo in mente, come anticipato nel nostro precedente articolo, abbiamo provato a dare il nostro contributo affinchè #maipiùexconsorzio non sia solo uno slogan. Un primo risultato che vogliamo condividere è quanto stiamo presentando.

banner-mappa

Abbiamo realizzato una mappa di alcuni dei siti di interesse archeologico del territorio osimano, servendoci di dati pubblici e già disponibili ma non sempre facilmente accessibili: il nostro lavoro è consistito principalmente nel rendere “aperti” i dati, in modo che possano essere facilmente fruibili da tutti. [1] [2] [3]

Il nostro lavoro non pretende di avere una precisione cartografica, ma solamente di dare un’indicazione verosimile, ma per forza approssimativa, delle aree note per essere state interessate da ritrovamenti archeologici. Alcuni punti corrispondono a siti famosi e visivamente apprezzabili (fonte magna, ex consorzio, Monte Torto), mentre altri sono solo aree in cui è presente una dispersione di frammenti fittili (questo significa che l’aratro ha intaccato uno strato archeologico sottostante) o aree per cui si ha solo la notizia di rinvenimenti.
A seconda delle informazioni a nostra disposizione, in alcuni casi abbiamo potuto circoscrivere delle aree mentre più spesso abbiamo segnato solamente dei punti.

Non riteniamo quanto stiamo pubblicando assolutamente esatto. Stiamo facendo del nostro meglio ma siamo convinti che la storia non possa essere salvata da pochi, per cui siamo aperti a segnalazioni di errori o mancanze. Il nostro appello, infatti, è anche per una collaborazione nella raccolta dei dati.

Abbiamo creato una nuova pagina nel nostro sito (accessibile tramite il link “Mappa” del menu principale) con lo scopo di ospitare la mappa presentata in questo articolo ed i suoi futuri sviluppi. Nelle prossime settimane estenderemo l’insieme dei dati pubblicati, aggiungendo ulteriori siti ed ampliando le informazioni relative a ciascuno di essi. Pur non garantendo scadenze regolari, l’idea è quella di un processo incrementale, in cui poco a poco il nostro sito arrivi a raccogliere tutti i dati a disposizione circa i siti d’interesse archeologico della Città e le condizioni in cui versano.

Mantenere ed espandere i dati contenuti in questa mappa occuperà il nostro gruppo nel prossimo futuro. Offrendo questo strumento alla comunità, vogliamo fornire il nostro contributo affinchè non si ripeta un altro ex-consorzio.

#maipiùexconsorzio

Disclaimer:

Vista la particolare natura della materia e le possibili conseguenze legali nel determinare il rischio archeologico di un terreno, ci preme sottolineare che:

  • non ci assumiamo alcuna responsabilità circa l’uso da parte di terzi dei dati forniti dal nostro sito, qualsiasi sia la finalità.
  • non ci assumiamo alcuna responabilità riguardo alle eventuali conseguenze dovute all’inesattezza dei dati forniti dal nostro sito.

Fonti:

[1] Cecilia Gobbi, Applicazione pratica al territorio della carta archeologica: il Comune di Osimo, in R. Orsetti (ed.) Le carta archeologica delle Marche: risultati e metodologie a confronto, Atti del Convegno, Abbazia di Fiastra 2002, Quaderni del catalogo 1/2002, pp. 21-23
[2] Tavole località d’interesse archeologico della Regione Marche (tavole 118 III N.O. e 117 II N.E.)
[3] Vincoli operanti nel territorio previsti dal P.R.G. del Comune di Osimo

Impariamo la lezione, rimaniamo vigili e mettiamoci del nostro: #maipiùexconsorzio

Dopo diversi mesi di inattività, vogliamo tornare ancora una volta sulla questione ex-consorzio, riflettendo sulle cause che hanno concorso a creare questa vicenda ed iniziando a guardare oltre. Riteniamo infatti che sia giunto il momento di imparare la lezione, rimanere vigili ed agire affinchè mai più si ripeta un altro ex-consorzio e gli stessi errori non tornino a danneggiare il nostro Territorio e la nostra Comunità.

Infatti, nonostante la sentenza del TAR, nonostante i passaggi in consiglio comunale e in provincia, mentre stiamo scrivendo il cantiere dell’ex-consorzio deve ancora ripartire e rimane ancora aperta la voragine in via Ungheria. Qualsiasi sarà il destino finale del sito e dei reperti archeologici (ancora fermi presso un magazzino del costruttore), molto tempo dovrà passare prima che la vicenda possa considerarsi conclusa.

Perché dunque questo appello “mai più ex-consorzio”? Perché crediamo che l’ex-consorzio non sia soltanto un fatto isolato e siamo convinti che i motivi che l’hanno causato possono generare nuovi mostri domani.

Per cominciare, non vorremmo tornare a vedere Amministrazioni comunali che fingono di ignorare le comunicazioni della Soprintendenza circa il rischio archeologico della città per poi giustificarsi dichiarando di non essere aggiornate in tema di pubblicazioni scientifiche ([1] [2]): le stesse amministrazioni che autorizzano le cementificazioni previste dal proprio Piano Regolatore e finiscono poi per parlare di atti dovuti piuttosto che di precise scelte politiche. Ci auguriamo che, la prossima volta, tutti gli schieramenti politici che si dichiarano contrari a cementificazioni continuino a portare avanti coerentemente il loro impegno, sin da subito e senza eccezioni.

Ci piacerebbe che il concetto di “rischio archeologico” venga riconoscuto da tutti i professionisti dell’edilizia, e che sia considerato parte integrante del rischio di impresa. Per questo vorremmo sentir parlare di adempimento di obblighi di legge che tutelano il patrimonio archeologico, e non di mecenatismo.

Affinché gli imprenditori siano consapevoli di tali rischi, è importante una collaborazione tra Amministrazione e Soprintendenza (nel caso in questione, ad esempio, le informazioni sul rischio archeologico della zona esistevano da almeno 70 anni, ma non sono state inserite nel Piano Regolatore). Ci piacerebbe quindi una Soprintendenza che, anche grazie al pieno supporto di tutta la comunità, sia capace di non rimanere schiacciata tra interessi politici ed interessi privati.

Ci piacerebbe, infine, che la cittadinanza prenda coscienza del patrimonio storico-archeologico del proprio territorio e che la prossima volta si mobiliti per proteggerlo organizzandosi meglio e soprattutto per tempo. Per quanto possa dispiacere dirlo, è evidente che per l’ex-consorzio molte iniziative sono arrivate tardi e non hanno inciso a sufficienza, in primis la nostra.  Occorre anche essere attenti al modo in cui le vicende ci vengono raccontate, perché questo influisce su come queste vengono percepite e ricordate. Accettare passivamente qualsiasi narrazione ci venga proposta può causare tanti danni quanti la vicenda stessa.

Impariamo dunque la lezione e rimaniamo vigili. Prendiamoci cura di questo territorio affinchè non si ripeta mai più un altro ex consorzio.

Naturalmente ci sono cose che vanno ben oltre quello che un gruppo di persone come il nostro può fare. Ci sono problemi ben più grandi di Osimo, la sua comunità e la sua amministrazione. Questo non significa però che nulla possa essere cambiato. Crediamo al contrario che qualcosa si possa fare e che chiunque abbia a cuore il proprio territorio possa contribuire, ciascuno secondo le proprie possibilità e capacità. Anche noi cercheremo di apportare un contributo e questa sarà l’idea principale che ispirerà una prossima iniziativa che abbiamo in cantiere. Se volete darci una mano, o saperne di più, scriveteci. Noi ci siamo e proveremo a metterci del nostro. Ci auguriamo di non rimanere soli.

#maipiùexconsorzio

[email protected]

Note:

[1] Comunicazione della Soprintendenza al Comune di Osimo (Febbraio 2006)
[2] C. Gobbi, Applicazione pratica al territorio della carta archeologica: il Comune di Osimo (2002)

L’icona del municipio è stata realizzata da Scott de Jonge, e le altre da Freepik. Le icone sono disponibili su www.flaticon.com e sono rilasciate con licenza CC BY 3.0.

25 Aprile

« Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.»

Il sentiero dei nidi di ragno Italo Calvino

Alcuni Partigiani Osimani ad un raduno ad Arcevia

Invitiamo tutte/i a dedicare 10 minuti del proprio tempo per leggere il breve riassunto della Resistenza Osimana contenuto nella pagina web della sezione Osimana dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani: http://www.anpiosimo.it/joomla/index.php?view=article&id=12

Ringraziamo l’A.N.P.I. Osimo per la disponibilita’ ad utilizzare l’immagine dei partigiani Osimani ad un raduno ad Arcevia.

Buon 25 Aprile.

Ex-consorzio un anno dopo: #cambiaosimo?

L’abbiamo già scritto in passato: quella dell’ex-consorzio è una vicenda complessa. Temi come urbanismo, sviluppo economico, partecipazione, archeologia, architettura e giustizia si sovrappongono, generando complessità e spesso confusione.

Se un anno fa la vicenda era già complessa di suo, oggi dopo il sequestro del cantiere, le accuse della magistratura, la sentenza del TAR e le istanze di dissequestro, la situazione non è certo migliorata. Oltretutto, recentemente si è tornati a parlare di ricorsi e possibili richieste di risarcimento del costruttore, temi strettamenti giuridici di cui abbiamo preferito non occuparci, tanto per mancanza di competenze nel tema, quanto per la scarsità di informazioni a disposizione. Ci siamo fatti una nostra opinione, basata però su indiscrezioni o informazioni parziali: scrivere un articolo a riguardo sarebbe poco serio oltre che estraneo allo stile con cui abbiamo deciso di gestire il nostro gruppo.

Ci troviamo di fronte ad una situazione terribilmente intricata a cui ammettiamo non sarà facile trovare una soluzione. È bene però ricordare che questo è dovuto ad un’autorizzazione a costruire ed ad un PRG che hanno permesso tutto ciò. Autorizzazioni e PRG che non piovono dal cielo ma che bensì sono figlie di politiche urbanistiche a nostro avviso sbagliate, in cui Partecipazione, Territorio e Comunità sono parole relegate ad un secondo piano; le stesse politiche, si noti bene, applicate spesso anche altrove, in provincia e regione, a livello nazionale ed internazionale.

Ex-consorzio un anno dopo: la situazione archeologica, vecchi dubbi senza risposta e nuove domande

Anche la situazione archeologica è figlia di anni di politiche urbanistiche sbagliate: PRG redatti senza tener conto del rischio archeologico del Territorio, autorizzazioni a costruire rilasciate senza adeguate garanzie archeologiche, hanno generato danni in tutto il territorio italiano. Ritrovarsi con una chiesa paleocristiana nel parcheggio di un centro commerciale sarebbe solo un esempio locale delle possibili conseguenze di tali politiche.

5 torri la scopertaA questo va aggiunta poi la peculiarità con cui l’intera vicenda è stata raccontata nei media dalla giunta comunale allora in carica. In primo luogo il tono da “scoperta”, come se l’intero progetto fosse stato originariamente concepito come uno scavo archeologico e non come un progetto edile autorizzato a muovere cospicue quantità di un terreno notoriamente a rischio archeologico. In secondo luogo, il “mecenatismo” attribuito al costruttore, che invece ha per legge l’onere di tutelare il bene sottoposto a vincolo archeologico. Tutto questo condito da dichiarazioni su sinergie pubblico-privato, a nostro avviso francamente fuori luogo.

Ad ogni modo, dal punto di vista archeologico la situazione è rimasta stabile dal sequestro ad oggi: i resti della chiesa paleocristiana rimangono sotto la tettoia costruita a protezione temporanea e il suo destino, così come quello dei reperti ritrovati durante lo scavo, è tanto incerto almeno quanto quello del cantiere.

vista dettaglio area variante 2 con piantaRimangono intatti e senza risposta i dubbi espressi mesi fa in un nostro articolo circa il progetto di valorizzazione dell’area archeologica. Dubbi a cui bisogna inoltre aggiungere la consapevolezza che se il progetto proseguisse così com’è, con le stesse caratteristiche e la stessa cubatura, i margini di miglioramento sarebbero ben ridotti.
Oltre alla chiesa paleocristiana, è bene ricordare anche i numerosi reperti ritrovati durante lo scavo archeologico: tali reperti attualmente si trovano presso un magazzino di proprietà del costruttore e, se nulla dovesse cambiare, il loro destino è quello di finire in un magazzino della Soprintendenza. Per questo ci domandiamo:

  • L’amministrazione comunale prevede di farsi carico dei reperti ritrovati durante lo scavo archeologico? Senz’altro potrebbe essere trovata una sede temporanea più consona dell’attuale.
  • Sarà possibile organizzare una mostra per esporre alla Cittadinanza quanto rinvenuto?
  • I reperti andranno ad impreziosire la sezione archeologica del Museo Civico della Città?

Oltretutto, vista la generale situazione di incertezza che avvolge l’intera vicenda, ci chiediamo:

  • per quanto tempo ancora la chiesa paleocristiana potrà essere adeguatamente protetta da una tettoia progettata per una situazione temporanea?
  • tra i reperti ritrovati durante lo scavo archeologico c’è anche un muro in opera quadrata (ovvero simile alle mura romane d’Osimo) smontato in attesa di essere rimontato nel centro commerciale. Che ne sarà di questo reperto se il cantiere non dovesse proseguire?

Ex-consorzio un anno dopo: #cambiaosimo?

Un anno fa parlavamo di un’amministrazione comunale sorda all’interesse della cittadinanza verso i ritrovamenti presso l’ex-consorzio. Un anno fa criticavamo un’amministrazione comunale che, anzichè rispondere alla domanda di partecipazione che veniva dalla comunità, preferiva decidere il futuro dell’area senza alcun coinvolgimento pubblico. Un anno fa l’amministrazione, anzichè presentare il progetto di tutela e valorizzazione dell’area in un incontro pubblico, decideva di ignorare l’evento e presentarsi direttamente ai media descrivendo il progetto come la migliore delle soluzioni possibili, nonchè l’unica.

Dopo una campagna elettorale vinta parlando di partecipazione e cambiamento, oggi Osimo ha un nuovo governo. Trarre conclusioni dopo poco più di 100 giorni di attività è ancora affrettato, dibattito ex consorziotuttavia a nostro avviso la vicenda ex-consorzio rappresenterà il banco di prova su cui si misurerà il cambiamento che questa nuova amministrazione vorrà portare.
La situazione è complessa? Ci sono decisioni difficili da prendere? Si inizi, perlomeno, rendendo la Cittadinanza partecipe spiegandole i dettagli. Presentarsi ancora una volta a decisioni già prese ed irrevocabili, perdipiù se davanti media e non di fronte alla cittadinanza, sarebbe solo la prova della continuità con l’amministrazione precendente.

“cambiamento” è una parola tanto ampia quanto, possibilmente, vuota: cambiare persone e parole d’ordine senza cambiare i meccanismi fondamentali con cui si gestiscono vicende complesse ed importanti come quella dell’ex-consorzio, significa cambiare ben poco.

Il PD e Pugnaloni un anno fa decidevano di “abbandonare” la vicenda evitando qualsiasi dichiarazione sul tema. Ora che il PD è maggioranza e Pugnaloni è Sindaco, il silenzio sulla vicenda inizia a farsi sempre più assordante: crediamo che continuare a far finta di nulla significherebbe seguire con la stessa politica della giunta precedente.

Al nuovo sindaco Pugnaloni ed al PD l’onere di dimostrare che #cambiaosimo sia qualcosa di più profondo di un hashtag, di una campagna comunicativa di successo e di una trovata per vincere le elezioni.

Monte Torto: dal ministero arrivano i fondi per il recupero

Dopo esserci occupati dello scavo dell’Ex-Consorzio e del Campetto dei Frati, vorremo far conoscere la situazione di Monte Torto, un’altra interessante area archeologica del territorio osimano, che versa purtroppo in condizioni di abbandono da ormai diversi anni.
Situata in località Case Nuove, l’area archeologica di Monte Torto ospita un prezioso esempio di impianto produttivo di età romana. Riportato alla luce svariati anni or sono, è ritornato, di fatto, ad essere inagibile in seguito alla grande nevicata del 2012 che ha gravemente danneggiato le coperture, rendendo impossibili le visite. Da allora, l’area giace in uno stato di abbandono.

Alcuni mesi or sono, a campagna elettorale avviata, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni, ed avevamo già provveduto a redigere questo documento. Affinchè il tema potesse essere affrontato con serenità, per evitare strumentalizzazioni ed inutili polemiche, abbiamo preferito pubblicarlo solo ora che la campagna elettorale è terminata.

A poche ore dalla pubblicazione dell’articolo, siamo venuti a conoscenza di una campagna di sensibilizzazione per eleggere l’area archeologica di Monte Torto tra i luoghi del cuore FAI da salvare, a mezzo di un’apposita pagina facebook. Vista l’eccezionale contemporaneità dell’iniziativa con il nostro articolo, speriamo che quest ultimo possa rappresentare un contributo costruttivo al dibattito.

Monte Torto: cosa e dove

Per chi non conoscesse il sito, esso sorge sul versante meridionale del colle di Monte Torto, a Casenuove di Osimo. monte torto - zoom 0monte torto - zoom 1Gli scavi, effettuati fra il 1982 ed il 1995, hanno portato alla luce la pars fructuaria di una villa rustica romana, il cui nucleo più antico, di prima età imperiale, si articolava in una serie di ambienti adibiti alla lavorazione del vino e dell’olio

monte torto - zoom 2monte torto - zoom 3Si possono ancora osservare, particolarmente ben conservate, le basi circolari dei torchi realizzate in mattoncini con la tipica tecnica romana dell’opus spicatum, i lapides pedicini dove erano inseriti i montanti verticali del torchio a leva, alcune vasche di decantazione, oltre a vari grandi dolia interrati per la conservazione dei prodotti. Diversi manufatti ceramici venuti alla luce nel corso degli scavi sono ad oggi visibili nella sezione archeologica del Museo Civico di Osimo.

Monte Torto - 1 - 2 Giugno 2011Monte Torto - 2 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 4 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 5 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 6 - 2 Giugno 2011 Monte Torto - 3 - 2 Giugno 2011

Monte Torto: lo stato attuale

Forse non in molti conoscono le condizioni di degrado in cui versa attualmente l’area archeologica di Monte Torto, dopo che nel 2012 la grande nevicata ha provocato il crollo delle tettoie che ne proteggevano le strutture. Come è possibile vedere dalle foto, l’area è al momento in stato di abbandono, sommersa dalle erbacce, con le tettoie contorte, deformate dal peso della neve.
Monte Torto - 1 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 3 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 4 - 12 Aprile 2014

Monte Torto - 7 - 9 Febbraio 2014Monte Torto - 5 - 12 Aprile 2014

Monte Torto - 6 - 9 Febbraio 2014

I fondi per Monte Torto: il finanziamento ministeriale

Constatando lo stato di abbandono in cui versa il sito da ormai due anni, ci siamo rattristati, ma certo non più di tanto stupiti, ben conoscendo la cronica mancanza di fondi per i beni culturali che affligge il nostro Paese. È bene sottolineare, per fare chiarezza, che l’autorità competente in questo caso non sia il Comune di Osimo ma la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche.

finanziamento ministeriale montetortoCercando informazioni su Monte Torto ci siamo tuttavia imbattuti nel documento di programmazione ordinaria dei lavori pubblici del MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo). Il documento descrive la programmazione dei lavori pubblici approvati dal Ministero per il triennio 2013-2015 e il relativo finanziamento. Con nostra sopresa, leggiamo che è stato programmato un intervento di manutenzione straordinaria dell’area archeologica di Monte Torto finanziato con 40 mila euro per il 2013, 10 mila per il 2014 e 10 mila per il 2015. Questo ci ha spinto a informarci presso la Soprintendenza.

I fondi per Monte Torto: la parola alla Soprintendenza

Ci siamo dunque rivolti al nuovo funzionario archeologo responsabile per il territorio di Osimo, dott. Tommaso Casci Ceccacci, che ha recentemente sostituito il precedente funzionario Maurizio Landolfi, ora in pensione. Durante un colloquio avvenuto presso gli uffici della Soprintendenza lo scorso 23 Aprile, abbiamo così potuto ricevere i chiarimenti necessari. Ci viene spiegato che nonostante la situazione di pesanti tagli e di limitati fondi in cui versano le Soprintendenze in questo momento, è stato possibile, nonostante tutto, reperire nel 2013 dei fondi, da stanziare a partire dal 2014. Tali fondi permetteranno di riaprire al pubblico quantomeno una parte del sito. C’è stato inoltre confermato che è già stata attivata la procedura per avviare il recupero dell’area archeologica di Monte Torto e che, sebbene non esista ancora una data esatta, i lavori dovrebbero iniziare per l’autunno.

Monte Torto: un possibile ruolo per l’amministrazione comunale

Come sottolineato sopra, la gestione dell’area archeologica non è di competenza comunale. Tuttavia un’azione congiunta tra Amministrazione e Soprintendenza è possibile e auspicabile. Per fare questo la nuova Amministrazione dovrebbe seguire quanto più strettamente possibile la vicenda in modo che, quando la situazione sarà tornata alla normalità e le operazioni di ripristino saranno completate, sia possibile programmare in sinergia con la Soprintendenza delle azioni di sensibilizzazione e valorizzazione, ad esempio attraverso l’organizzazione di visite guidate, come già avvenuto in passato. Tagli dell’erba periodici potrebbero essere praticati dal Comune, a sostegno della Soprintendenza, purtroppo, suo malgrado, in ristrettezze economiche. Le visite guidate, per massimizzare l’efficienza potrebbero essere condotte in congiunzione con i tagli dell’erba.

Conclusioni

L’area archeologica di Monte Torto rappresenta uno degli esempi meglio preservati di impianto produttivo di età romana del centro Italia. E’ davvero un peccato ed un’occasione sprecata per la nostra città che essa versi in così pessime condizioni. Un tale sito è un potente richiamo turistico, in particolare data la vicinanza della moderna azienda vitivinicola: si crea così, quasi un effetto di dissolvenza tra la realtà produttiva di duemila anni fa e quella attuale, offrendo, come è già stato fatto in passato, lo sfondo ideale per tante iniziative che fondano Cultura, Storia ed Enogastronomia, altra espressione “culturale” del territorio.

E’ arrivato il momento, dopo due anni di attesa, che l’area archeologica di Monte Torto ritorni a far parlare di sé, e che Amministrazione e cittadini riprendano a dialogare affinché emerga una soluzione che riporti il sito ad uno stato di maggiore dignità.

Ci auguriamo che il nostro appello non cada nel vuoto e che tutti, cittadini, istituzioni locali e ministeriali, vogliano contribuire per Salvare questo pezzo di Storia di Osimo.

Cinema Concerto: anche #salviamolastoriadiosimo con ConcertAzione

Anche il nostro gruppo, così come molte associazioni ed attività commerciali, ha sottoscritto il documento redatto da ConcertAzione per richiedere al Comune di Osimo la concessione del cinema Concerto.

logo-concertAzioneIl cinema Concerto versa ormai da diversi in anni stato di abbandono. Dando in gestione ad associazioni e cittadini la sala, la nostra prima speranza è quella di ridare vita ad uno spazio attualmente in disuso e con questo ravvivare lo stesso centro Storico. In secondo luogo, ci piacerebbe che da questa iniziativa possa nascere un laboratorio per sperimentare e diffondere nuove forme di partecipazione ed impegno, elementi che riteniamo quantomai necessari.

Per queste ragioni, il nostro gruppo ha sottoscritto il documento che riportiamo integralmente di seguito, con la lista dei firmatari aggiornata al 18 Aprile.

Al Sindaco del comune di Osimo

Oggetto: richiesta di concessione del cinema Concerto

I sottoscritti firmatari del documento, alla luce dello stato di abbandono in cui versa da cinque anni il cinema Concerto, chiedono che venga loro affidato per poter riportare a nuova vita la struttura ed offrire alla cittadinanza un luogo polivalente dove rinnovare il senso della comunità.
Ogni città è il frutto di una storia e di una crescita continua, dove l’interazione tra il comportamento umano e gli spazi è costante ed imprescindibile e la trasformazione dell’uno in funzione degli altri è continua all’interno di un processo circolare. La città si costituisce non solo di spazi, ma di luoghi – luoghi che si realizzano nella frequentazione, nella loro storia, nelle relazioni umane e nella storia dei queste relazioni, quindi identitari. Un luogo abbandonato (il cinema Concerto) perde il suo status identitario, relazionale e storico; diviene spazio anonimo a cui l’uomo si è ormai quasi assuefatto.
Poiché l’economia mondiale è in crisi ed è ormai diffusa la consapevolezza dell’esauribilità delle risorse, è oggi proprio l’economia delle risorse ad essere fondamentale per il governo dello spazio urbano. Nell’economia della riqualificazione dello spazio urbano, la risorsa umana, cioè la volontà dei cittadini a costruire per sé e per la comunità di appartenenza un ambiente di vita migliore, è la principale risorsa disponibile a livello locale: capitale sociale da non dissipare e da valorizzare. La scarsità di risorse pubbliche penalizza la dimensione dei servizi.
Quindi è molto utile che l’ente pubblico si renda conto che ha risorse da socializzare: gli spazi, che se ben utilizzati servono a ricreare comunità. Il problema delle città è che gli spazi vuoti producono caduta delle relazioni, quindi è giusto coinvolgere i giovani, le competenze, le esperienze, le conoscenze, le volontà i e il volontariato per farli vivere e creare comunità. La pratica di riuso sociale dovrebbe entrare a far parte dell’agenda e delle previsioni delle politiche pubbliche di Osimo.
Da un punto di vista prettamente giuridico riteniamo che le Amministrazioni pubbliche, proprietarie e/o custodi dei beni pubblici, hanno un’ ulteriore responsabilità rispetto al proprietario soggetto privato, che ne risponde per i danni cagionati e la rovina del bene stesso, quale quella di garantire la funzione sociale e l’accessibilità ai beni da parte di tutti i cittadini. Preciso obbligo dell’Ente è quindi la conservazione e la corretta gestione del bene pubblico, evitandone il degrado e la perdita di valore economico, al fine di permettere ai cittadini la fruizione comune nonché la valorizzazione del patrimonio pubblico.
A tale scopo potrebbero attuarsi percorsi di collaborazione sociale tra la cittadinanza e il soggetto pubblico che andrebbero ad integrare ed ottimizzare l’offerta dei servizi pubblici proponendo una concreta risposta ai bisogni collettivi.

Noi, associazioni e singoli, ci proponiamo i seguenti obiettivi da realizzare:
• Concerto/Casa delle arti e delle culture. Le tante realtà associative del territorio potranno trovare un luogo dove incontrarsi, provare e presentare le proprie attività.
• Attivazione di corsi; laboratori; cicli di film per famiglie, giovani, cinefili.
• Attivazione di una programmazione originale di cultura e d’intrattenimento. Con la ri-appropriazione degli spazi si allestirà un calendario ad hoc per lo svolgimento di concerti, dj’s set, mostre artistiche, performance teatrali, rassegne cinematografiche.
Il centro della nostra città custodisce uno scrigno che opportunamente rivitalizzato potrà costituire un volàno per un’ulteriore valorizzazione della storia, della cultura e della vivacità cittadina. Noi ci proponiamo per concretizzare questa opzione; in alternativa si può lasciar chiuso il cinema, invenduto dopo 3 tentativi, e lasciarlo degradare in silenzio.
Certi che la nostra proposta, valida e soprattutto sostenibile, sarà obiettivamente presa in considerazione, porgiamo cordiali saluti.

Osimo, 18 aprile 2014

Firmatari:

Associazioni Attività commerciali
Ilcieloinunadanza
Specchi Sonori
Gruppo di acquisto solidale di Osimo
OGV
Cantieri di Pace
ConcertAzione
Teatro a Sudest
#salviamolastoriadiosimo
Un caldo abbraccio
A.p.s. Lilliput
Osimoambiente
SNOQ Osimo
CNA Osimo
Ass. Cult. Centro Olistico La Mucciolina
M.A.C Manifestazioni Artistiche Contemporanee
Verdetà
Pizzi e merletti
La tenda
Fontemagna viaggi
La nuvola
Foto effe
La porta dei mondi
La bomboniera
Lecca lecca
Verdeluna
Kanal 32
Pop store s.rl.
Mary Flower
Tabaccheria moschini
Paolucci macelleria
Graciotti gioielli
Angela shoes
Antonella moda & accessori
Gioielleria Gabrielli
Fioreria Franca
Cartoleria Colonnelli
Silicon bar
Il mercante di storie
Desideri
Patrizia profumerie
Le delizie del vicolo
Punk moda
Tuttofresco
Pasticceria Ridolfi
Gustibus
Kokogena
Herbula
La Piramide